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  1. CARLO53

    CARLO53 Membro Attivo

    Proprietario di Casa
    Buongiorno.
    IL mio stabile è composto da 3 blocchi condominiali: uno da 8, uno da 5 e uno da 3 unità immobiliari.
    I 3 condominii hanno in comune solo l'entrata, mentre due su tre hanno in comune anche un cortiletto interno.
    Per queste parti comuni si può parlare di supercondominio? E' necessario l'amministratore del supercondominio, limitatamente ovviamente alla gestione delle parti comuni del supercondominio?
    Grazie.
     
  2. Luigi Criscuolo

    Luigi Criscuolo Membro Storico

    Proprietario di Casa
    ciascun edificio essendo separato dagli altri, pur avendo in comune lo stesso numero civico può avere autonomia amministrativa. Dopo di che ci sono parti comuni a tutti e tre gli edifici: l'ingresso, la sua illuminazione e pulizia, i vialetti che portano a ciascun edificio, la loro pulizia ed illuminazione, i cortili interni (bisona vedere se sono pertinenze esclusive) la loro pulizia ed illuminazione, l'eventuale tassa del passo carraio, l'allaccio in fognatura, ecc... ecc... vanno gestiti da un professionista che gestisce le parti comuni ai tre comdomìni cioè un supercondominio.
     
  3. CARLO53

    CARLO53 Membro Attivo

    Proprietario di Casa
    zie per la risposta, è come pensavo.
    Nessuno dei singoli blocchi condominiali raggiunge il numero minimo per rendere obbligatorio un amministratore.
    Credo che si possa parlare di eventuale obbligatorietà di amministratore per il supercondominio, quindi limitatamente alle parti comuni dello stesso. E' così?
    Lo chiedo perchè un condomino (l'ultimo arrivato, tra l'altro con meno millesimi di tutti) insiste nel dire che il condominio è unico, composto da tutti i proprietari dei tre blocchi, per cui vuole fare lavori di riparazione che riguardano il suo blocco solo se viene nominato un amministratore.
    Abbiamo cercato di spiegargli che la cosa riguarda, nel caso, solo i proprietari del suo blocco: non c'è verso, minaccio di rivolgersi al tribunale per farsi assegnare un amministratore d'ufficio, perchè secondo lui il condominio è unico e formato da più di 8 proprietari.
     
  4. Luigi Criscuolo

    Luigi Criscuolo Membro Storico

    Proprietario di Casa
    In effetti se si facesse un condominio unico, e nulla lo vieta visto l'unico ingresso su strada, sareste obbligati ad avere un amministratore in quanto più di 8 condòmini, così risolvereste il problema dell' amministrazione delle cose comuni ai tre fabbricati. Inoltre essendo più di 10 condòmini dovreste dotarvi del Regolamento di Condominio.
    L'ultimo condomino arrivato ha torto nel senso che le spese che riguardano solo il fabbricato nel quale abita sono da suddividere tra i proprietari. Se c'é da rifare il tetto, o da riammodernare l'ascensore, sostituire un pluviale ecc... ecc... le spese si ripartiscono tra i condòmini del palazzo.
     
  5. basty

    basty Membro Senior

    Proprietario di Casa
    Provo a dare una risposta.
    Lo stato di condominio, non è solitamente una situazione opzionale: o è, o non è.
    Nel vostro caso occorre risalire al titolo originario del terreno ed ai successivi passi.

    Se la costruzione dei tre edifici è stata fatta su un unica particella di terreno non preventivamente frazionata, tutti voi appartenete ad un unico condominio.
    E condividerete, salvo specificazioni in atti, il condominio del terreno, nelle aree di uso comune ecc.

    Essendo poi i tre fabbricati sostanzialmente distinti, potrete semmai considerare i rispettivi 3 "sottocondomini", che verranno presi in considerazione per gli interventi che riguardano esclusivamente le suddette costruzioni (scale, tetto, ascensore facciate).
    Non sappiamo nulla della situazione del riscaldamento: se sia centralizzato, unico o separato per i 3, o addirittura individuale per singola u.i.

    Non direi che il condomino dissidente abbia torto a pretendere un unico amministratore, se sussistono le condizioni sopraddette.
    E non mi pare aver letto che abbia detto che intende ripartire la spesa su tutti e tre gli stabili, ma solo evidenziare l'anomalia della amministrazione.
     
