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  1. maidealista

    maidealista Fondatore Membro dello Staff

    Proprietario di Casa
    La Stampa 13 Dicembre 2010
    LUCA RICOLFI
    C’è qualcosa di surreale nel dibattito di questi mesi in Italia. Se provate a fare una statistica delle parole più ripetute da giornali e televisioni troverete che sono parole come Berlusconi, Fini, Bocchino, Fli, fiducia, sfiducia, maggioranza, voto. Da mesi l’Italia è appesa a un malsano sentimento di sospensione, di incertezza, di attesa. Prima l’attesa per il discorso di Fini a Mirabello (5 settembre), poi quella per il discorso di Berlusconi in parlamento (voto di fiducia del 29 settembre), poi quella per il discorso di Fini a Bastia Umbra (7 novembre), infine quella per il discorso che Berlusconi terrà domani, seguito dal doppio voto di fiducia (al Senato) e di sfiducia (alla Camera). In mezzo le esternazioni di Bersani, di Casini, di Bocchino, le decine e decine di interviste dei leader minori, per non parlare delle penose conferenze stampa dei parlamentari in procinto di cambiare bandiera.

    E tutto questo per che cosa? Per un voto che, comunque vada, servirà solo a decidere una manche della partita a tennis che Berlusconi e Fini da due anni stanno giocando sulla pelle di tutti noi. Vista dall’esterno, ad esempio da un qualsiasi Paese europeo, è una situazione ridicola, per non dire tragica.

    Mentre il mondo vive una delle più drammatiche crisi dei rapporti internazionali dai tempi della caduta del Muro di Berlino, mentre le economie avanzate si trovano di fronte a rischi immensi (da una stagnazione di anni, fino al crollo dell’euro e del dollaro), mentre gli esperti si dividono sulle migliori terapie da adottare, noi - e dicendo noi parlo innanzitutto dell’informazione - perdiamo ancora del tempo e dell’attenzione a interpretare una frase di Bocchino, a decodificare una battuta di Bossi, a indovinare le intenzioni di un parlamentare «corteggiato» (per non dire altro). Un doppio provincialismo attanaglia il discorso pubblico: siamo provinciali perché parliamo sempre e solo dell’Italia, ma siamo provinciali anche perché, con gli immensi problemi economico-sociali che l’Italia ha di fronte, con le enormi difficoltà che ci attendono, permettiamo al nostro ceto politico di baloccarsi nei suoi giochi di palazzo, nelle sue vanità, nelle sue miserevoli rivalità personali, senza mai metterlo di fronte alle sue responsabilità vere. Che non sono di salvare un governo, o di costituirne uno nuovo, ma di offrire soluzioni credibili. Possibilmente più credibili di quelle che l’attuale governo ha fornito fin qui. A me non pare che i protagonisti dell’attuale tempesta in un bicchier d’acqua parlamentare lo stiano facendo. Non mi pare che siano minimamente credibili.

    Non è credibile Berlusconi, che si è permesso il lusso di governare mediocremente in una situazione che avrebbe richiesto ben altre priorità (quanto tempo è stato dissipato sui problemi giudiziari del premier?) e ben altro coraggio (come si può pensare di combattere gli sprechi con i tagli lineari?).

    Non è credibile Fini, la cui giusta battaglia per una destra moderna (e normale) è compromessa dai modi in cui viene combattuta e dai soggetti che la conducono. Agli osservatori non accecati dalla passione politica è fin troppo evidente che la scoperta dei limiti del berlusconismo è tardiva, strumentale e insincera. E ancor più evidente è la scorrettezza di combattere una rancorosa guerra politico-personale dalla posizione di presidente della Camera, una scorrettezza istituzionale che le opposizioni non stigmatizzano solo perché, in questa fase, fa loro gioco.

