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  1. GPPLBN

    GPPLBN Membro Junior

    Proprietario di Casa
    Ho inviato via mail al Condominio per richiedere il distacco dal riscaldamento condominiale
    Non ho avuto al momento alcuna risposta
    Mi sembra di aver capito che con l'entrata in vigore del nuovo regolamento condominiale ci sia la possibilità di distaccarsi dall'impianto
    Quali strumenti ho a disposizione?
    Grazie
    Saluti
     
  2. condobip

    condobip Membro Storico

    Proprietario di Casa
    Secondo me la strada da fare è questa, fai intervenire un tecnico installatore impianti di riscaldamento e fai verificare che non ci saranno squilibri termici e aggravi delle spese per gli altri come previsto dall'art 1118 cc magari fai rilasciare la perizia a prova di questi importanti particolari;

    Art 1118 cc
    ...
    Il condomino può rinunciare all'utilizzo dell'impianto centralizzato di riscaldamento o di condizionamento, se dal suo distacco non derivano notevoli squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condomini. In tal caso il rinunziante resta tenuto a concorrere al pagamento delle sole spese per la manutenzione straordinaria dell'impianto e per la sua conservazione e messa a norma.

    Eseguito il lavoro invia una lettera raccomandata, ed invita l'amministratore al controllo (se lo desidera), magari allega copia della perizia con i risultati eseguiti dal tecnico.
     
  3. w2fdr

    w2fdr Membro Attivo

    Proprietario di Casa
    e se l'amministratore procede con una controperizia ??
     
  4. jac0

    jac0 Membro Senior

    Proprietario di Casa
    In genere la perizia è presa per buona, tranne che nel caso che vi siano riportati dati fuori di ogni logica.
     
  5. condobip

    condobip Membro Storico

    Proprietario di Casa
    Potrebbe farlo ma a spese proprie oppure in contraddittorio a spese di tutti eccetto l'interessato, e se le due non coincidono si andrà inevitabilmente in contenzioso, alla fine sarà il CTU nominato dal Giudice a dare la soluzione, che altro potrebbe succedere?
     
  6. Daniele 78

    Daniele 78 Membro Storico

    Professionista
  7. Elisabetta48

    Elisabetta48 Membro Assiduo

    Domanda da inesperta- Dall'articolo del codice che avete citato sembra che non occorra una approvazione condominiale. Però penso sia importante sapere se altri hanno già staccato l'impianto. Cerco di spiegarmi: per il tecnico chiamato a far la perizia è importante sapere se si è già staccato uno, o due, o tre...? O il numero dei "distaccati" è ininfluente? Meglio partire con una telefonata all'amministratore per sapere se qualcuno lo ha già fatto o è del tutto superfluo?
     
  8. jac0

    jac0 Membro Senior

    Proprietario di Casa
    Secondo me il dato dei distaccati è importante tanto quello degli 'ancora' attaccati. Infatti deve essere noto al tecnico il rapporto tra produzione, lato caldaia, e consumo, lato caloriferi, esistente al momento. Ciò per valutare al meglio lo sbilanciamento del carico termico.
     
  9. Ennio Alessandro Rossi

    Ennio Alessandro Rossi Membro dello Staff

    Professionista
    GUIDA AL DISTACCO DALL' IMPIANTO DI RISCALDAMENTO CENTRALIZZATO
    per visitatori/ lettori di propit

    Condominio: il distacco dall’impianto di riscaldamento centralizzato
    Una delle questioni più controverse che vengono animatamente discusse in assemblea riguardano la possibilità del distacco dall’impianto di riscaldamento centralizzato da parte di uno o piu’ condomini , condizione possibile in maniera esplicita dal18 giugno 2013, per effetto della entrata in vigore della legge 11 dicembre 2012, n. 220 (Modifiche alla disciplina del condominio negli edifici”)
    La problematica in questione ha comportato la modifica dell’ art. 1118 del codice civile che ha in fatto recepito quanto da anni si è consolidato in sede giurisprudenziale, ossia che il condomino possa rinunciare all ‘utilizzo del centralizzato se rispettate contemporaneamente due condizioni :
    1)-che al distacco non conseguano notevoli squilibri di funzionamento,
    2)-che al distacco non conseguano aggravi di spesa per gli altri condomini.