  6. Luigi Criscuolo

    Luigi Criscuolo Membro Storico

    Proprietario di Casa
    come dice il prof.@Nemesis: per fare un condominio basta essere i due proprietari. Un edificio di un piano fuori terra, con un portone su strada che da su un androne sul quale si aprono gli ingressi di due u.i. queste formano un condominio. Che poi queste due u.i. non siano obbligate ad avere un amministratore ed un regolamento di condominio questo è un altro paio di maniche.
    Se nell'esempio citato l'u.i. di destra è composta da5 camere, doppi servizi, ed affacci su tre prospetti dell'edificio e l'u. i. di sinistra ha solo3 camere, un servizio, e affacci su due prospetti dell'edificio, converrai che per la partecipazione alle spese comuni ordinarie e staordinarie bisogna creare una tabella millesimale delle proprietà perché non sarebbe giusto dividere a metà le spese di rifacimento del tetto o di pitturazione delle facciate, come pure quella della ripartizione dell'energia elettrica per l'illuminazione dell'androne.
     
  7. basty

    basty Membro Senior

    Proprietario di Casa
    Convengo su tutto, ovviamente.
    ma non mi riferivo alla ripartizione delle spese.

    Mi pare che il punto da cui partire sia :
    E' abbastanza chiaro che il dissidente intende chiarire se si è di fronte ad un unico condominio con tre sottocondomini con gestione separata, o 3 condomini indipendenti, con una comunione di supercondominio solo sulle parti comuni.

    La domanda non è banale, perchè nel primo caso scatterebbe l'obbligo di avere un amministratore, un regolamento di condominio, e come prima conseguenza la formulazione di tabelle millesimali che oggi mancano.

    La necessità di avere tabelle millesimali ci sarebbe comunque, ma senza amministratore e condòmini in ordine sparso, sembra chiaro che non la otterranno mai.

    Ecco quindi che la vera domanda non è come ripartire le spese del suo blocco: lui fa leva sulla urgenza della riparazione, per risolvere il prblema dell'assenza di amministratore, RdC, millesimi.

    Francamente mi sembra non abbia torto.

    p.s.: aggiungo anche che dalla descrizione della comunione, sembrerebbe improbabile si sia di fronte a 3 condomini indipendenti, se tutti hanno accesso da un unico ingresso. Fa presumere una costruzione su unica particella non frazionata, salvo l titolo originario parli di servitù di passaggio, con un fondo servente gli altri due precedentemente frazionati.
     
    Ultima modifica: 17 Febbraio 2015
  8. Luigi Criscuolo

    Luigi Criscuolo Membro Storico

    Proprietario di Casa
    l' appartamento nel quale trascorsi la metà degli anni che mi ritovo ora era inglobato in una serie di 3 palazzine costruite con il piano Gescal nel 1952. Numero civico unico, ogni palazzina 3 scale, ogni scala 10 appartamenti, totale 90 famiglie più il portiere, che, nonostante il livello semipopolare del complesso, viveva in una villetta a se stante davanti alla quale si doveva per forza transitare per accedere agli appartamenti. Le prime due palazzine erano del Comune di Milano e gli abitanti erano affittuari. La terza palazzina, quella dove abitavo io, era sempre del Comune di Milano però gli assegnatari degli appartamenti erano a riscatto venticinquennale. Dopo circa 5 o 6 anni il Comune decise di trasformare in contratti a riscatto anche gli appartamenti delle prime due palazzine. La differenza del rapporto di proprietà con l'immobile sin da subito fu che la terza palazzina creò un amministratore mentre le prime due palazzine lo ebbero dopo i 5/6 anni. Per circa 25 anni ci furono due amministrazioni separate (gli amministratori erano interni a ciascun condominio), sebbene ad esempio, quando, nel 1961, fu installato il riscaldamento con i termosifoni (prima c'era la stufa,mio caro) la centrale termica era, ed è tuttora, unica ed era stata piazzata in una cantina della palazzina centrale. Quindi gli amministratori prima si incontavano tra di loro per discutere delle spese comuni e poi ciascun rendeva edotto i propri amministrati.
    Quindi come vedi si possono avere due condomìni con un solo numero civico che insistono sulla medesima particella: dirò di più i proprietari degli appartamenti, a differenza della generalità dei condomìni, sono anche proprietari del suolo su cui sono costruiti gli edifici.
     
