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    Fondazioni in campo, conto alla rovescia per l'aumento di Intesa
    di Alessandro Graziani
    MILANO - Le grandi Fondazioni azioniste di Intesa Sanpaolo si schierano a fianco della banca e sono pronte a fare anche più della propria parte nell'aumento di capitale da 5 miliardi, che Cà dè Sass porterà all'esame dei consigli di gestione e di sorveglianza convocati per martedì 5. Già lunedì potrebbero riunirsi gli organi amministrativi di Compagnia Sanpaolo e Fondazione Cariplo per un pre-esame dell'eventuale ricapitalizzazione, che in ogni caso sarà poi esaminata compiutamente solo dopo che martedì il board di Intesa Sanpaolo avrà preso la delibera ufficiale.

    Il consiglio di sorveglianza presieduto da Giovanni Bazoli convocherà poi l'assemblea straordinaria dei soci per chiedere la delega da assegnare al board. A questo punto l'assemblea si terrà in contemporanea con quella di bilancio, che dunque slitterà a metà maggio. Da quel momento in poi, il consiglio avrà la delega e potrà eseguire l'operazione che, dunque, si terrà presumibilmente a giugno. Il prezzo, che in linea con le recenti emissioni dei competitor europei sarà a sconto del 25-30% rispetto al Terp, sarà determinato alla vigilia della partenza dell'operazione.
    Per le Fondazioni non si tratterà di un esborso di poco conto. Ipotizzando che venga confermata un'operazione da 5 miliardi, per Compagnia San Paolo (che ha il 9,888%) l'esborso ammonterebbe a poco meno di 500 milioni. Per la Fondazione Cassa Padova e Rovigo (4,924%) la sottoscrizione peserà 250 milioni, importo più o meno analogo a quello di Fondazione Cariplo (4,68%). Investimenti lievemente significativi per Ente Cassa Firenze (che con il 3,378% dovrebbe versare 169 milioni) e Fondazione Carisbo (2,734%, pari a 137 milioni). A queste Fondazioni (che in tutto hanno circa il 25%) se ne aggiungono poi molte altre con quote minori. Non tutti i piccoli enti hanno risorse per sottoscrivere pro-quota la ricapitalizzazione. Così come, ed è il problema principale, potrebbero non esercitare i propri diritti di opzione due azionisti di rilievo come Credit Agricole (4,99%) e la Carlo Tassara di Roman Zaleski (2,5%).
    Per motivi diversi, entrambi i soggetti hanno in programma la cessione della quota. Nel caso dell'Agricole su esplicita richiesta dell'Antitrust, nel caso della Tassara nell'ambito degli accordi di ristrutturazione del debito con le banche (accordo che addirittura vieta nuovi investimenti). A queste due quote si aggiungono poi quelle delle Generali (4,97%), che considerano la partecipazione finanziaria e dunque "dismettibile". Ma non hanno urgenza di vendere e potrebbero anche decidere di sottoscrivere, mediando il prezzo di carico.
    In ogni caso, le due quote di Agricole e Zaleski (7,5%) più quelle delle Fondazioni minori (almeno il 2,5%) portano almeno al 10% i diritti già inoptati in partenza. Ovvero a 500 milioni la quota che non sarà sottoscritta. Su questa quota starebbero lavorando le grandi Fondazioni, per verificare la fattibilità di rilevare i diritti inoptati attraverso un veicolo societario che, in gran parte, si finanzierebbe a debito (ripagando gli interessi con i dividendi, sul modello di Effeti in Generali). Operazione non banale, che in ogni caso necessiterebbe dell'autorizzazione del Ministero dell'Economia.
    In ogni caso, l'operazione sul capitale di Intesa Sanpaolo sarà assistita da un consorzio di garanzia composto dalle principali banche statunitensi (oltre a Bofa-Merrill Lynch, in lizza anche Morgan Stanley, Goldman Sachs e J.P. Morgan). Forse già entro il week end, d'intenso lavoro per tutto il team dell'amministratore delegato Corrado Passera, il consorzio di collocamento e garanzia potrebbe essere chiuso, in modo che tutto sia pronto per la delibera dei consigli Intesa di martedì. Il giorno dopo, in caso di effettiva approvazione, l'operazione sarà presentata al mercato insieme al nuovo piano industriale triennale che delineerà i target reddituali, con focus sui costi. Attesa dal mercato anche la soluzione che sarà individuata per le azioni di risparmio (1,7 miliardi ai valori di Borsa di venerdì), che dallo scorso 31 dicembre Bankitalia non conteggia più nel Core Tier 1.
    Fondazioni in campo, conto alla rovescia per l'aumento di Intesa - Mps verso la ricapitalizzazione - Il Sole 24 ORE
     

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