Che gli immobili accatastati come ufficio (A10) o negozi (C1) vengano locati come abitazioni la trovo un'ipotesi poco plausibile, anche perché si andrebbe a violare delle norme comunali e sarebbe necessario, per essere in regola, chiedere ed ottenere dal proprio comune un cambio di destinazione d'uso.
L'ipotesi inversa, invece, è spesso praticata. Un immobile accatastato come abitazione (A2, A3, ecc.) viene locato come ufficio con un contratto 6 + 6 regolato dalla Legge 392/78.
Ovviamente a tale contratto non sono applicabili le norme sulla "cedolare secca".
Qualora i locali siano dotati di impianti elettrici e idro-sanitari a norma e non vi siano controindicazioni date dai regolamenti comunali o dai regolamenti di condominio che spesso specificano dei limiti per le attività esercitabili nei locali di proprietà individuale, di solito una siffatta situazione non crea problemi.
Al fisco in particolare non interessa se i locali affittati sono censiti come abitazione. Purché il contratto sia registrato e l'imposta di registro corrisposta regolarmente, l'Agenzia delle Entrate non entra nel merito della desstinazione d'uso originaria dei locali... e perché dovrebbe ?


LinkBack URL
About LinkBacks
Rispondi Citando




Segnalibri