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  1. Adriano Giacomelli

    Adriano Giacomelli Membro dello Staff

    Proprietario di Casa
    buongiorno, ma in questo mondo in continua evoluzione, se una unità di 5 vani direzionale a/10, viene eretta una parete in cartonassero che dimezza uno dei vani più grandi, salvaguardando dimensioni minime e rapporti di luce e cubature, si commette una irregolarità? la temporaneità dell'opera può essere sanzionata?
    Grazie
     
  2. raffaelemaria

    raffaelemaria Membro Assiduo

    Professionista
    Purtroppo le nostre leggi prevedono che qualsiasi intervento interno alle U.I. debba essere dichiarata, in questo caso asseverata da un professionista e aggiornata catastalmente. Queste sono le assurdità che generano l'abusivismo.
     
    A fanny piace questo elemento.
  3. Gianco

    Gianco Membro Storico

    Professionista
    Se le pareti divisorie sono amovibili e/o a carattere provvisorio, non è necessario fare alcuna comunicazione o variazione.
     
  4. griz

    griz Membro Senior

    Professionista
    il cartongesso normalmente è una parete fissa, si fanno fori nel pavimento e nel soffittoper fissarla, potrebbe però anche essere interpretata come un arredo se asportato al momento dell'abbandono dell'immobile da parte dell'utente. Ai posteri l'ardua sentenza.
    però una riflessione: chi potrebbe arrivare a notare una parete in più e denunciarla al comune? Asporetandola come un arredo non ci sarà più, resteranno i fori nel pavimento dei quali un arredo solitamente non necessita
     
  5. Gianco

    Gianco Membro Storico

    Professionista
    In questi giorni sto procedendo all'accatastamento di un grosso negozio di mobili nel mio paese. Si sviluppa per circa 1500 mq/piano per tre piani di esposizione. Ogni ambiente è arredato all'interno di pareti divisorie realizzate con il cartongesso. Evidentemente ad ogni rinnovo dell'esposizione ed in questo periodo è chiuso per questa operazione tutte le pareti vanno eliminate e ricostruite in funzione della nuova produzione da esporre. Capite bene che la planimetria catastale deve limitarsi alla solastruttura in cemento armato dei locali espositivi, ovviamente perimetrati con la muratura di tamponamento.
     
  6. griz

    griz Membro Senior

    Professionista
    secondo me le pareti che si realizzano per i negozi di arredo hanno come supporto dei pilatrini fissati a soffitto e pavimento con dei piedini a vite così smantellandole non si vede nulla, la parete di un ufficio invece dovrà essere realizzata in modo normale, comunque credo possa valere sempre il discorso sopra
     
  7. Marco Giovannelli

    Marco Giovannelli Membro dello Staff

    Professionista
    io condivido il pensiero di griz. la variazione è da denunciare e riaccatastare. Tutto sommato è evidente il fatto che la diversa distribuzione degli spazi interni di un abitazione/ufficio non può essere paragonata a quella di un locale commerciale ( la prima rendita espressa in vani la seconda in mq). Se ci pensi la variazione cambia la rendita nella prima e non nella seconda.

    saluti
     
  8. griz

    griz Membro Senior

    Professionista
    In realtà io sostengo che se si vuoel si può anche realizzare il divisorio in cartongesso senza progetto e variazione catastale, è contro norma a voler essere precisi ma se si asporta alla scadenza del contratto senza lasciare traccia, non vedo problemi, è come se mettessi una libreria a soffitto per separare 2 spazi
     
  9. Marco Giovannelli

    Marco Giovannelli Membro dello Staff

    Professionista
    avevo capito male allora. comunque rinnovo la mia interpretazione di cui al messaggio 7.

    saluti
     
  10. Adriano Giacomelli

    Adriano Giacomelli Membro dello Staff

    Proprietario di Casa
    Grazie a tutti, volevo capire come una divisione di un vano grande, porta ad una variazione della rendita catastale? Giovannelli ne ha fatto cenno.
    Grazie
     
  11. griz

    griz Membro Senior

    Professionista
    non è detto che la rendita cambi, si tratta di fare una simulazione
     
  12. Gianco

    Gianco Membro Storico

    Professionista
    Ogni vano, non locale deposito, anche inferiore ai 9 mq viene conteggiato un vano, anche se le norme, D.P.R. 597 del 29/9/1973, prevede per la cat. A/2 min. 10 max. 30, per A/3 9-27. L'eccedenza viene considerata mezzo vano, ovvero tanti vani quanto previsto dal max. e mezzo vano per l'ulteriore eccedenza. I vani accessori: ripostigli, servizi igienici, ciascun disimpegno, vengono conteggiati pari ad 1/3 di vano. La somma va arrotondata al vano o mezzo vano.
     