  9. basty

    basty Membro Senior

    Proprietario di Casa
    @Luigi Criscuolo: credo ti stia rivolgendo a me. La discussione si fa interessante, almeno per me, quindi permettimi di ragionare sull'esempio che hai postato.
    Tenendo ben in chiaro che non ho la pretesa della verità: vorrei però fondare le affermazioni su elementi di diritto certi, non su situazioni di fatto che non sono state sviscerate nel dettaglio.

    1) Innanzi tutto non è molto chiaro cosa vuoi sostenere, sulla base degli elemneti riportati: se la conclusione fosse che:
    direi che la affermazione contiene una verità ed una inesattezza o incompletezza..

    1) Che possano esserci due condomini distinti con il medesimo nr civico è certamente possibile, specie se i due condomini sono su due particelle distinte, con una delle due gravata di servitù di passaggio nei confronti del secondo.
    2) Che due condomini insistano su una unica particella potrebbe essere vero o improprio: direi vero se è stato deliberato in passato un scioglimento del condominio unico iniziale, sulla base dell'art. 61 n.a.c.c.
    Se invece fosse solo frutto di una prassi, dovuta ad una situazione contingente (unica proprietà comune Milano, con condizioni di riscatto e gestione dverse, secondo me rileverei una gestione non professionale e non aderente ai dettami sul condominio definite dal c.c.

    Bisognerebbe fondarsi sugli art. 1117, 1119, e 1123 c. 3 che definiscono il condominio, anche rispetto alla semplice comunione.

    In particolare in linea di principio una comunione diventa condominiale proprio quando è impossibile dividerne la proprietà: un classico condominio verticale avrà certamente il suolo ed il tetto con queste caratteristiche.
    Nel tuo caso c'erano vari edifici distinti: certamente potevano diventare N condomini distinti, ma solo se così costituiti formalmente dall'origine, non per semplice abitudine o prassi: se nati come unico complesso di unico proprietario, corretto sarebeb stato considerare l'insieme dei 90 appartamenti come unico condominio: nulla vietava avere N distinti amministratori per gli N fabbricati, a patto di avere un amministratore di supercondominio per le parti comuni.

    Però credo di comprendere ciò che hai descritto: conosco una situazione simile anche qui vicino a dove abito, in un grosso complesso ex Enpals: recentemente è stato messo n vendita con prelazione privilegiata agli inquilini l'intero complesso.
    Li hanno un unic amministratore, 400 alloggi...., ma proprio per mancanza di deefinizione iniziale, sembra non essere stato chiarito di chi sia rimasta la proprietà dei vialetti, zone verdi, e percorsi di accesso: cioè delle parti super-comuni. io la leggo come mancanza di definizione che quando i nodi verranno al pettine porteranno solo una montagna di liti ed incomprensioni.
    Ma l'ente previdenziale voleva liberarsi degli immobili, e di varie pendenze: ad esempio dover negoziare una sorta di sconto su consuntvi condominiali presentati.

    Adesso tu mi dirai: cosa centra? Vero: ma hai mai visto un condominio normale dove gli inquilini contrattino la cifra da versare in conto spese condominiali?

    In analogia leggendo il tu intervento ho avuto l'impressione che il Comune di Milano inizialmente fsse ben contento che ogni palazzina se la sbrigasse. Si è consolidata una prassi, quasi paragonabile all'usucapione, poi il tutto è stato venduto e oggi tutti sono abituati e convinti di vivere in condomini separati.

    Io propendo per una linea che , come il titolo di proprietà, deve avere una continuità di passaggi: se i fabbricati nascono sotto una unica cappella, tali rimangono, fino a che non avvenga una formale divisione, meritevole di trascrizione, per definire correttamente lo status delle parti e servizi che rimarranno comuni ai condomìni distinti, (ufficializzata recentemente anche nel c.c. che introduce ufficialmente il supercondominio)

    In sintesi:
    io faccio le mie deduzioni partendo dalle condizioni iniziali, analizzando i vari passaggi
    Tu sembra propenda per prendere atto di uno stato di fatto finale, e di li argomentare a ritroso.

    Quale sia l'approccio corretto, lo vorrei proprio saper, perchè le conseguenze non sono sempre banali, specie di fronte alla presenza di edifici separati-separabili, o condomini orizzontali.
    basta vedere quante domande-contestazioni nascono, riscontrabili anche qui su questo forum, per carenza di chiarezza iniziale e/o approssimazione nelle conclusioni.