    Riguardo a primo requisito (assenza di notevoli squilibri di funzionamento) occorre fare riferimento al Dpr n. 412 del 1993 che ha individuato in 20 gradi, con una tolleranza in eccesso di 2 gradi, la temperatura di esercizio ideale di un impianto di riscaldamento centralizzato. Da ciò si può dedurre che “l’ equilibrio di funzionamento” non viene alterato quando l’impianto di riscaldamento post distacco raggiunge e mantiene , in ogni stagione termica, con le varie differenze di temperature esterne e diversi assorbimenti dei singoli appartamenti, la predetta temperatura. Pertanto se il distacco altera tale equilibrio, allora la prima condizione non deve ritenersi soddisfatta e conseguentemente il condomino non potrà staccarsi dall’impianto centralizzato.
    Riguardo al secondo requisito, grava sul condomino l’onere della prova incentrata sul fatto che il distacco non procurerà un aggravio di spese agli altri condomini (e non altererà l’ equilibrio termico) . La prova dovrà essere soddisfatta con una perizia ( a spese di colui che ambisce staccarsi) redatta da un termotecnico abilitato . Nella perizia dovranno essere indicati, oltre allo stato dei consumi effettivi dell’impianto, anche i consumi ipotizzati dopo il distacco, corredata da documenti convincenti e provanti l’assenza di alterazioni all’impianto centrale.
    Ma gli oneri dati dal distacco non finiscono qui: la riforma prevede che il condomino distaccatosi seppure non più tenuto a partecipare alle spese ordinarie per il riscaldamento centralizzato, deve pur sempre continuare a concorrere alle spese di manutenzione straordinaria, di conservazione e di messa a norma dello stesso impianto.
    Il tutto con riserva di verifica a posteriori : se dopo il distacco , nonostante la perizia si accerti che l’intervento di fatto ha prodotto squilibri di funzionamento e aggravi di spesa per gli altri condomini, si dovrà procedere al riallaccio a spese del condomino che ha eseguito l’operazione.
    L'AUTORE
    Ennio Alessandro Rossi

    Inquadramento normativo- Art. 1118 c.c.- Diritti dei partecipanti sulle cose comuni.
    -1comma
    .Il diritto di ciascun condomino sulle parti comuni, salvo che il titolo non disponga altrimenti, è proporzionale al valore dell'unità immobiliare che gli appartiene.-2comma.Il condomino non può rinunziare al suo diritto sulle parti comuni.-3comma.Il condomino non può sottrarsi all'obbligo di contribuire alle spese per la conservazione delle parti comuni, neanche modificando la destinazione d'uso della propria unità immobiliare, salvo quanto disposto da leggi speciali.-4comma.Il condomino può rinunciare all'utilizzo dell'impianto centralizzato di riscaldamento o di condizionamento, se dal suo distacco non derivano notevoli squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condomini. In tal caso il rinunziante resta tenuto a concorrere al pagamento delle sole spese per la manutenzione straordinaria dell'impianto e per la sua conservazione e messa a norma.
     
    Ultima modifica: 6 Giugno 2014
  10. Ennio Alessandro Rossi

    Ennio Alessandro Rossi Membro dello Staff

    Professionista
    IL DISTACCO non è cosi' conveniente come sembra:
    si pensi solo al costo della perizia, all' acquisto della nuova caldaia che va ammortizzato credo al massimo in una decina di anni , al collegamento della stessa con i temosifoni attuali se idonei, alle rilevanti spese della installazione ex novo della canna fumaria che deve arrivare ben oltre il colmo, alla continuazione del sostenimento di spese condominiali di cui sopra ( conservazione dell ' impianto centralizzato ), le spese di revisione della propria nuova caldaia comunque proporzionalmente superiori alla quota parte di spesa comune a tale scopo ; ai lavori del muratore , al costo del rilevatore di ossidi e gas, al rischio di iniziare una lite per il decoro architettonico eventualmente leso etc..... ....ed al fatto comunque che si ha comunque una potenziale " bomba in casa " ben meno sicura di un impianto inserito in apposito locale e sotto controllo del terzo responsabile e responsabilità dell' AC .....
    Salvo i casi specifici il riscaldamento piu' economico a detta dei termotecnici è il centralizzato con valvole termostatiche e contacalorie ; in questo caso ( meno consumo meno pago ) indirizzare gli investimenti ( risparmio 65% su tutto , se l' intervento è inserito in un contesto piu' ampio ) al cappotto interno che fa anche da insonorizzante ( meglio sarebbe esterno ma bisogna metter tutti d'accordo ) , alla coibentazione e cambio dei serramenti , alla coibentazione dei ponti termici, all'isolamento del solaio o del soffitto .....