    A Adriano Giacomelli piace questo elemento.
  13. griz

    griz Membro Senior

    Professionista
    appunto :)
     
  14. Nemesis

    Nemesis Membro Storico

    Proprietario di Casa
    Sicuro che sia quella la norma che prevede ciò? E che quelle dimensioni siano le stesse su tutto il territorio della Repubblica?
     
  15. Gianco

    Gianco Membro Storico

    Professionista
    Questa è la mia sorgente.
     

    Files Allegati:

  16. Nemesis

    Nemesis Membro Storico

    Proprietario di Casa
    Quindi non è il D.P.R. n. 597/1973 che prevede quanto avevi scritto.
    Ma nemmeno questa tua "sorgente" lo prevede.
     
  17. Gianco

    Gianco Membro Storico

    Professionista
    Forse da qua è più comprensibile.
    1 - PREMESSA
    Le note che seguono hanno lo scopo di inquadrare,
    in modo semplice, quanto necessita per la determinazione
    della cosiddetta rendita presunta dei fabbricati ai fini della
    compilazione della dichiarazione dei redditi. Dopo aver brevemente
    richiamato l'attenzione sul concetto di reddito dei fabbricati,
    stabilito dal D.P.R. 597/73 (I.R.Pe.F.) e sulle definizioni
    catastali ad esso connesse, saranno riassunti i risultati di esperienze
    acquisite dai tecnici catastali nell'accertamento delle
    unità immobiliari urbane.
    2 - QUADRO LEGISLATIVO
    2.1. D.P.R. 597 del 29/9/1973
    2.1.1. REDDITI DEI FABBRICATI
    Il reddito dei fabbricati è quello derivante dal possesso
    a titolo di proprietà, usufrutto o altro diritto reale, di costruzioni
    stabili o porzioni di esse di qualsiasi specie e destinazione
    esistenti sul suolo o nel sottosuolo suscettibile di reddito
    autonomo. (art. 32). Non danno luogo a reddito dei fabbricati:
    - le costruzioni rurali appartenenti al possessore dei terreni
    cui servono e destinate ad abitazione delle persone
    addette alla coltivazione della terra, al ricovero degli
    animali, delle macchine ecc. (art. 39);
    - gli impianti destinati ad attività commerciali (uffici
    commerciali, magazzini, capannoni) ove il possessore
    eserciti direttamente l'attività (art. 40);
    - i fabbricati destinati esclusivamente all'esercizio del
    culto, e quelli esistenti nei cimiteri e loro dipendenze
    (art. 82).
    2.1.2. DETERMINAZIONE DEL REDDITO
    Il reddito è costituito dal reddito medio ordinario al
    netto delle spese di riparazione e manutenzione e di ogni altra
    spesa operata, determinato secondo le norme de1la legge
    catastale mediante l'applicazione delle tariffe di estimo stabilite
    per ciascuna categoria e classe - ovvero per i fabbricati a
    destinazione speciale o particolare, mediante stima diretta
    (art. 34).
    Fino alla revisione delle tariffe di estimo il reddito va
    determinato moltiplicando le rendite di ciascuna unità immobiliare
    iscritta nel catasto per i coefficienti di rivalutazione stabiliti
    annualmente (art. 88).
    Il reddito delle unità immobiliari non ancora iscritte in
    Catasto è determinato, fino all’iscrizione, comparativamente a
    quello delle unità immobiliari similari già iscritte (art. 34).
    2.2. LEGGI CATASTALI
    Allo scopo di rendere più chiaro possibile la trattazione,
    si riporta brevemente il quadro legislativo relativo alle
    iscrizioni catastali trattando in seguito quelle definizioni che
    concorrono alla determinazione della rendita catastale reale o
    presunta. A tale proposito si farà riferimento alla sola rendita
    catastale in quanto quest'ulti- ma diventa presunta quando
    l'unità immobiliare interessata non è censita in Catasto.
    La legge fondamentale istitutiva del "Nuovo Catasto
    Edilizio Urbano" è la n. 1249 dell'11 Agosto 1939 che ha convertito
    con modifiche il R.D. n. 652 del 13 Aprile 1939 riguardante
    l'accertamento generale dei fabbricati urbani, la rivalutazione
    del relativo reddito e la formazione del Nuovo Catasto
    Edilizio Urbano. Successivamente tale legge è stata modificata
    con il D.L. 514 del 8 Aprile 1948.
    Il regolamento per la formazione del nuovo Catasto
    edilizio urbano è stato approvato con il D.P.R. n. 1142 del 1°
    Dicembre 1949.
