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noodles

Nuovo Iscritto
Salve a tutti,
sarei grato a chi mi sapesse rispondere.

Ho firmato l'impegnativa per l'acquisto di un'immobile in costruzione (praticamente ormai
finito al 95%).
Mi sono stati consegnati i disegni della planimetria come (credo e ritengo con buona sicurezza)
da progetto.
Ho fornito immediatamente gli stessi disegni al mio mobiliere di fiducia, perché mi desse qualche
idea e disegnasse qualche progetto soprattutto per la cucina (abitabile, ma "frastagliata" dal punto
di visto di spigoli, angoli e reseghi).
Sono poi andato io stesso a prendere meglio determinate misure.
Solo allora mi sono spiacevolmente accorto che i muri della cucina NON sono stati realizzati come
nei disegni e piantine da me posseduti e che tra la parete attrettata e una finestra anziché esserci
75cm ce ne sono 50 scarsi.

E' stata tirata avanti la parete dove la cucina appoggerebbe e credo a questo punto che l'appartemento
anziché correre lungo due muri perimetrali dritti, corra con uno dritto ed uno caratterizzato in
pratica da una S.
Ne risulta che la superficie totale dell'appartamento sarà modificata (manco a dirlo in meno) di circa
1.5/2 mq.
Ma la mia preoccupazione è l'accatastamento, l'agibilità e quant'altro.
Ho chiesto spiegazioni e non me ne sono state fornite.
Anzi mi hanno detto che tutte le case risultano un poco diverse e che non mi devo certo impuntare
se una parete è "spostata" di 30 cm o meno.

Come mi devo comportare?
Grazie in anticpo
 

Ennio Alessandro Rossi

Membro dello Staff
Professionista
A parere di chi scrive essendo le differenze minime non dovrebbe subire problemi. Anche riguardo ai mobii è consuetudine procedere alle misurazioni effettive in loco e non sulla carta proprio per evitare quei disguidi che ora Lei sta lamentando.
Cordialità
 

noodles

Nuovo Iscritto
La ringrazio molto per la sua risposta.
Tuttavia non sono contento del fatto poiché il "difetto" è in cucina e costringe a ridisegnarla tutta, e con minori spazi di quelli pensati in origine.
E mi chiedo comunque come si possa montare una parete attrezzata a fianco (lato) di una porta finestra (impegno 60 cm per anta), con 45 cm di spazio disponibile, anziche i 70cm previsti.
Ricambio in ogni caso la sua premura e la sua celerità nel fornirmi almeno una rassicurazione "formale".
le auguro buon week-end
 

ralf

Nuovo Iscritto
Aggiungo alla risposta di Ennio che una volta ultimati i lavori l'impresa dovrà comunicarlo all'ufficio tecnico e che ogni opera è stata eseguita secondo i progetti licenziati. L'ufficio tecnico poi dovrebbe venire sul posto per le necessarie verifiche e concedere l'agibilità. Se qualche esperto del forum potesse confermare perchè io non lo sono ed ho dato una informazione di massima.:D:D p.s. noodles... da.. c'era una volta in america?
 

Ennio Alessandro Rossi

Membro dello Staff
Professionista
Tuttavia non sono contento del fatto poiché il "difetto" è in cucina e costringe a ridisegnarla tutta, e con minori spazi di quelli pensati in origine.
E mi chiedo comunque come si possa montare una parete attrezzata a fianco (lato) di una porta finestra (impegno 60 cm per anta), con 45 cm di spazio disponibile, anziche i 70cm previsti.
Il suo problema è comprensibile: la difformità le creerà complicazioni e forse perdite di denaro . Ma da un punto di vista giuridico quello che praticamente si puo' fare è imputare alla ditta la difformità dell'opera rispetto alle piantine graduate in scala che, spero, siano state allegate al capitolato delle opere e chiedere (se è ancora possibile intervenire tecnicamente) il posizionamento delle tramezze come concordato. Se l'impresa non potesse adempiere perchè la costruzione è talmente avanti che intervenire diverrebbe arduo, Lei potrà imputare il danno da questa omissione, ma ritengo ardua la possilità di richiedere risarcimenti dipendenti magari dal fatto che parte del mobilio è già stato realizzato sulla base delle vecchie misure e ora non sia confacente
 

massimo binotto

Membro Attivo
Professionista
Tecnicamente quando vengono apportate modifiche al progetto autorizzato si esegue una (o più) varianti in corso d'opera a discrezione del Direttore dei Lavori e della Committenza.

La legge parla chiaro per tale intervento. Ogni volta che ci sono delle modifiche da fare, il Direttore dei Lavori "dovrebbe" sospendere i lavori in cantiere, far redigere dal progettista la variante (spesso se il progettista è anche Direttore dei Lavori), presentare la pratica in Comune ed aspettare la relativa autorizzazione...ovvero la Voariante in Corso d'Opera!!

Spesso però (per non dire SEMPRE) è consuetudine dei progettisti e direttori lavori di aspettare la fine della costruzione al grezzo avanzato e presentare la Variante Finale con tutte le (eventuali) modifiche apportate...
...non sarebbe la prassi corretta ma oramai tutti gli uffici tecnici comunali sono compiacenti e permettono tale consuetudine!!

Comunque sia, se ci sono delle difformità rispetto al progetto, tali andrebbero sistemate prima del completamento delle opere e della richiesta di agibilità, ovviamente a cura e spese della committenza attuale!!

