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  1. marco pastro

    marco pastro Nuovo Iscritto

    ciao ,vorrei sapere come posso fare per riscuotere la mia parte di legittima lasciata da mia madre in testamento . ho tre fratelli di cui due hanno avuto oltre la legittima anche la disponibile ;il bene è un'appartamento che era di mio padre morto 12 anni fa dove poi sono rimasti a vivere mia madre morta 4 mesi fa e un fratello che ora vive nell'immobile. quest'ultimo insieme agli altri due fratelli hanno deciso di liquidarmi ma non ne hanno urgenza , anzi complicano le situazione non facendomi entrare nella casa per far fare una perizia a un geometra incaricato da me. visto che il terreno intorno al fabbricato composto da 4 appartamenti di altri proprietari è tutto in comune , possono i miei fratelli obbligare gli altri proprietari a fare la divisione dello stesso dicendo che altrimenti non possono liquidarmi ? oppure visto che non sono iteressato alla divisione del terreno posso rifiutarmi a contribuire alle spese di questo ? altrimenti posso chiedere l'affitto ai tre fratelli della mia parte di legittima che non sto godendo ? grazie a presto.
     
  2. acquirente

    acquirente Nuovo Iscritto

    se tu sei un'erede legittima hai diritto alal tua quota di legittima.
    qui ci vuole assolutamente un avvocato che chiarisca bene le cose ai tuoi fratelli.
     
  3. adimecasa

    adimecasa Membro Storico

    Professionista
    non apsetterèi un minuto, un legale fiscalista immediatamente prima che disperdano parte dell'eredità.:daccordo:
     
  4. Cinzia Arcidiacono

    Cinzia Arcidiacono Nuovo Iscritto

    Rivolgiti ad un Avvocato civilista, esperto in materia di successioni.
    Magari, prima di recarti da lui, ti conviene leggere ciò che il Codice civile prevede circa la quota legittima.
    Ti indico di seguito le norme principali, sperando di esserti utile.

    Riporto di seguito gli articoli del Codice Civile che disciplinano la successione legittima, in mancanza totale o parziale del testamento.
    Da non confondere con la riserva di legittima

    Titolo II
    Delle successioni legittime
    Art. 565 Categorie dei successibili
    Nella successione legittima l'eredità si devolve al coniuge, ai discendenti legittimi e naturali, agli ascendenti legittimi, ai collaterali, agli altri parenti e allo Stato, nell'ordine e secondo le regole stabilite nel presente Titolo.

    Capo I
    Della successione dei parenti
    Art. 566 Successione dei figli legittimi e naturali
    Al padre ed alla madre succedono (459) i figli legittimi e naturali, in parti uguali.
    Si applica il terzo comma dell'Art. 537.

    Art. 567 Successione dei figli legittimati e adottivi
    Ai figli legittimi sono equiparati i legittimati (280 e seguenti) e gli adottivi (291 e seguenti, 309, 314-326).
    I figli adottivi sono estranei alla successione dei parenti dell'adottante (300-2).

    Art. 568 Successione dei genitori
    A colui che muore senza lasciare prole, né fratelli o sorelle o loro discendenti (467 e seguenti), succedono (459) il padre e la madre in eguali porzioni, o il genitore che sopravvive.

    Art. 569 Successione degli ascendenti
    A colui che muore senza lasciare prole, ne genitori, ne fratelli o sorelle o loro discendenti (467 e seguenti), succedono per una metà gli ascendenti della linea paterna e per l'altra meta gli ascendenti della linea materna.
    Se però gli ascendenti non sono di eguale grado, l'eredità è devoluta al più vicino senza distinzione di linea.

    Art. 570 Successione dei fratelli e delle sorelle
    A colui che muore senza lasciare prole, né genitori, ne altri ascendenti, succedono (459) i fratelli e le sorelle in parti uguali.
    I fratelli e le sorelle unilaterali conseguono però la metà della quota che conseguono i germani.

    Art. 571 Concorso di genitori o ascendenti con fratelli e sorelle
    Se coi genitori o con uno soltanto di essi concorrono fratelli e sorelle germani del defunto, tutti sono ammessi alla successione del medesimo per capi, purché in nessun caso la quota, in cui succedono i genitori o uno di essi, sia minore della metà.
    Se vi sono fratelli e sorelle unilaterali, ciascuno di essi consegue la metà della quota che consegue ciascuno dei germani o dei genitori, salva in ogni caso la quota della metà in favore di questi ultimi. Se entrambi i genitori non possono o non vogliono (463, 521) venire alla successione, e vi sono ulteriori ascendenti, a questi ultimi si devolve, nel modo determinato dall'Art. 569, la quota che sarebbe spettata a uno dei genitori in mancanza dell'altro.