    Oggi sono intervenuto su tre discussioni che hanno proprio questo fattore comune:
    ti segnalo le altre.
    Soffitte e corridoio condominiale?!? | Pagina 2 | propit.it - Forum per la Casa
    Viale privato, come ripartire la spesa impianto fognatura senza tabelle millesimali? | propit.it - Forum per la Casa

    Scusa la lungaggine.
     
  10. basty

    basty Membro Senior

    Proprietario di Casa
    Vorrei aggiungere allo sproloquio precedente una considerazione già ribadita: a seconda di come viene valutato l'esito della domanda iniziale qui posta, sorge una sostanziale differenza tra propendere per una situazione o l'altra. In un caso scatta l'obbligo di aver un amministratore, regolamento e millesimi, nell'altro proprio il condomino minoritario vedrà sempre fatto tacere (magari solo per convenienza altrui) e non riuscirà mai a contare su regole prefissate e stabilite da terzi.
     
  11. Luigi Criscuolo

    Luigi Criscuolo Membro Storico

    Proprietario di Casa
    @basty questa è la situazione dicui ti ho parlato.
    non mi sembra io ho raccontato cronologicamente, partendo dalla data più lontana, quello che è successo nel condominio dove ho abitato per lungo tempo.
    Ti dirò di più a Roma ho trovato un edificio con una scala diviso in tre condomìni; unità immobiliari di sinistra, unità immobiliari di destra condomio per scale, ascensore, lastrico solare e cantine che sono affittate come magazzini.
     
  12. basty

    basty Membro Senior

    Proprietario di Casa
    Basta intendersi. Dici appunto che mi hai raccontato ciò che è capitato. Questo è appunto .... il punto. Che capiti e si trovi di tutto ne convengo, ma che tutto ciò che capiti sia corretto ne passa.
    Senza punti fermi, tutte le situazioni diventano valide, e prevale solo chi grida a voce più alta, purtroppo. (Non mi riferisco a te, ovviamente).

    Qui la domanda chiave era: ha ragione il tipo che ritiene esserci le condizioni per la obbligatorietà di avere un amministratore? Su quali basi motivi la risposta? Io non vivo di certezze, e propendo per un metodo. E mi fanno incavolare certi amministratori che prendono posizione, affermando semplicemente: si fidi, amministro da 30 anni.
     
  13. Luigi Criscuolo

    Luigi Criscuolo Membro Storico

    Proprietario di Casa
    scusa @basty ma il 1117, se non sbaglio, elenca le parti comuni di un edificio non di un insieme di edifici. Quindi, secondo me, ogni edificio può essere un condominio se ci sono almeno due proprietari.
    Il comma 3 del 1123 parla di un edificio con più scale
     
  14. basty

    basty Membro Senior

    Proprietario di Casa
    Io ritengo che il 1117 contenga la base di definizione di condominio. Con la riforma recente sono stati aggiunti il 1117bis che estende il concetto alla pluralità di u.i., edifici, codomini.
    Al 1117 deve affiancarsi il 1119 sulla indivisibilita delle parti comuni, articolo non derogabile e fondamento della differenza fra comunione semplice, sempre divisibile e non obbligatoria, rispetto al condominio delle parti comuni, non divisibili ed a cui non ci si può sottrarre (art. 1118).

    Ho poi richiamato il 1123 che tratta la ripartizione spese, che è alla base della gestione dei cosiddetti sottocondomini, cui si applicano i commi 2 e 3. I sottocondomini possono individuarsi nelle varie scale di un medesimo edificio, o nei distinti edifici di un medesimo complesso condominiale.

    Per completare il quadro e rimanere nel tema del 3d ti rimando poi agli art 61 e 62 delle disposizioni di attuazione del c.c. che trattano proprio delle modalità di scioglimento e suddivisione in più condomini, definendo di massima le procedure e le condizioni.

    Mi ha fatto piacere la tua domanda. Aspetto le tue considerazioni dopo aver riletto gli art. Citati.

    P.s. ovviamente un condominio sussiste SE ci sono almeno due proprietari, con ALMENO UNA parte comune indivisibile.
     
  15. Luigi Criscuolo

    Luigi Criscuolo Membro Storico

    Proprietario di Casa
    @basty la riforma del condominio, se non vado errato, è del 2012: fino allora c'era solo il 1117. Io ho parlato di situazioni originatesi nel 1952, 60 anni prima delle modifiche delle quali tu fai riferimento.
    Il 1117 bis parla di applicabilità delle norme elencate nel capo anche a pluralità di condomìni, non mi sembra che parli di riunione in un condominio unico.
     