    Dopo circa vent’anni e precisamente nel 1969 è intervenuta
    la legge 629 del 1° Ottobre 1969 che dett a norme
    sulla semplificazione delle procedure catastali, ma non ha
    modificato in modo sostanziale le precedenti norme.
    2.2.1. OGGETTO DELL'ACCERTAMENTO E RENDITA
    CATASTALE
    Presupposto dell'imposta sui fabbricati è "il possesso
    a titolo di proprietà, usufrutto o altro diritto reale, di costruzioni
    o porzioni di costruzioni stabili di qualsiasi specie e destinazione
    esistenti sul suolo e nel sottosuolo o assicurate stabilmente
    alla terra, suscettibili di un reddito autonomo".
    Agli effetti dell'imposta deve intendersi per fabbricato
    ogni combinazione di materiali di qualsiasi genere saldamente
    connessi, in modo da formare un tutto omogeneo di
    forma particolare e prestabilita, atto all'uso cui la costruzione è
    destinata e l'espressione stabile costruzione altro non significhi
    se non la definitiva permanenza dell'edificio nel luogo in
    cui è posto per sua espressa destinazione, di guisa che non
    possa rimuoversi, per trasportarlo da un luogo all'altro senza
    scomporlo almeno in parte, rompendo o distruggendo le aderenze
    che lo tengono avvinto stabilmente al suolo.
    L'accertamento generale degli immobili urbano è fatto
    per unità immobiliare considerando unità immobiliare urbana
    ogni parte di immobile che, nello stato in cui si trova, è di
    per se stessa utile e atta a produrre un reddito proprio.
    Sono esclusi dall'accertamento: i fabbricati rurali, i
    fabbricati di proprietà della Santa Sede di cui agli articoli 13,
    14, 15 e 16 del Trattato Lateranense 11 Febbraio 1929.
    Per la determinazione della rendita, le unità immobiliari
    di ciascun comune o porzione di comune sono distinte, a
    seconda delle loro condizioni estrinseche ed intrinseche, in
    categoria e ciascuna categoria in classi. Da ciò discende, per
    quanto concerne l'istituto del catasto, che l'oggetto dell'accertamento
    non è più il fabbricato ma una nuova entità, l'unità
    immobiliare urbana, e che le unità immobiliari non vengono
    considerate, individualmente, ai fini della determinazione della
    rendita, ma come appartenenti a determinate categorie (v.
    elenco categorie catastali). Tale catalogazione, per potere
    caratterizzare adeguatamente le unità immobiliari di una determinata
    categoria ai fini della formazione di un catasto per
    classi e tariffe, che deve fornirci, in definitiva, il reddito ordinario
    medio di ciascuna unità immobiliare urbana, deve essere
    completata con una ulteriore suddivisione di ciascuna categoria
    in gruppi di unità caratterizzati da un grado di merito comparabile
    entro certi limiti - cioè con la suddivisione in classi.
    Tale classificazione si esegue solo per i gruppi A, B,
    C e per distinguere le varie classi di ogni categoria si adotta
    una numerazione ordinale aperta - cioè non limitata - verso
    l'alto, nella quale la prima classe, a differenza di quanto avviene
    nel Catasto Terreni, è attribuita al grado di merito più basso,
    con un salto fra ogni classe pari al 20% della tariffa della
    classe inferiore. Determinato il numero delle classi nelle quali
    ciascuna categoria deve essere divisa si procede al riconoscimento
    ed alla identificazione di un certo numero di unità
    tipo che siano atte a rappresentare per ciascuna classe il merito
    medio delle unità immobiliari che vi devono essere comprese.
    Eseguite le operazioni anzidette, viene compilato il
    quadro delle categorie e classi della zona censuaria, che può
    rappresentare un intero Comune o porzioni di esso, il quale
    contiene l'elencazione delle categorie riscontrate nella zona
    Categorie Catastali - Metodologie - Abitazioni lusso.doc
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    stessa, le classi in cui ciascuna è stata suddivisa ed i dati di
    identificazione e descrizione delle unità immobiliari scelte come
    unità tipo per ciascuna classe.
    Il quadro è completato, inoltre, dalle tariffe la cui determinazione
    è stata fatta con riferimento agli elementi economici