    .e qui mi fermo perché il ns daniele ne sa di piu' e pertanto mi fermo anche aspettando che Russia e Ucraina si diano una calmata ; Diversamente bisognerà puntare sui vecchi cari cappotti, sciarpe , guanti magari bucati in punta e flanelle di lana e calzamaglie (per gli uomini tipo far west ) con la magra consolazione che in tal caso il problema del distacco si , distacco no si risolve da solo
     
  11. Ennio Alessandro Rossi

    Ennio Alessandro Rossi Membro dello Staff

    Professionista
    SCARICHI A PARETE

    Nell'occasione
    concludiamo la trattazione
    ( cosi chi cerca l'argomento nella sua completa trattazione trova qui tutto riunito )
    Trattasi di una personale sintesi di un articolo tratto da rivista specializzata

    Dal 1 settembre 2013 la legge 90/2013 ha innovato la problematica attinente la evacuazione dei prodotti della combustione degli impianti termici. In particolare l'art. 17-bis "Requisiti degli impianti termici" stabilisce che:

    Punto 9 :"Gli impianti termici installati successivamente al 31 agosto 2013 devono essere collegati ad appositi camini, canne fumarie o sistemi di evacuazione dei prodotti della combustione, con sbocco sopra il tetto dell'edificio alla quota prescritta dalla regolamentazione tecnica vigente.

    Punto 9-bis. E' possibile derogare a quanto stabilito dal comma 9 nei casi in cui:
    a) si procede, anche nell'ambito di una riqualificazione energetica dell'impianto termico, alla sostituzione di generatori di calore individuali che risultano installati in data antecedente a quella di cui al comma 9, con scarico a parete o in canna collettiva ramificata;

    b) l'adempimento dell'obbligo di cui al comma 9 risulta incompatibile con norme di tutela degli edifici oggetto dell'intervento, adottate a livello nazionale, regionale o comunale;
    c) il progettista attesta e assevera l'impossibilità tecnica a realizzare lo sbocco sopra il colmo del tetto.


    Punto 9-ter. Nei casi di cui al comma 9-bis è obbligatorio installare generatori di calore a gas che, per valori di prestazione energetica e di emissioni, appartengono alle classi 4 e 5 previste dalle norme UNI EN 297, UNI EN 483 e UNI EN 15502, e posizionare i terminali di tiraggio in conformità alla vigente norma tecnica UNI 7129, e successive integrazioni.

    Punto 9-quater. I comuni adeguano i propri regolamenti alle disposizioni di cui ai commi 9, 9-bis e 9-ter".

    In sintesi l’ obbligo di scaricare a tetto diviene norma generale e pertanto viene esteso a tutte le tipologie di edifici ; cosi’ per esempio vanno ricomprese nell’obbligo levillette unifamiliari, prima escluse;

    Secondo la vecchia disciplina (seppure nel rispetto della normativa UNI 7129/2008) si poteva scaricare a parete se s'installava una caldaia a condensazione;
    Ora invece ciò è possibile solo in tre casi :
    1)-se si va a sostituire l'impianto con uno già esistente prima del 1 settembre 2013 che già scaricasse a parete o fosse allacciato a canna collettiva ramificata;
    2)-se lo scarico a tetto risulta incompatibile con norme di tutela degli edifici;
    3)-se si dimostra, con un'asseverazione del progettista, che è impossibile tecnicamente realizzare uno sbocco a tetto;

    Lo scarico a parete è consentito - in deroga alla norma generale che impone lo scarico dei fumi oltre il colmo – solo per impianti di classe 4 e 5 stelle nel rispetto delle norme UNI EN 297, UNI EN 15502 e delle prescrizioni della UNI 7129:2008 (posizionamento dei terminali di tiraggio, distanze da balconi e finestre, aperture di aerazione/ventilazione).

