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  1. Ennio Alessandro Rossi

    Ennio Alessandro Rossi Membro dello Staff

    Professionista
    La normativa vigente sull’ ampliamento dei fabbricati ( c.d. piano casa) porterà benefici occupazionali limitati perché limitata è la sua portata ; la norma si rivolge prevalentemente a chi ha una villetta singola; ma la maggioranza della popolazione (12 milioni di famiglie solo nel condominio classico) vive in abitazioni multi familiari in cui l’agevolazione suddetta è in fatto di difficile applicazione per uno e più motivi.(es : opposizione dei vicini)

    La proposta seguente non si sovrappone al “piano casa” ( se così fosse porterebbe confusione, cosa di cui in questo particolare periodo non se ne sente proprio il bisogno) ma ne costituirebbe un’ alternativa che punterebbe al “ bersaglio grosso”, ossia all’80% delle unità abitative obsolete e senescenti comunque detenute.

    OBBIETTIVO : La proposta aspira a: 1) stimolare l’occupazione, l’economia in genere ed il settore edilizio in particolare che con sè traina l’indotto rappresentato da 38 altre categorie economiche fondamentali (vetrai, falegnami, geometri, fabbri, termotecnici, cavatori, edili, tinteggiatori, commercianti ferro e fabbri, ingegneri installatori e produttori di serramenti, verniciatori, notai, agenzie immobiliari etc.); 2) recuperare il patrimonio edilizio esistente, energivoro ed obsoleto 3) limitare la creazione di nuove costruzioni che “mangiano territorio” e impattano in modo nefasto sul paesaggio ( pertanto ci sarebbe il favore anche delle forze politiche rosso-verdi ; 4) di aumentare il gettito fiscale perché il compratore privato verserà IVA “sonante” all’ erario ( tale imposta costituisce effettivo gettito allorquando, a cascata, ricade sul consumatore finale); 5) stimolare la locazione a canoni calmierati 6), stimolare la vendita ad acquirenti prima casa , 7). Potrebbe essere allargata - nell’ambito dell'occasionalità- anche all ‘iniziativa di privati che volessero acquistare una seconda casa per ristrutturare e vendere con un piccolo guadagno. In tal caso all’ investitore privato acquirente di II casa che avesse pagato imposte IVA o di registro al 10% se rivendesse la casa ristrutturata ad acquirente prima casa entro 4 anni dall’acquisto, potrebbe maturare il diritto ad un credito di imposta in ragione del 9% da far valere nel limite dell ‘ imposta derivante da plusvalenza.
    In sostanza il fisco incasserebbe l’ 1% subito ed il 4% dopo il periodo di sospensione fruito per ristrutturare la casa. In caso di immobilità invece non incasserebbe nulla

    CONCETTUALMENTE la proposta prevede la possibilità per l’ impresa di costruzione ( o per il non imprenditore nel limite di una o due operazioni, diversamente ci vuole la partita IVA ) di acquistare da un privato una unità abitativa da sottoporre a ristrutturazione pagando un imposta unica dell’ 1% complessivo contro l’ attuale 10%. (imposta registro, catastali, ipotecarie) . In pratica se l’impresa comperasse una unità abitativa di 200.000,00 euro da un privato oggi pagherebbe 20.000,00 euro ; secondo la proposta ne pagherebbe 2.000,00; ne resterebbero altri 18.000 da indirizzare all’intervento manutentivo.
    L’ agevolazione dovrebbe prevedere oneri ed onori .
    L’onere del rispetto delle normative sulla sicurezza del lavoro, del rispetto della normativa edilizia per le nuove costruzioni (risparmio energetico, antisismico, etc); l’onere della rivendita dell’ unità abitativa entro 4 anni da parte dell’impresa o di affittala a canone convenzionato .
    Le agevolazioni potrebbero consistere nell’ alleggerimento dell’imposta all’ 1% come già illustrato, nella possibilità di recuperare IVA da parte di ogni tipo di imprenditore che si cimentasse nella ristrutturazione , nel sensibile alleggerimento degli oneri di urbanizzazione e costi di costruzione da parte del Comune , nella applicazione dell’ IRPEF secca del 20% su redditi da locazione o sulla plusvalenza dell’ operazione occasionale derivante da rivendita entro 4 anni, ad acquirenti prima casa .