    ordinari del triennio 1937/1939 e limitatamente per i
    gruppi di categoria A,B,C. Per ogni classe la tariffa esprime in
    moneta legale la rendita catastale riferita all'unità di consistenza
    (vano per il gruppo A, mc. per il gruppo B e mq. per il gruppo
    C). Pertanto la rendita catastale per le categorie racchiuse
    nei gruppi A,B,C si determina moltiplicando la tariffa della categoria
    e classe attribuita a ciascuna Unità immobiliare con la
    sua consistenza. La rendita catastale, invece, per le categorie
    D ed E si determina mediante stima diretta caso per caso.
    In definitiva per determinare la rendita catastale per i
    soli gruppi A,B,C sono necessarie due operazioni preliminari:
    - Classamento
    - Consistenza
    Con il classamento si individua il gradino di appartenenza
    dell'unità immobiliare nel quadro di categoria e classi e
    di conseguenza la rendita unitaria dell'unità stessa. L'operazione
    avviene innanzitutto mediante il confronto dell'unità da
    classare con l'unità tipo della zona censuaria di appartenenza
    e secondariamente il confronto si estende ad altre unità già in
    precedenza classate, attraverso le caratteristiche intrinseche
    ed estrinseche dell'unità da classare.
    Con la consistenza si determina l'altro elemento
    censuario che caratterizza l'unità stessa nel Catasto. La misura
    della consistenza viene effettuata in base a parametri differenti
    secondo l'appartenenza dell'unità immobiliare ad uno dei
    tre gruppi A,B,C come meglio di seguito specificato.
    A questo punto il calcolo della rendita catastale è
    immediato; basta moltiplicare la rendita unitaria, individuata
    con il classamento, con il risultato della consistenza.
    3 - DETERMINAZIONE DELLA "RENDITA PRESUNTA"
    Pur tenendo ben presente i limiti e lo scopo di queste
    note, non possiamo non richiamare l'attenzione del lettore
    sulla delicatezza delle operazioni di classamento. Esse se affrontate
    con il dovuto rigore, richiedono una profonda conoscenza
    sia delle norme catastali sia di quanto è stato precedentemente
    classato sul territorio. E' noto a tutti che non sempre
    la rigidità delle norme ha permesso l'adeguamento di quest'ultime
    alla profonda trasformazione delle nuove esigenze
    tipologiche richieste dal vivere moderno.
    Al fine però di permettere in ogni caso la determinazione
    della rendita presunta delle unità immobiliari urbane,
    considerati i presupposti legislativi premessi, ci è lecito eseguire
    una schematizzazione del problema. Si segnala fin da
    adesso l'attenzione sul fatto che dovendo operare una scelta
    sulla base delle categorie e classi di unità similari già accertate
    in Catasto siamo obbligati a rispettare la metodologia di
    accertamento eseguita in precedenza anche se talvolta si rilevano
    incongruenze macroscopiche dei risultati di tale applicazione
    rispetto ai reali apprezzamenti del mercato immobiliare.
    Di seguito, quindi, verranno riportate alcune considerazioni
    in merito a tali problemi dettate dall'esperienza maturata
    dai tecnici catastali. Ciò verrà limitato agli immobili a
    destinazione ordinaria appartenenti, quindi, ai gruppi A, B e C.
    3.1. ASSUNZIONE DI CATEGORIA E CLASSE
    Prima di addentrarci nella trattazione conviene premettere
    alcune considerazioni pratiche di carattere generale
    relative alle operazioni di classamento svolte nella Provincia di
    Bologna.
    3.2. ZONE CENSUARIE
    Ogni Comune amministrativo della Provincia di Bologna,
    eccetto il capoluogo, rappresenta una singola zona
    censuaria. Il Comune di Bologna, invece, è suddiviso in due
    zone censuarie.
    3.3. QUADRO DELLE CATEGORIE E CLASSI
    Per ogni zona censuaria della Provincia (singolo
    Comune) o del capoluogo è compilato il quadro delle categorie
    e classi di cui fanno parte integrante le unità tipo delle singole
    categorie (dalle quali conviene prescindere dato lo scopo delle
    presenti note).
    Nell'ambito di tale quadro, come si è detto, dovrà individuarsi
    la categoria e classe dell'unità considerata. La categoria