    Art. 572 Successione di altri parenti
    Se alcuno muore senza lasciare prole, ne genitori, né altri ascendenti, ne fratelli o sorelle o loro discendenti, la successione si apre a favore del parente o dei parenti prossimi (76), senza distinzione di linea.
    La successione non ha luogo tra i parenti oltre il sesto grado (77, 586).

    Art. 573 Successione dei figli naturali
    Le disposizioni relative alla successione dei figli naturali si applicano quando la filiazione è stata riconosciuta o giudizialmente dichiarata (250 e seguenti), salvo quanto è disposto dall'Art. 580.

    Art. 574-576 (abrogati)


    Art. 577 Successione del figlio naturale all'ascendente legittimo immediato del suo genitore
    Il figlio naturale succede all'ascendente legittimo immediato del suo genitore che non può o non vuole accettare l'eredità, se l'ascendente non lascia ne coniuge, ne discendenti o ascendenti, ne fratelli o sorelle o loro discendenti, né altri parenti legittimi entro il terzo grado (Articolo dichiarato illegittimo dalla Corte Costit., con Sent. 14 aprile 1969, n. 79).

    Art. 578 Successione dei genitori al figlio naturale
    Se il figlio naturale muore senza lasciar prole né coniuge, la sua eredità è devoluta a quello dei genitori che lo ha riconosciuto o del quale è stato dichiarato figlio (250 e seguenti).
    Se è stato riconosciuto o dichiarato figlio di entrambi i genitori, l'eredità spetta per metà a ciascuno di essi. Se uno solo dei genitori ha legittimato il figlio (280 e seguenti), l'altro è escluso dalla successione.

    Art. 579 Concorso del coniuge e dei genitori
    Se al figlio naturale morto senza lasciar prole, ne genitori, sopravvive il coniuge, l'eredità si devolve per intero al medesimo.
    Se vi sono genitori, l'eredita è devoluta per due terzi al coniuge e per l'altro terzo ai genitori (538).

    Art. 580 Diritti dei figli naturali non riconoscibili
    Ai figli naturali aventi diritto al mantenimento, all'istruzione e alla educazione, a norma dell'Art. 279, spetta un assegno vitalizio pari all'ammontare della rendita della quota di eredità alla quale avrebbero diritto, se la filiazione fosse stata dichiarata o riconosciuta.
    I figli naturali hanno diritto di ottenere su loro richiesta la capitalizzazione dell'assegno loro spettante a norma del comma precedente, in denaro, ovvero, a scelta degli eredi legittimi, in beni ereditari.

    Capo II
    Della successione del coniuge
    Art. 581 Concorso del coniuge con i figli
    Quando con il coniuge concorrono figli legittimi o figli naturali, o figli legittimi e naturali (257), il coniuge ha diritto alla metà dell'eredità, se alla successione concorre un solo figlio, e ad un terzo negli altri casi.

    Art. 582 Concorso del coniuge con ascendenti legittimi, fratelli e sorellebr> Al coniuge sono devoluti i due terzi dell'eredità se egli concorre con ascendenti legittimi o con fratelli e sorelle anche se unilaterali (459), ovvero con gli uni e con gli altri. In questo ultimo caso la parte residua è devoluta agli ascendenti, ai fratelli e alle sorelle, secondo le disposizioni dell'Art. 571, salvo in ogni caso agli ascendenti il diritto a un quarto della eredità.

    Art. 583 Successione del solo coniuge
    In mancanza di figli legittimi o naturali, di ascendenti, di fratelli o sorelle, al coniuge si devolve tutta l'eredità.

    Art. 584 Successione del coniuge putativo
    Quando il matrimonio è stato dichiarato nullo dopo la morte di uno dei coniugi, al coniuge superstite di buona fede spetta la quota attribuita al coniuge dalle disposizioni che precedono. Si applica altresì la disposizione del secondo comma dell'Art. 540.

    Egli è però escluso dalla successione, quando la persona della cui eredità si tratta è legata da valido matrimonio al momento della morte.

    Art. 585 Successione del coniuge separato
    Il coniuge cui non è stata addebitata la separazione con sentenza passata in giudicato ha gli stessi diritti successori del coniuge non separato.
    Nel caso in cui al coniuge sia stata addebitata la separazione con sentenza passata in giudicato, si applicano le disposizioni del secondo comma dell'Art. 548.