  16. basty

    basty Membro Senior

    Proprietario di Casa
    E' difficile spiegarsi a distanza su un forum, e non ho la pretesa di essere un interprete infallibile: non ne ho il titolo. ma credo di poter affermare che la revisione del c.c. del 2012 non ha fatto altro che recepire la giurisprudenza intercorsa negli anni dalla introduzione del concetto di condominio iniziale, che se non vado errando risale agli anni '40.

    Comunque è curioso come entrambi, leggendo senza pregiudizi il medesimo testo, ne cogliamo una opposta interpretazione: ecco perchè in genere sono sempre prudente nel dare ragione a questa o quella interpretazione.

    Se trovo ancora qualche link che analizzava la fattispecie del condominio , te la posterò volentieri.

    Tu ritorni sul tema parlando di "riunione in un unico condomino": io nn ho mai preteso questo. Ho detto invece che ritengo sia fondamentale risalire ai presupposti ed allo stato d'origine: se nascono distinti, perchè intrinsecamente non hanno vincoli di unione, distinti possono rimanere e rimangono.
    Quando invece nascono unitari, non si può a discrezione libera separarli. Occorre una delibera sulla base di alcuni presupposti, e questa occorreva da sempre, almeno da quando esistevano le d.a.c.c. art 61 e 62 che risalgono alla divulgazione del c.c. (1942?). Prima il condominio non era definito.

    E non è che anche oggi sia molto più determinato: non ha ad esempio, e non è stata nemmeno nel 2012 riconosciuta, personalità giuridica autonoma, pur imponendo ai condomini molti vincoli, ad esempio la responsabilità solidale ecc.

    Torniamo ad esempio al caso che citavi di Roma con tre condomini sulla stessa scala, destro, sinistro e centro con parti comuni.

    Che così sia "amministrato" non ho alcun motivo per dubitarne: che sia giuridicamente corretto, qualche dubbio mi viene.

    Cosa ne sappiamo circa la comunione del suolo e del tetto di quell'edificio? Cosa recitano i rogiti originari? Forse che hanno frazionato anche il suolo di Sx, Dx, e centro? Stessa cosa hanno fatto del tetto, delle strutture portanti ecc?.

    Molto più probabile che queste domande non se le siano poste, ed abbiano preferito "gestire" in forme separate le u.i. di Dx, Sx, e centro. Ma questo non è sufficiente, per considerarli condomini separati.

    Supponi che debbano rifare facciata e tetto, si trovino esposti con l'impresa che effettua i lavori di varie migliaia di € : chi credi che aggredirà il costruttore? Pensi che prenda per buono che il"pseudocondominio di SX" non ha posizioni debitorie , dovute solo a quelli di Dx?
    Andrà sicuramente a fondo, e se accerterà che in conservatora immobiliare l'edificio fa parte di una unica struttura su unica particella, ignorerà la ripartizione gestionale, e si appellerà alla sostanza civilistica, aggredendo magari proprio il proprietario di lato SX più solvente. Per il principio della responsabilità solidale.

    Non intendo arrampicarmi sugli specchi , ma non saprei cosa altro dire per spiegarmi.
     
  17. basty

    basty Membro Senior

    Proprietario di Casa
    Ecco alcuni link abbastanza interessanti.

    Rapporti tra comunione e condominio

    Ohhh .. pel (non centra nulla, ma è venuta a propostito); ---->

    giuro che non conoscevo questo articlo seguente, che prendiamo pure con le molle non conoscendone la fonte e l'estensore.
    Ma calza perfettamente con quanto ho cercato di sostenere: buona lettura

    La gestione del condominio formato da più edifici: Cassazione del 26.07.2012 n. 13262 | Fanpage

    Ad abbondanza ti posto anche il caso opposto
    La disciplina applicabile al condominio minimo Cassazione 21.09.2012 n. 16128 | Fanpage

    E questi due articoli li conservo anche per me.

    Che mi dici?
     
  18. basty

    basty Membro Senior

    Proprietario di Casa
    @CARLO53 : vedo che ti sei eclissato: penso che gli articoli nel link al #17 qui sopra possano darti qualche spunto e permetterti di verificare come stanno le cose.
     