    va assegnata in base alle caratteristiche intrinseche che
    determinano la destinazione ordinaria e permanente dell'unità
    immobiliare. La classe va assegnata sia in base alle caratteristiche
    estrinseche dell'unità immobiliare, sia in base a quelle
    intrinseche che non sono state considerate nel la scelta della
    categoria.
    Sono caratteristiche estrinseche l'ubicazione, la salubrità
    della zona, l'esistenza di servizi pubblici e privati, quali
    mercati rionali, scuole, poste, parchi pubblici ecc. Sono caratteristiche
    intrinseche, l'esposizione prevalente, le finiture, i
    materiali utilizzati, la dimensione dei vani in rapporto a quelli
    ritenuti normali ecc. Tralasciando per il momento l'individuazione
    della categoria, che verrà di seguito trattata, ci vogliamo
    soffermare sull'assegnazione della classe.
    Come si è riferito, la classe è elemento peculiare
    delle caratteristiche della zona cui è ubicata l'unità considerata.
    Per le nuove e/o recenti costruzioni, daremo la classe più
    alta a quegli immobili che sono situati nei centri storici o in
    prossimità di quest'ultimi. Assegneremo, invece, la penultima
    classe agli immobili ubicati nelle zone semiperiferiche e/o periferiche
    tenendo conto di quanto già detto. Generalmente viene
    assegnata la stessa classe a tutte le unità immobiliari appartenenti
    allo stesso fabbricato. Per le costruzioni già accertate,
    ma che sono oggetto di variazione, confermeremo invece per
    semplicità la classe già assegnata.
    Per quanto riguarda invece la individuazione della
    categoria ci limiteremo a fornire alcuni elementi relativi al solo
    gruppo D essendo quest'ultimo quello più oggetto di incertezze.
    Mentre sia per il gruppo A che per gli altri gruppi verrà indicata
    la metodologia di calcolo della consistenza catastale.
    3.4. IMMOBILI A DESTINAZIONE ORDINARIA -
    GRUPPO A
    Le varie categorie individuate nelle diverse zone
    censuarie all’epoca censuaria 1937-39 sono state sottoposte
    ad inevitabili adattamenti per il rapido sviluppo tecnologico
    urbano dal dopoguerra.
    In base alle unità tipo esistenti e agli accertamenti
    prevalentemente effettuati per confronto con le unità anzidette,
    si cerca tuttavia di interpretare in modo molto sintetico ed approssimativo
    i criteri da usare per la individuazione delle categorie
    in esame ad eccezione della A/1 (Abitazioni di tipo signorile)
    individuante prevalentemente abitazioni esistenti all'epoca
    censuaria di formazione del Catasto Urbano.
    A/2 – Abitazioni di tipo civile – Superficie vano utile minimo mq
    10 max mq 30
    Abitazioni con superficie complessiva e dimensione
    vani più estese rispetto a quelle economiche, con normali dotazioni
    tecnologiche e grado di rifinitura discrete, dotate di
    doppi servizi e con vistosa incidenza del reparto giorno (saloncino
    e ingresso) rispetto al reparto notte (camere da letto).
    (Nelle vecchie costruzioni elemento determinante si nota il
    doppio servizio).
    A/3 – Abitazioni di tipo economico – Superficie vano utile minimo
    mq 9 max mq 27
    Abitazioni bene disimpegnate, dotate di bagno (nelle
    recentissime costruzioni è già generalizzato anche il doppio
    servizio) e di impianto di riscaldamento, di consistenza anche
    piccola, fino al monolocale purché dotato di tutti i servizi. (Nelle
    vecchie costruzioni elementi determinanti e si nota il disimpegno
    dei vani e del servizio e si trovano anche unità prive di
    riscaldamento}.
    A/4 – Abitazioni di tipo popolare – Superficie vano utile minimo
    mq 8 max mq 24
    Abitazioni dotate di servizi ma con vani aventi altezze
    non normali oppure non disimpegnati, con caratteristiche
    modeste oppure prive di impianti di riscaldamento. (Nelle vecCategorie
    Catastali - Metodologie - Abitazioni lusso.doc
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    chie abitazioni elemento determinante si nota la mancanza di
    corridoi di disimpegno).
    A/5 – Abitazioni di tipo ultrapopolare – Superficie vano utile
    minimo mq 8 max mq 24