    Non compare più l'obbligo , come invece veniva riportato nella precedente normativa, di ricorrereesclusivamente alla specifica tipologia di caldaia a condensazione.

    Dato il carattere generale della trattazione e la delicatezza del tema, pare evidente che qualsiasi intervento , nello specifico , vada programmato consultando preventivamente un termotecnico . Ennio Alessandro Rossi
     
  12. jac0

    jac0 Membro Senior

    Proprietario di Casa
    Parole sante. Se l'industria produce le valvole per il contacalorie un motivo deve pur esserci. Con il sistema delle valvole si abbinano i vantaggi del centralizzato
    (alti rendimenti, 90% e più e nessuna preoccupazione per i controlli, affidati all'amministratore)
    a quelli dell'autonomo (calore 'on demand' e risparmio).
    Tra l'altro tra un po' le valvole saranno obbligatorie (leggi regionali).
     
  13. busta55

    busta55 Membro Attivo

    Proprietario di Casa
    Allora il carburante il distaccato non lo paga?
    e la corrente elettrica per far girare le pompe, neanche quelle?
     
  14. jac1.0

    jac1.0 Ospite

    Né gas, né corrente elettrica. Paga solo gli interventi per la conservazione (= manutenzione straordinaria) dell'impianto.
     
    A Ennio Alessandro Rossi piace questo elemento.
  15. Ennio Alessandro Rossi

    Ennio Alessandro Rossi Membro dello Staff

    Professionista
    Particolarità alla regola generale di cui al post di Jac. appena sopra (tribunale di milano 2364-2014 ) :

    Distacco irregolare dal centralizzato: i danni si pagano

    Nel caso esaminato, un condominio ha citato in giudizio un altro condominio, con cui aveva in comunione l'impianto di riscaldamento per chiedere il rimborso dei maggiori costi sopportati per il distacco unilaterale dall'impianto comune di riscaldamento da parte del condominio convenuto. Dimostrato, con la perizia del Ctu, l'aggravio di spese e lo squilibrio termico per chi continuava a usufruire dell'impianto, il tribunale ha condannato il condominio distaccato a rimborsare all'attore i maggiori costi sopportati durante gli anni intercorsi dalla domanda all'esito del giudizio, a seguito del distacco, oltre alla condanna alle spese di giudizio.
    Lo «squilibrio termico» non deve essere inteso come la possibile differente temperatura nell'appartamento distaccato in quanto «se così non fosse – ha osservato la Cassazione nella sentenza 11857/2011 – quel distacco dall'impianto di riscaldamento centralizzato ammesso in linea di principio sarebbe sempre da escludere in concreto, in quanto nell'ambito di un condominio ogni unità immobiliare confina con almeno un'altra unità immobiliare, per cui il distacco dall'impianto centralizzato da parte di uno dei condomini provocherebbe sempre quel tipo di squilibrio termico che, invece, deve essere considerato irrilevante».
    Il termine «notevole» sta a indicare il limite entro cui è consentita l'operazione di separazione dall'impianto centralizzato la cui prova deve essere fornita dal condomino interessato tramite perizia (come ha affermato la Cassazione nella sentenza 5974/2004), che deve attestare lo stato dei consumi della caldaia e la proiezione del consumo in caso di distacco e deve dimostrare l'assenza di futuri squilibri termici per il fabbricato.
    Dimostrata la presenza delle due condizioni richieste, il condomino può procedere al distacco senza autorizzazione dell'assemblea, anche se dovrà continuare a concorrere al pagamento delle spese di manutenzione straordinaria dell'impianto e per la sua conservazione e messa a norma, nonché «alle spese di consumo del carburante o di esercizio se e nella misura in cui il distacco non ha comportato una diminuzione degli oneri del servizio a carico degli altri condomini, (...) se il costo di esercizio dell'impianto (...) dopo il distacco non è diminuito» (sentenza 9526/2014 della Cassazione).




    autore Luca tagliolini
     

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