    Ma non è credibile, purtroppo, neppure Bersani. Il quale ha perfettamente ragione quando dice che, con i mercati finanziari in agguato, con gli enormi problemi del nostro debito pubblico, non possiamo permetterci di andare alle urne ora. Ma dimentica di aggiungere che, altrettanto se non più pericolosa per la stabilità dell’economia, è la prospettiva su cui l’opposizione di sinistra mostra di giocare le sue carte: quella dell’apertura di una «fase nuova», una stagione di negoziati e manovre politiche il cui sbocco sembra essere un governo degli sconfitti alle ultime elezioni, pudicamente battezzato «governo di responsabilità istituzionale».

    Non sono fra quanti assumono che siamo ormai fuori dal regime parlamentare, e che quindi la caduta di un governo implichi automaticamente il ritorno alle urne. Su questo la penso come Giovanni Sartori: la flessibilità dei regimi parlamentari, in virtù della quale, caduta una maggioranza, si può tentare di costituirne un’altra, non è un difetto ma semmai un pregio di tali regimi. Però est modus in rebus. Un conto è ritoccare una maggioranza, un conto è capovolgerla. E, anche ammesso che si voglia e si possa varare un governo degli sconfitti, il punto essenziale è uno solo: un governo per fare cosa?

    E’ qui che l’opposizione rivela tutta la sua inconsistenza. Non solo perché è divisa persino sulla legge elettorale (l’unico suo vero cavallo di battaglia), ma perché nessuno ha finora prodotto risposte convincenti alle domande fondamentali. Ad esempio: sulla politica economico-sociale seguireste le idee di Ichino o quelle di Vendola? Quelle dell’ala riformista del Pd o quelle della CGIL? Ancora più sacrifici per ridurre le tasse sui produttori, o più spesa per salvare l’università, la ricerca, la cultura? Un federalismo più responsabile o più solidale? E soprattutto, visto che la torta non cresce più, dove trovare i quattrini di cui c’è bisogno?

    Né basta rispondere con le solite formule: riduzione dei costi della politica, contrasto all’evasione fiscale, lotta alle rendite. Su quei versanti le risorse ulteriori che si possono reperire in tempi brevi sono molto scarse (costi della politica), o sono già contabilizzate fin troppo ottimisticamente nella manovra finanziaria (evasione fiscale), o sono armi a doppio taglio (che ne sarebbe delle aste sui titoli di Stato se, in questo frangente, l’Italia decidesse di tassarli di più?). Sono convinto anch’io che ci voglia una nuova agenda economica, e che il prudente attendismo di Tremonti non basti più. Ma il punto è che chiunque aspiri a guidare una nuova politica economica e sociale non può cavarsela con formule propagandistiche. Perché il primo problema di qualsiasi governo europeo in questa fase non è di convincere i propri cittadini, ma di convincere anche i mercati. La mia impressione è che molti critici di Tremonti semplicemente non si rendano conto degli ordini di grandezza in gioco: mentre si discute di alcune centinaia di milioni in più o in meno a qualche ente locale o ministero o istituzione, non ci si rende conto che un aumento anche di un solo punto del costo del nostro debito pubblico ci può presentare, di colpo, un conto da 18 miliardi di euro all’anno, una somma pari ad una Finanziaria e 50-100 volte superiore alle cifre di cui con tanto accanimento si parla e si negozia in questa stagione di tagli.

    Per questo la vacuità dell’opposizione è un problema per l’Italia. Se cacciare Berlusconi, o «aprire una nuova fase», bastasse per avviarci a una soluzione dei nostri problemi, non troveremmo nulla di preoccupante nella deriva identitaria del Pd, nel tentativo di Bersani di «scaldare i cuori» più e meglio di Nichi Vendola. Ma purtroppo non è così. Il rischio non è che Berlusconi resti in sella, visto che al suo disarcionamento stanno già lavorando il tempo, la (non infinita) pazienza degli italiani, nonché la sua attitudine ad «autoribaltarsi», come causticamente ha fatto notare Bersani. Il rischio vero è che, nel momento in cui Berlusconi sarà costretto a farsi da parte, non ci sia nessuno abbastanza credibile, e abbastanza ferrato, da saper portare la nave dell’Italia al riparo dalla tempesta che l’attende.