    Capo III
    Della successione dello stato
    Art. 586 Acquisto dei beni da parte dello Stato
    In mancanza di altri successibili (459, 572) l'eredità è devoluta allo Stato (473). L'acquisto si opera di diritto senza bisogno di accettazione e non può farsi luogo a rinunzia. Lo Stato non risponde dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni acquistati.


    Per ciò che riguarda la riserva di legittima:

    Capo IX: Dei legittimari
    Sezione I: Dei diritti riservati ai legittimari
    Art. 536 Legittimari
    Le persone a favore delle quali la legge riserva (457, 549) una quota di eredità o altri diritti nella successione sono: il coniuge, i figli legittimi, i figli naturali, gli ascendenti legittimi.
    Ai figli legittimi sono equiparati i legittimati e gli adottivi.
    A favore dei discendenti (77) dei figli legittimi o naturali, i quali vengono alla successione in luogo di questi (467), la legge riserva gli stessi diritti che sono riservati ai figli legittimi o naturali.
    Art. 537 Riserva a favore dei figli legittimi e naturali
    Salvo quanto disposto dall'Art. 542, se il genitore lascia un figlio solo, legittimo o naturale (459, 231, 573), a questi è riservata la metà del patrimonio.
    Se i figli sono più, è loro riservata la quota dei due terzi, da dividersi in parti uguali tra tutti i figli, legittimi e naturali.
    I figli legittimi possono soddisfare in denaro o in beni immobili ereditari la porzione spettante ai figli naturali che non vi si oppongano. Nel caso di opposizione decide il giudice, valutate le circostanze personali e patrimoniali.
    Art. 538 Riserva a favore degli ascendenti legittimi
    Se chi muore non lascia figli legittimi né naturali, ma ascendenti legittimi, a favore di questi è riservato un terzo del patrimonio, salvo quanto disposto dall' Art. 544.
    In caso di pluralità di ascendenti, la riserva è ripartita tra i medesimi secondo i criteri previsti dall'Art. 569.
    Art. 539 (abrogato)
    Art. 540 Riserva a favore del coniuge
    A favore del coniuge (459) è riservata la metà del patrimonio dell'altro coniuge, salve le disposizioni dell'Art. 542 per il caso di concorso con i figli.
    Al coniuge, anche quando concorra con altri chiamati, sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare (144), e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni.
    Tali diritti gravano sulla porzione disponibile e, qualora questa non sia sufficiente, per il rimanente sulla quota di riserva del coniuge ed eventualmente sulla quota riservata ai figli.
    Art. 541 (abrogato)
    Art. 542 Concorso di coniuge e figli
    Se chi muore lascia, oltre al coniuge, un solo figlio, legittimo o naturale (459, 231, 258) a quest'ultimo è riservato un terzo del patrimonio ed un altro terzo spetta al coniuge.
    Quando i figli, legittimi o naturali, sono più di uno, ad essi è complessivamente riservata la metà del patrimonio e al coniuge spetta un quarto del patrimonio del defunto. La divisione tra tutti i figli, legittimi e naturali, è effettuata in parti uguali. Si applica il terzo comma dell'Art. 537.
    Art. 543 (abrogato)
    Art. 544 Concorso di ascendenti legittimi e coniuge
    Quando chi muore non lascia né figli legittimi né figli naturali, ma ascendenti legittimi e il coniuge (459), a quest'ultimo è riservata la metà del patrimonio, ed agli ascendenti un quarto.
    In caso di pluralità di ascendenti, la quota di riserva ad essi attribuita ai sensi del precedente comma è ripartita tra i medesimi secondo i criteri previsti dall'Art. 569.
    Art. 545-547 (abrogati)
    Art. 548 Riserva a favore del coniuge separato
    Il coniuge cui non è stata addebitata la separazione con sentenza passata in giudicato (Cod. Proc. Civ. 324), ai sensi del secondo comma dell' Art. 151, ha gli stessi diritti successori del coniuge non separato. Il coniuge cui è stata addebitata la separazione con sentenza passata in giudicato ha diritto soltanto ad un assegno vitalizio se al momento dell'apertura della successione godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto. L'assegno è commisurato alle sostanze ereditarie e alla qualità e al numero degli eredi legittimi, e non è comunque di entità superiore a quella della prestazione alimentare goduta. La medesima disposizione si applica nel caso in cui la separazione sia stata addebitata ad entrambi i coniugi.
    Art. 549 Divieto di pesi o condizioni sulla quota dei legittimari
    Il testatore non può imporre pesi o condizioni sulla quota spettante ai legittimari, salva l'applicazione delle norme contenute nel Titolo IV di questo libro (733 e seguenti).