    Abitazioni con servizi esterni (inesistenti nelle recenti
    costruzioni).
    A/6 – Abitazioni di tipo rurale – Superficie vano utile minimo
    mq 8 max mq 24
    Abitazioni già esistenti nelle vecchie abitazioni rurali
    con le stesse caratteristiche dei vecchi fabbricati rurali ma tenute
    in uso da famiglie con attività estranea alla lavorazione
    del podere.
    A/7 – Abitazioni in villini – Superficie vano utile minimo mq 9
    max mq 27
    Abitazioni unifamiliari, dotate di normali servizi, con
    discrete rifiniture e con giardino ad uso esclusivo.
    A/8 – Abitazioni in ville – Superficie vano utile minimo mq 10
    max mq 30
    Abitazioni unifamiliari di notevole consistenza e con
    notevole giardino o parco.
    A/10 – Uffici – Superficie vano utile minimo mq 10 max mq 30
    In relazione a quanto sopra riportato si ritiene di precisare
    quanto segue: le categorie del gruppo A più ricorrenti
    sono A/2, A/3, A/7, A/10.
    La categoria A/2 è caratterizzata da finiture pregiate,
    in genere marmi, parquet in legno, ceramiche e gres ceramicato.
    Inoltre, come già detto, generalmente ha una notevole
    superficie utile (da 150 mq. in su) con una distribuzione funzionale
    che privilegia la zona giorno. Inoltre, è dotata di notevoli
    superfici terrazzate.
    La categoria A/3 è quella più ricorrente in Provincia
    di Bologna è generalmente è assegnata a tutte le costruzioni
    IACP e/o similari.
    La categoria A/7 si riscontra di più in collina e/o
    montagna dove sono presenti le cosiddette seconde case, sia
    unifamiliari che infamiliari. Recentemente viene assegnata
    anche alla costruzione a "schiera" quando quest’ultima è di
    notevole superficie (almeno 150 mq.) ed ha una corte esclusiva
    attrezzata a giardino.
    La categoria A/10 viene assegnata quando l'unità
    immobiliare ha tale destinazione permanente, è cioè priva di
    cucina ed ha impianti peculiari degli uffici.
    Il calcolo della consistenza in vani utili si determina
    conteggiando separatamente e sommando:
    1) i vani principali purché non inferiori al minimo stabilito
    per la categoria prescelta;
    2) come vano utile la cucina anche se di ampiezza inferiore
    a quella minima predetta purché fornita degli
    impianti necessari e con accesso di disimpegno o
    corridoi;
    3) accessori diretti strettamente necessari al servizio e
    al disimpegno dei vani principali (ingresso, corridoio,
    ripostiglio, cucinotto, vano inferiore al minimo) contando
    ogni vano accessorio per 1/3 di vano utile;
    4) accessori complementari (soffitte e cantine) contando
    ogni vano per 1/4 di vano utile;
    5) come ogni vano utile o frazione di vano utile, le eccedenze
    di superficie ricavate dal rapporto tra la
    somma delle eccedenze stesse e la superficie massima
    del vano. Esempio vano utile in abitazione di
    tipo civile mq. 42 il cui massimo è 30 mq: si ha mq
    42-30=12 /30 = 0,40 di vano utile.
    6) apportando al risultato del conteggio una aggiunta o
    detrazione nei limiti del 10% per tenere conto delle
    dipendenze ad uso comune od esclusivo (corti,
    giardini, terrazze. ecc) che aumentano le utilità o i
    comodi, sia per svantaggi, per gravami di servizi o
    altro.
    7) arrotondando, infine, il risultato del conteggio così
    eseguito al mezzo vano.
    Si determina quindi il reddito dell'unità moltiplicando
    la consistenza complessiva per la relativa tariffa della categoria
    e classe prescelta.
    3.5. IMMOBILI A DESTINAZIONE ORDINARIA -
    GRUPPO B (Abitazioni collettive)
    La consistenza catastale delle unità immobiliari si
    misura assumendo come elemento unitario il metro cubo e si
    computa:
    a) se trattasi di unità immobiliare occupanti interi edifici
    o porzioni di edifici per tutta la loro altezza, il volume
    si calcola, vuoto per pieno moltiplicando la superficie
    coperta per l'altezza totale dal piano dei vani situati
    più in basso al piano della terrazza, se l'edificio
    è coperto a terrazza o fino alla linea reale di gronda,
    se l'edificio è coperto a tetto inclinato, ma ha il sottotetto
    non utilizzabile, oppure fino all'altezza media