    LUCA RICOLFI

    Fonte > La Stampa.it
     
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  2. Marco Costa

    Marco Costa Membro dello Staff

    per portare tutti i parlamentari (destra centro e sinistra) a quel tot di giorni di permanenza indispensabili per poter usufruire dei consistenti vitalizi alla faccia delle pensioni dei comuni cittadini sempre piu' ridotte e procastinate

    il mio personale giudizio e ' che questo e' un' Articolo purtroppo troppo vero e drammaticamente realistico specialmente nella sua conclusione (ultimo pensiero)

    saluti ed auguri Marco
     
  3. bolognaprogramme

    bolognaprogramme Membro Assiduo

    Professionista
    Sottoscrivo dalla prima all'ultima parola.

    E' esattamente quello che penso e che spero pensino molti italiani, ulteriormente disillusi dalle vergognose vicende quotidiane...

    Aggiungerei che adesso abbiamo un'altra data di riferimento: il 15 gennaio, quando la Consulta delibererà sul legittimo impedimento...
    Io non posso più. Non so voi....

    Silvana
     
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  4. felixgiovanni

    felixgiovanni Nuovo Iscritto

    Anche io mi sento di condividere appieno, in via generale, tutte le osservazioni mosse, ma non riesco a fingere di non patire le bizzarrie che poco hanno a che fare con onestà intellettuali, nell’incedere della civiltà democratica, malauguratamente ben sostenute dai soggetti designati come garanti del popolo, così generosamente compensati per tale finalità, ma mai sazi. Eccone alcune: 1) ) dissipare risorse collettive per la propria causa, confezionandone pubblica necessità, facendo ritenere solo per sé sempre tutto possibile; 2) disparità di trattamento nell’applicare le regole per amici o parenti, propri o di autorità, ..anche straniere; 3) far intralciare ogni attenzione tormentando con repliche assillanti fatti marginali, come i 70 mq del dilemma tullianico, mai contrapposti alle cospicue consistenze ..disseminate ovunque o …ad eventi indecenti; 4) passare su frasi del tipo “…non so chi mi ha comprato casa…”; 5) stimolare con patteggiamenti la perspicacia degli evasori e degli abusivi, insidiando ripensamenti nei rispettosi; 6) sostenere piani per favorire la compravendita da privati di ciò che si vuol far passare per qualità.. non solo nell’istruzione, ponendo purtroppo fine anche alle barzellette “culturali” alla Totti/Del Piero; 7) carpire consensi ad ogni costo, premiando materialmente chi confluisce, umiliando sagacemente chi diverge; 8) mitigare informativa di prima pagina tipo quella del “libero” del 15 dicembre; 9) definire fannullone chiunque osi dissociarsi dalla adulazione; 10) screditare le variopinte osservazioni che piovono da oltrefrontiera e mentire spudoratamente sui bilanci interni.
    Anche per quanto innanzi non riesco a intravedere un futuro degno per i miei figli…
    Colgo il momento per augurare a tutti che, alla fine, prevalgano sempre l'equilibrio e il buon senso, in modo che vi siano condizioni sempre più favorevoli al rispetto reciproco, aprendo a suggerimenti senza alcun pregiudizio, nella fermezza del rispetto delle regole per chiunque, pur tollerando fatti episodici, decentrandoli ad un confronto pacifico e costruttivo…
     
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  5. bolognaprogramme

    bolognaprogramme Membro Assiduo

    Professionista
    Aggiungerei anche che si è gridato allo scandalo x Fini & company che hanno "disatteso il mandato elettorale" uscendo dalla maggioranza, ma nessuno ha ugualmente sottolineato che anche tutti i parlamentari oggetto dello shopping natalizio del PDL hanno disatteso tale mandato... O no ??

    Cosa dire....

    Credo comunque che se anche i nostri governanti - e tutta la classe politica, nessuno escluso... - leggessero quello che pensa veramente il tanto conclamato "popolo italiano", se ne fregherebbero altamente, tanto là sono e là tentano di rimanere...
    Che schifo.:rabbia::rabbia::rabbia::disappunto::disappunto::disappunto:

    Silvana
     

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