    In sintesi: vantaggi occupazionali e di riqualificazione edilizia , vantaggi per l’ erario che vedrebbe aumentato il proprio gettito ; se il settore rimane fermo invece non incassa nulla

    APPENDICE
    In fatto si tratta di ampliare notevolmente i soggetti attori che potrebbero fruire dell’applicazione di una norma già vigente ma operante solo nell’ambito ristretto di alcune imprese all’ interno di attività di imprese e comunque penalizzante causa l’ impossibilità di recuperare l’ IVA pagata ai fornitori per l’effetto di un meccanismo tecnico denominato “pro-rata”.
    La norma di riferimento già applicata è quella disciplinata dal dpr 131/86 , articolo 1.Tariffa, Parte I.ma, che testualmente cita : Compete Imposta ridotta all’ 1%: "Se il trasferimento avente per oggetto fabbricati o porzione di fabbricato è esente dall’ IVA ai sensi dell’art. 10 primo comma, numero 8-bis, del Dpr 633/72 ed è effettuato nei confronti di imprese che hanno per oggetto esclusivo o principale dell’attività esercitata la rivendita di beni immobili, a condizione che nell’atto l’acquirente (n.d.A: società) dichiari che intende trasferirli entro tre anni”

    NOTA CONCLUSIVA. Leggo stamani su un sito qualificato (articolo scritto dal un buon giornalista del sole 24 ore , Maurizio Cannone, con cui sono in contatto ) che l'ANC e Lega Coop. sono disperate perchè si teme una ulteriore contrazione del 30% dell occupazione del settore edile. Chiedono al Governo interveni efficaci petr stimolare edilizia ed occupazione. Tale "grido" mi ha indotto ad elaborare questa porposta che vorrei inviare a
    vari parlamentari
    Ma prima di farlo chiedo agli amici di Propit ( faccio un insomma un piccolo sondaggio) cosa ne pensano.
    Vi sarei grato ricevere vostri commenti
     
    A Adriano Giacomelli e piace questo messaggio.
  2. ralf

    ralf Nuovo Iscritto

    ciao Ennio alcune considerazioni volanti senza entrare nel tecnico dell'ipotesi.
    Concettualmente interessante ma si scontra con la situazione generale.
    Chi oggi acquista un immobile da ristrutturare e rivendere?
    -Il mercato è fermo
    -Le banche non concedono finanziamenti alle imprese piccole o grandi che siano, in particolare nel settore costruzioni.
    -Le banche non concedono facilmente mutui a privati per l'acquisto della prima casa per importi sino al 100% come la situazione richiederebbe.
    Il Ministro dell'economia ha preannunciato una serie rilevanti di interventi al fine di risparmiare e/o riempire le casse,
    quindi sarà difficile che appoggi sconti fiscali.
    Purtroppo è questa la situazione con cui va a scontrarsi il tuo progetto, che indubbiamente parte da premesse vere e logiche.
    Sentiamo altri :D
     
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  3. Adriano Giacomelli

    Adriano Giacomelli Membro dello Staff

    Proprietario di Casa
    Caro Ennio, la tua idea, perfettibile o meno, è ottima. La rivalutazione dei fabbricati esistenti, fatiscenti, abbandonati, pensiamo ai tanti fabbricati rurali sparsi per le nostre campagne e periferie, avrebbe un beneficio straordinario per:
    1) Il paesaggio che verrebbe valorizzato. 2) Eviterebbe ulteriore sottrazione di terreno coltivabile per edificare. 3) Le spese urbanistiche sarebbero contenute, questi fabbricati, sono gia' serviti da elettrificazione, spesso da impianti fognari, rientrano nel contesto urbano e quindi servizi scuolabus, recapito posta. 4) L'utilizzatore finale, potrebbe godere di unità particolarmente generose di cubatura, essendo case realizzate in altre epoche. 5) I proprietari di questi ruderi, avrebbero una insperata possibilità di monetizzare, stimolando l'economia, oggi, ferma. 6) sarebbe come mettere mano ad una riserva finanziaria, con innegabili effetti economici. 7) in anni di scarso finanziamento da parte bancaria, non possiamo scordare che in questi contesti, IVA agevolata e immobili parzialmente edificati, ci sarebbe un risparmio nell'edificare.
     
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