Normalmente l'agibilità viene concessa per silenzio-assenso decorsi i 60 giorni dalla presentazione della richiesta al Comune. Anche questa è oramai una prassi consolidata degli Uffici Tecnici, poichè, non avendo tempo e/o risorse umane per provvedere ai sopralluoghi, dopo aver effettuato le verifiche alla documentazione presentata, lasciano decorrere il tempo necessario per poi rilasciare il certificato (anche qui non tutti i Comuni rilasciano il certificato, perchè ai sensi dell'art. 25 del DPR 380/2001 la richiesta di agibilità costituisce certificato a tutti gli effetti decorsi i 60 giorni).
Se ciò non viene fatto e si presenta sia l'accatastameto che la richiesta di agibilità con le modifiche non introdotte, per poterle sistemare in un secondo momento c'è da fare una sanatoria, pagando al Comune anche la sanzione per opere difformi.
 

Ennio Alessandro Rossi

Membro dello Staff
Professionista
Ogni volta che ci sono delle modifiche da fare,
Apprezzando quanto riportato da massimo b. ,aggiungerei....andrebbero preventivamente concordate con il committente o quantomeno- se indispensabili- questi andrebbe preavvisato e poi....il direttore lavori etc.
 

noodles

Nuovo Iscritto
Aggiungo alla risposta di Ennio che una volta ultimati i lavori l'impresa dovrà comunicarlo all'ufficio tecnico e che ogni opera è stata eseguita secondo i progetti licenziati. L'ufficio tecnico poi dovrebbe venire sul posto per le necessarie verifiche e concedere l'agibilità. Se qualche esperto del forum potesse confermare perchè io non lo sono ed ho dato una informazione di massima.:D:D p.s. noodles... da.. c'era una volta in america?
Grazie anche a te per la risposta!
Si'... da c'era una volta in america!
 

noodles

Nuovo Iscritto
Scusate se per qualche giorno non mi sono fatto sentire,
Innanzitutto un grazie a tutti quanti si sono interessati alla mia discussione.

Nel frattempo ho scoperto (cosi' mi è stato riferito su continue sollecitazioni del sottoscritto) che vi era una trave portante che passava all'altezza dei muri perimetrali dell'appartemento da me prenotato (ultimo piano)
Motivo per il quale alcune canne di esalazioni - è stato deciso - di farle"deviare" nell'appartamento in questione, dovendo così rifare il muro, ovviamente a scapito del calpestabile e riducendone la superficie interna.
Mi è stato anche detto che si poteva fare un bypass (che non so bene di cosa si tratti in edilizia, giacché vi è anche un appartamento confinante uguale), ma è stato infine scelto di penalizzarne solo uno.
L'appartamento in questo stato, con le opere così descritte... ancora da accatastare, perde molto del suo valore reale? :domanda:

io vorrei svincolarmi dall'acquisto... ma la tempo stesso mi spiace, poiché la ricerca era stata lunga ed estenuante...
il mobiliere e' un amico e credo possa sistemare le cose

Grazie ancora a tutti
 

bolognaprogramme

Membro Assiduo
Professionista
La cosa importante è che l'immobile venga accatastato allo stato dei fatti e non come era stato progettato e approvato.

In un immobile in costruzione può succedere questo e altro (ne ho viste di tutti i colori...:shock:) e spesso la ragione sta nel fatto che il progettista fa il suo bel progetto senza consultarsi minimamente con lo strutturista e ognuno va per i fatti suoi, finchè.... quando sono all'esecutivo "si accorgono" delle discrepanze e cercano di rimediare alla bell' e meglio.

Credo sia quello che è successo al tuo appartamento e dato che nel preliminare con l'impresa in genere c'è la clausola che qualunque variante necessaria può essere eseguita senza consultare l'acquirente, questo è il risultato :-o

Se riesci a rimediare con il mobiliere, può darsi che alla fine riusciate a inventarvi qualche soluzione piacevole, nonostante tutto, e - guardandola con... ottimismo - magari a progettare una cucina fuori dagli schemi e ugualmente confortevole :^^:

Quanto poi al valore, magari un possibile futuro acquirente potrebbe anche trovare gradevole una cucina diversa, per cui non credo ci siano grossi inconvenienti.

Certo, potresti quantomeno trattare con il costruttore un piccolo sconto, magari sulle spese accessorie (accatastamento, tabelle condominiali, ecc.) a parziale "risarcimento"... Io ci proverei.

Silvana
 

Ennio Alessandro Rossi

Membro dello Staff
Professionista
La cosa importante è che l'immobile venga accatastato allo stato dei fatti e non come era stato progettato e approvato.
E' stato fatto osservare piu' volte su questo forum che l'ex catasto ( oggi agenzia del territorio) è un mero ufficio fiscale ed inventariale . La regolarità urbanistica dipende quindi dal Permesso di costruzione e dalle successive varianti autorizzate tutte dall'ufficio tecnico del Comune che è il solo ente che legittima la sagoma costruttiva
 

bolognaprogramme

Membro Assiduo
Professionista
Ovviamente, davo per scontato - ma forse non lo è - che l'accatastamento sia fatto sulla base di una Variante finale che legittimi uno stato di fatto...

Chiedo scusa per l'imprecisione.
Silvana
 

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