    Art. 550 Lascito eccedente la porzione disponibile
    Quando il testatore dispone di un usufrutto o di una rendita vitalizia (1872) il cui reddito eccede quello della porzione disponibile (556), i legittimari (536), ai quali è stata assegnata la nuda proprietà della disponibile o di parte di essa, hanno la scelta o di eseguire tale disposizione o di abbandonare (1350) la nuda proprietà della porzione disponibile. Nel secondo caso il legatario, conseguendo la disponibile abbandonata, non acquista la qualità di erede (588).
    La stessa scelta spetta ai legittimari quando il testatore ha disposto della nuda proprietà di una parte eccedente la disponibile.
    Se i legittimari sono più, occorre l'accordo di tutti perché la disposizione testamentaria abbia esecuzione.
    Le stesse norme si applicano anche se dell'usufrutto, della rendita o della nuda proprietà è stato disposto con donazione.
    Art. 551 Legato in sostituzione di legittima
    Se a un legittimario è lasciato un legato in sostituzione della legittima, egli può rinunziare al legato (649 e seguenti) e chiedere la legittima.
    Se preferisce di conseguire il legato, perde il diritto di chiedere un supplemento, nel caso che il valore del legato sia inferiore a quello della legittima, e non acquista la qualità di erede (588). Questa disposizione non si applica quando il testatore ha espressamente attribuito al legittimario la facoltà di chiedere il supplemento.
    Il legato in sostituzione della legittima grava sulla porzione indisponibile. Se però il valore del legato eccede quello della legittima spettante al legittimario, per l'eccedenza il legato grava sulla disponibile.
    Art. 552 Donazione e legati in conto di legittima
    Il legittimario che rinunzia all'eredità (519 e seguenti), quando non si ha rappresentazione (467), può sulla disponibile ritenere le donazioni o conseguire i legati a lui fatti (521-2); ma quando non vi è stata espressa dispensa dall'imputazione (564-2), se per integrare la legittima spettante agli eredi è necessario ridurre le disposizioni testamentarie o le donazioni (554 e seguenti), restano salve le assegnazioni, fatte dal testatore sulla disponibile, che non sarebbero soggette a riduzione se il legittimario accettasse l'eredità, e si riducono le donazioni e i legati fatti a quest'ultimo.
    Sezione II: Della reintegrazione della quota riservata ai legittimari
    Art. 553 Riduzione delle porzioni degli eredi legittimi in concorso con legittimari
    Quando sui beni lasciati dal defunto si apre in tutto o in parte la successione legittima (457), nel concorso di legittimari con altri successibili, le porzioni che spetterebbero a questi ultimi si riducono proporzionalmente nei limiti in cui è necessario per integrare la quota riservata (537 e seguenti) ai legittimari, i quali però devono imputare a questa, ai sensi dell'Art. 564, quanto hanno ricevuto dal defunto in virtù di donazioni o di legati.
    Art. 554 Riduzione delle disposizioni testamentarie
    Le disposizioni testamentarie eccedenti la quota di cui il defunto poteva disporre sono soggette a riduzione (557 e seguenti) nei limiti della quota medesima (2652).
    Art. 555 Riduzione delle donazioni
    Le donazioni (809, 1923), il cui valore eccede la quota della quale il defunto poteva disporre (172), sono soggette a riduzione fino alla quota medesima (att. 135).
    Le donazioni non si riducono se non dopo esaurito il valore dei beni di cui è stato disposto per testamento.
    Art. 556 Determinazione della porzione disponibile
    Per determinare l'ammontare della quota di cui il defunto poteva disporre si forma una massa di tutti i beni che appartenevano al defunto al tempo della morte, detraendone i debiti. Si riuniscono quindi fittiziamente i beni di cui sia stato disposto a titolo di donazione, secondo il loro valore determinato in base alle regole dettate negli artt. 747 e 750 e sull'asse così formato si calcola la quota ii cui il defunto poteva disporre (537 e seguenti, 737; att. 135-2).
    Art. 557 Soggetti che possono chiedere la riduzione
    La riduzione delle donazioni (809) e delle disposizioni lesive della porzione di legittima non può essere domandata che dai legittimari e dai loro eredi o aventi causa (537 e seguenti).
    Essi non possono rinunziare a questo diritto, finché vive il donante né con dichiarazione espressa, né prestando il loro assenso alla donazione (458).
