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  1. Aurelio57

    Aurelio57 Nuovo Iscritto

    Pongo questo quesito.
    Sono proprietario di un appartamento al terzo piano con le apaerture rivolte tutte nel vasto cortile condominiale. L'appartamento è dotato di un terrazzo profondo due metri. Vorrei da uno dei miei vani (salone) aprire una finestra sopra da questo terrazzo. Non devo toccare strutture portanti (edificio realizzato conpilastri e travi in cemento armato) ela mia nuova veduta (che affanca una porta dinestra) non crea servitù su altri conomini. La vista della nuova apertura è praticamente impossibile da altri salvo disporre di binocolo potente (il cortile confina con un parco comunale a cui non accede nessuno).
    Leggo che (secondo interpretazione della Cassazione) il muro non è condominale ma esclusivo in quanto all'interno di un area (il mio terrazzo) da cui accedo e vedo solo io. Leggo anche che posso tranquillamente aprire la finestra in quanto (obiettivamente) non tocco il decoro del palazzo (costruito non più di trentanni fa) e non ho bisogno dell'assenso degli altri condomini. Mi si dice, anche, però che i tecnici comunali potrebbe non darmi autorizzazioni se non cìè all'assenso di tutti i condomini (anche quelli che non espongono nel cortile), altri sostengono che neanche devo chedere l'autorizzazione (solo una DIA o SCIA) perchè la luce l'aria debbono avere un "bisogno prioritario".
    Vorrei pareri e delucidazioni.
    Grazie
     
  2. Stefano Mariano

    Stefano Mariano Membro dello Staff

    Mi complimento con Aurelio per la chiarezza e l'accuratezza con la quale ha esposto il suo problema e esaminato la sua situazione, descrivendo esattamente ciò che è la realtà: una sostanziale "zona grigia" nella quale sono valide diverse interpretazioni. E' sostenibile che è consentito aprire una finestra su di un prospetto quale quello della fattispecie in oggetto (prospetto interno, affaccio su un'area verde, immobile non vincolato, arrestramento dal filo esterno dell'immobile, ecc.), ma è altrettanto vero che esiste la concreta (e legittima, aggiungo) pobrabilità che i tecnici comunali richiedano l'assenso della maggioranza dei condòmini. Questo si determina principalmente per due motivi: se ci fosse una disposizione legislativa che consentisse a singoli condòmini di aprire qualsiasi finestra o apertura senza nulla-osta o assenso degli altri proprietari, ci si potrebbe in breve tempo trovare una serie di finestre o "luci" realizzate in modo indiscriminato tali da alterare la stessa fisionomia del prospetto e incidendone profondamente sull'estetica e, secondo motivo, una norma, una legge, non può che avere una validità generale. Dove in passato è stato adottato un criterio "più tollerante" si sono in seguito verificati numerosi contenziosi in sede civile che hanno anche parzialmente chiamato in causa le amministrazioni che avevano consentito tali realizzazioni.
    Considerato poi che qualsiasi concessione o assenso da parte dell'autorità comunale è rilasciata "salvo diritti di terzi" e l'elevata litigiosità dei Condomini, a mio avviso è sempre consigliabile ottenere il nulla-osta degli altri proprietari coinvolti.
     
    A fausto manca piace questo elemento.
  3. Aurelio57

    Aurelio57 Nuovo Iscritto

    La tua risposta è logica, saggia, documentata e (grande pregio!) non autoreferenziale.
    Hai ragione si naviga in una "zona grigia" ove ogni interpretazione è alla stesso tempo
    corretta e sbagliata. Ad esempio dalle mie parti (Roma) i tecnici chiedono l'assenso dei
    condomini per cose del genere: ma non è corretto. Se non si può fare (aprire una finestra)
    non debbono dare l'autorizzazione, se per il codice civile si "può realizzare", loro debbono
    dare la concessione "salvo diritti terzi". Terzi che se ritengono violati loro diritti si rivolgono
    all'autorità (Magistrtatura) che nel fare il suo lavoro valuta gli eventi. Invece no! Ognuno vuole
    scaricare responsabilità che gli competono....
    I condomini pensano "che tutto è vietato se loro non danno il permesso", i tecnici si "parano
    il ****", la magistratura una volta valuta "negativamente" e un mese dopo "l'esatto contrario".
    Scusate lo sfogo... ma alla fine capisco che conviene fare valutazioni di costi/benefici sperando
    di valutare "realisticamente" i "costi".
    Grazie
     

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