  19. Luigi Criscuolo

    Luigi Criscuolo Membro Storico

    Proprietario di Casa
    @basty scusa se non ho risposto ieri ma sono stato abbastanza occupato. Che ti devo dire: i collegamenti che hai postato sono molto interessanti e per questo tuo fattivo contributo a considerare altre opinioni ti ringrazio. Tuttavia in questo forum sovente si è affrontato l'argomento di scissioni e l'orientamento prevalente era quello che ho sostenuto anche io in questo post. Non è stato considerato il caso in cui un terreno che ha ottenuto l'edificabilità viene lottizzato. Ogni lotto è sufficientemente grande da poter costruire nel rispetto delle norme vigenti due o tre edifici multipiano. La società che ha acquistato il primo lotto, ad esempio, ottiene il permesso di costruire sul suo lotto 3 edifici, ciascuno con un suo stile architettonico, la costruzione viene affidata a tre differenti imprese le quali acquisiscono contemporaneamente il terreno con la concessione edilizia. Gli edifici vengono terminati in tempi diversi, l'ingresso su strada rimane unico, dal cancello di ingresso si dipartono 3 vialetti che conducono, attraversando degli spazi verdi, agli edifici. L'allaccio idrico è unico fino all'interno del lotto originario, dal pozzetto si dipartono verso gli edifici tre tubazioni, ciascuna dotata di contatore. Gli scarichi degli edifici confluiscono in un unico pozzo di raccolta e da questo tramite unica tubazione in fognatura pubblica su strada. In questo caso è un condominio unico o è un supercondominio formato dal Condominio A), Condominio B) e Condominio C)?
     
  20. basty

    basty Membro Senior

    Proprietario di Casa
    Iniziando a leggere non avevo subito inteso che mi stavi prponendo un compito delle vacanze....:risata:

    Ti risponderei che bisognerebbe leggere gli atti di compravendita ed il RdC, cioè bisogna vedere come sono state trattate le parti comuni, che avrei individuato nel cancello, l'allaccio all'acquedotto, il parco, il pozzo nero con il collegamento alla rete pubblica. Hai poi anche elencato parti che sono utilizzate separatamente come le 3 diramazioni dell'acqua, e 3 vialetti che portano ai 3 edifici dove non hai specificato se siano liberamente accessibili da tutti o percorribili superando un ulteriore xancelletto.
    Se nulla è stato inizialmente specificato, le suddette parti comuni stanno sotto un unico condominio, con 3 gestioni separate per tutto ciò che puo essere considerato di utilizzo separato, cioè la manutenzione dei 3 singoli edifici, le condotte a loro attribuibili, ecc. La manutenzione e gestione delle parti comuni, parco, pozzo nero vialetti accessibili a tutti va decisa dalla globalità dei 3 edifici.
    Mi chiederai allora dove sta la differenza con il caso del supercondominio. Non vorrei darti una risposta generale magari impropria. Posso invece dirti come è nato il supercondominio che abbiamo dove risiedo, che credo costituisca un esempio comprensibile e significativo.

    -Iniziale area comunale lottizzata e venduta in singoli lotti
    -Su ogni lotto è stato realizzato un edificio, in alcuni casi con 1 scala, altri con 2 o 3 scale
    -Ogni edificio è stato realizzato da una diversa coperativa e costituisce un proprio condominio.
    -Ogni lotto veniva ad avere una area edificata o edificabile, ed una area libera da costruzioni, che ogni condominio poteva destinare a proprio piacimento e recintare.
    -con molta lungimiranza invece, venne alla origine costituito tra le N cooperative che avevano acquisito gli N lotti, una convenzione sottoscritta con atto notarile, in cui veniva conferita, AL COSTITUENDO SUPERCONDOMINIO, l'area libera di ciascun lotto, allo scopo di realizzare un unico parco all'interno dell'intero isolato, stabilendo le quote di competenza spese di questo supercondominio in funzione del rapporto volume edificato rispetto alla area disponibile e superficie conferita, regolamentando ciò che sarebbe stato manutenuto in comune (aree verdi e area giochi) e quelle mantenute dai singoli lotti cioe le aree pavimentate carrabili insistenti sui singoli lotti, che danno accesso ai box dei singoli condomini.

    Tutto è stato completamente definito e regolamentato ed incluso negli atti costitutivi. Io ho acquistato un appartamento nel 2000 circa. Il complesso risale ai primi anni 70. Non sono a conoscenza siano mai sorte discussioni o conflitti di attribuzione.
    La chiave è di non lasciare indeterminate ed indefinite le comunioni. Definiti i rapporti, diventa consequenziale determinare chi deve essere convocato, chi ha voce in capitolo, e con quale peso.
     

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