    I donatari e i legatari non possono chiedere la riduzione, né approfittarne. Non possono chiederla né approfittarne nemmeno i creditori del defunto, se il legittimario avente diritto alla riduzione ha accettato con il beneficio d'inventario (484 e seguenti).
    Art. 558 Modo di ridurre le disposizioni testamentarie
    La riduzione delle disposizioni testamentarie avviene proporzionalmente, senza distinguere tra eredi e legatari.
    Se il testatore ha dichiarato che una sua disposizione deve avere effetto a preferenza delle altre, questa disposizione non si riduce, se non in quanto il valore delle altre non sia sufficiente a integrare la quota riservata ai legittimari.
    Art. 559 Modo di ridurre le donazioni
    Le donazioni (809) si riducono cominciando dall'ultima e risalendo via via alle anteriori.
    Art. 560 Riduzione del legato o della donazione d'immobili
    Quando oggetto del legato o della donazione da ridurre è un immobile (812), la riduzione si fa separando dall'immobile medesimo la parte occorrente per integrare la quota riservata, se ciò può avvenire comodamente (720).
    Se la separazione non può farsi comodamente e il legatario o il donatario ha nell'immobile un'eccedenza maggiore del quarto della porzione disponibile, l'immobile si deve lasciare per intero nell'eredità, salvo il diritto di conseguire il valore della porzione disponibile. Se l'eccedenza non supera il quarto, il legatario o il donatario può ritenere tutto l'immobile, compensando in danaro i legittimari.
    Il legatario o il donatario che è legittimario può ritenere tutto l'immobile, purché il valore di esso non superi l'importo della porzione disponibile e della quota che gli spetta come legittimario.
    Art. 561 Restituzione degli immobili
    Gli immobili restituiti in conseguenza della riduzione sono liberi da ogni peso o ipoteca di cui il legatario o il donatario può averli gravati, salvo il disposto del n. 8 dell'Art. 2652. La stessa disposizione si applica per i mobili iscritti in pubblici registri (2683, 2690).
    I frutti (820) sono dovuti a decorrere dal giorno della domanda giudiziale (1148).
    Art. 562 Insolvenza del donatario soggetto a riduzione
    Se la cosa donata è perita per causa imputabile al donatario o ai suoi aventi causa o se la restituzione della cosa donata non può essere richiesta contro l'acquirente, e il donatario è in tutto o in parte insolvente (2652), il valore della donazione che non si può recuperare dal donatario si detrae dalla massa ereditaria, ma restano impregiudicate le ragioni di credito del legittimario e dei donatari antecedenti contro il donatario insolvente.
    Art. 563 Azione contro gli aventi causa dai donatari soggetti a riduzione
    Se i donatari contro i quali è stata pronunziata la riduzione hanno alienato a terzi gli immobili donati, il legittimario, premessa l'escussione dei beni del donatario, può chiedere ai successivi acquirenti, nel modo e nell'ordine in cui si potrebbe chiederla ai donatari medesimi, la restituzione degli immobili (2652, n. 8).
    L'azione per ottenere la restituzione deve proporsi secondo l'ordine di data delle alienazioni, cominciando dall'ultima. Contro i terzi acquirenti può anche essere richiesta la restituzione dei beni mobili, oggetto della donazione, salvi gli effetti del possesso di buona fede (1153 e seguenti).
    Il terzo acquirente può liberarsi dall'obbligo di restituire in natura le cose donate pagando l'equivalente in danaro.
    Art. 564 Condizioni per l'esercizio dell'azione di riduzione
    Il legittimario che non ha accettato l'eredità col beneficio d'inventario (484 e seguenti) non può chiedere la riduzione delle donazioni e dei legati, salvo che le donazioni e i legati siano stati fatti a persone chiamate come coeredi, ancorché abbiano rinunziato all'eredità. Questa disposizione non si applica all'erede che ha accettato col beneficio d'inventario e che ne è decaduto (439 e seguenti).
    In ogni caso il legittimario, che domanda la riduzione di donazioni o di disposizioni testamentarie, deve imputare (737 e seguenti) alla sua porzione legittima le donazioni e i legati a lui fatti, salvo che ne sia stato espressamente dispensato (553; att. 1352).
    Il legittimario che succede per rappresentazione (467 e seguenti) deve anche imputare le donazioni e i legati fatti, senza espressa dispensa, al suo ascendente (740; att. 1352).
    La dispensa non ha effetto a danno dei donatari anteriori. Ogni cosa, che, secondo le regole contenute nel Capo II del Titolo IV di questo libro, è esente da collazione, è pure esente da imputazione.
     

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