    della soffitta o del locale sottotetto, se il sottotetto è
    utilizzabile. Dal computo della superficie da prendere
    a base si deve escludere l'area occupata da cortili,
    da chiostrine scoperte o coperte, da semplice vetrate,
    da tettoie aperte o simili;
    b) se trattasi di unità immobiliari che non occupano da
    cielo a terra per tutta l’altezza, l’edificio o la porzione
    di edificio di cui fanno parte, il volume si calcola
    moltiplicando la superficie interna, di ciascun vano
    (principale o accessorio) per la rispettiva altezza tra
    pavimento e soffitto. Per i vani coperti a volte o a
    soffitti inclinati, e per i vani a pavimento inclinato, si
    assumerà l’altezza media, così da ottenere con il
    prodotto della superficie utile per l'altezza, la cubatura
    intera del vano;
    c) apportando al risultato del conteggio una aggiunta o
    detrazione nei limiti del 10% per tenere conto delle
    dipendenze ad uso comune od esclusivo che aumentano
    le utilità o i comodi, sia per svantaggi, per
    gravami di servizi od altro. Si determina la rendita
    catastale moltiplicando la consistenza complessiva
    per la tariffa della categoria e classe prescelta. Tali
    categoria e classe sono facilmente individuabili in
    funzione della destinazione permanente dell'unità e
    della zona in cui è ubicata l'unità stessa.
    3.6. IMMOBILI A DESTINAZIONE ORDINARIA -
    GRUPPO C
    La consistenza catastale delle unità immobiliari da
    accertarsi nella categoria del gruppo C si misura assumendo
    come elemento unitario il metro quadrato e si computa determinando
    in primi luogo le superfici interne (cioè quelle degli
    spazi comprese fra le pareti) degli ambienti principali ed accessori
    che costituiscono l'unità immobiliare. Dal computo sarà
    esclusa la superficie dei locali e delle aree che costituiscono
    le dipendenze (cioè tettoie, cortili giardini, ecc) siano esse
    ad uso comune o siano ad uso esclusivo.
    Si ottiene poi la consistenza catastale in metri quadrati
    sommando la superficie utile degli ambienti principali con
    la superficie utile degli ambienti accessori (ad eccezione dei
    soli negozi per i quali la superficie degli accessori deve essere
    ragguagliata alla superficie utile dei locali principali) e apportando
    al risultato del conteggio una aggiunta o detrazione nel
    limiti del 20% per i soli negozi e del 10% per le restanti categorie
    sia per tenere conto delle dipendenze ad uso comune ed
    esclusivo che aumentano le utilità e i comodi, sia per tenere
    conto di utilità e svantaggi derivanti da particolari rapporti dimensionali,
    posizioni d'angolo, ecc.
    Si determina quindi il reddito dell'unità immobiliare
    moltiplicando la consistenza complessiva arrotondata al metro
    quadrato per la relativa tariffa della categoria e classe prescelte,
    anche qui facilmente individuabili. La consistenza complessiva
    delle unità immobiliari con destinazione ordinaria ad
    uso negozi e botteghe quando esse comprendono locali accessori
    (retro botteghe, servizi, ecc) deve essere diminuita
    riducendo la superficie degli accessori in misura corrispondente
    alla loro minore produttività di reddito rispetto al locale principale
     
    A Daniele 78 e Adriano Giacomelli piace questo messaggio.
  18. Nemesis

    Nemesis Membro Storico

    Proprietario di Casa
    La legge è la n. 679/1969.
    Non è comprensibile la fonte normativa di tali valori.
    E se tali valori abbiano validità su tutto il territorio della Repubblica, dato che riporti un documento che fa (più volte) riferimento alla provincia di Bologna.
     
  19. Gianco

    Gianco Membro Storico

    Professionista
    Ritengo che i principi per la formazione delle tariffe catastali devono essere uguali in tutto il territorio della Repubblica, anche se quello riportato sia stato prodotto dalla provincia di Bologna.
    Comunque la dimensione del vano, differente per categoria, nel nostro caso può anche essere presa come indicazione non necessariamente vincolante.
     

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