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stemav

Membro Attivo
Ho fatto la rinuncia alla proprietà di un immobile e in conseguenza di ciò dovrebbe aumentare la quota di proprietà dei comproprietari rimanenti mentre io dovrei sparire dal Catasto e dagli adempimenti fiscali (es. IMU).
Il notaio però mi ha detto che la Conservatoria di dove è di pertinenza l'immobile ha rifiutato di accrescere le quote di proprietà degli altri e dice che non tocca i dati del Catasto in quanto vuole prima uno scritto in cui i restanti accettano, cosa che non è assolutamente e legalmente necessaria, e comunque non è fattibile.
Il notaio mi ha quindi detto che ora è necessario l'intervento di un geometra che richieda la voltura al Catasto, sperando che almeno questa venga accettata.
Ma che vuol dire? Potrebbe il Catasto rifiutare di fare la voltura nonostante ci sia un valido atto notarile?
E intanto io sono ancora proprietario o mi sono liberato di quell'immobile?
Devo ancora pagare spese e tasse oppure è una storia finita?
Se continuo a comparire nelle visure catastali, potrebbero pensare tutti (altri comproprietari, Comune che deve farsi pagare l'IMU) che sono ancora proprietario.
Che cosa mi suggerite di fare?
 

possessore

Membro Storico
Proprietario Casa
La rinuncia alla proprietà è un atto unilaterale, legale in Italia, sebbene redatto da pochissimi notai che nel 99% dei casi fanno fare l'atto notarile solo se c'è una controparte presente che accetta.

Nel tuo caso dovrai ingaggiare un legale che faccia capire al catasto e alla conservatoria del tuo paese che l'atto notarile è valido e che la quota di comproprietà dei restanti proprietari va accresciuta proporzionalmente, per legge.

Anch'io volevo fare la rinuncia a un posto auto accrescendo la proprietà dei restanti 6, ma non ho trovato un notaio disposto a farla, e leggo solo ora - grazie a te - che ci sarebbero stati dei problemi per far aggiornare i dati catastali e far recepire alla conservatoria dei registri immobiliari questa variazione.

L'unica seccatura è che per far capire a quei testoni che la rinuncia alla proprietà esiste ed è legale, dovrai sicuramente pagare un legale che tuteli i tuoi interessi.
 

possessore

Membro Storico
Proprietario Casa
No. Basta operare con una voltura cartacea ove, nel quadro A, si indica solo il rinunciante con la specificazione "intestazione da eliminare per rinuncia", lasciando intatte le quote degli altri comproprietari.
Se nonostante tutto il catasto si rifiuta occorre ingaggiare un legale per uscirne, è corretto?
 

stemav

Membro Attivo
Ingaggiare un legale non è una delle cose che penso di fare. Già l'atto ha avuto i suoi bei costi. È un atto valido ma ci sono davvero caproni che di fronte a questi atti particolari si spaventano e non vogliono prendersi responsabilità (che poi responsabilità di cosa?)
Quindi, se come dice Nemesis è sufficiente presentare istanza di voltura per cancellare la mia quota, da un lato mi rallegra, dall'altro mi chiedo cosa succede se agli altri non viene, sulla carta, accresciuta la loro quota.

Tra l'altro il comune in cui è ubicato l'immobile è molto distante rispetto a quello in cui abito, non posso nemmeno andare personalmente a far visita al Catasto.

Ho anche guardato sul sito dell'Agenzia delle Entrate dove è possibile inoltrare richieste per apportare correzioni catastali indicando DATO DA CANCELLARE laddove si voglia eliminare un nominativo, chiaramente supportato dall'esistenza di un atto notarile.

Dite che potrei procedere anche autonomamente a fare questa richiesta oppure dovrebbe intervenire un geometra che sappia il fare il suo lavoro, ma che comunque penso farebbe la stessa richiesta che farei io, dato che nemmeno lui andrebbe fino al comune in questione?
 

possessore

Membro Storico
Proprietario Casa
Ingaggiare un legale non è una delle cose che penso di fare
Non avrai altra scelta, se le tue giuste rimostranze non verranno correttamente accolte.

Tra l'altro il comune in cui è ubicato l'immobile è molto distante rispetto a quello in cui abito, non posso nemmeno andare personalmente a far visita al Catasto.
Un avvocato è abilitato a operare a tua tutela su tutto il territorio nazionale: esistono i fax, la posta elettronica certificata, la firma digitale, con in più la garanzia che la missiva parte da uno studio legale e non da un libro di barzellette.
 

possessore

Membro Storico
Proprietario Casa
Dite che potrei procedere anche autonomamente a fare questa richiesta oppure dovrebbe intervenire un geometra che sappia il fare il suo lavoro, ma che comunque penso farebbe la stessa richiesta che farei io, dato che nemmeno lui andrebbe fino al comune in questione?
Ti suggerisco di seguire il consiglio del tuo notaio e di Nemesis, ingaggiando un geometra e dicendogli di fare quello che Nemesis ti ha suggerito di fare, voltura cartacea ove, nel quadro A, si indica solo il rinunciante con la specificazione "intestazione da eliminare per rinuncia", lasciando intatte le quote degli altri comproprietari.
Se le richieste del geometra verranno illecitamente non accolte, fatevi certificare il tutto in forma scritta e passate tutto a uno studio legale di fiducia.
Mi sembra strano che l'Agenzia delle Entrate non abbia diramato comunicati interni dove spiega che la rinuncia alla proprietà è possibile e legale in Italia, e illustrando come tale rinuncia espanda in automatico la quota di proprietà dei restanti comproprietari, fino a convergere nel caso estremo verso un solo proprietario, il quale - se l'immobile è in buono stato - può rinunciare alla proprietà, a favore dello Stato Italiano.
 

Gianco

Membro Storico
Professionista
No. Basta operare con una voltura cartacea ove, nel quadro A, si indica solo il rinunciante con la specificazione "intestazione da eliminare per rinuncia", lasciando intatte le quote degli altri comproprietari.
Fino a questo momento ritenevo che una variazione relativa al diritto su un immobile dovesse passare da un atto pubblico o dichiarazione di successione. Sinceramente trovo "incomprensibile" una cessione del diritto di proprietà con la semplice rinuncia del comproprietario a vantaggio degli altri comproprietari, se ci sono, che quindi riceverebbero un aumento della loro quota di proprietà, con "onori ed oneri" in mancanza del loro assenso.
 

marcanto

Membro Assiduo
Professionista
...... come dice Nemesis è sufficiente presentare istanza di voltura per cancellare la mia quota,
Da questo si evince che allo stato attuale, e per quel immobile, tu sei presente in catasto con la tua relativa quota.
Questo significa anche che la Successione è stata espletata ed in essa attribuita a te la tua quota, mentre l'atto di rinuncia è successivo alla dichiarazione di successione.
 

stemav

Membro Attivo
Ho fatto un atto da un notaio, infatti. E molti notai rifiutano di fare atti di questo tipo per loro ideologia, perché trovano sbagliato che uno possa rinunciare ad una proprietà facendo accrescere la proprietà degli altri senza che questi nemmeno lo vogliano.
Non entro in merito a tali questioni, da me ampiamente già superate nel momento in cui ho trovato il notaio che ha acconsentito a fare questo atto e che mi ha detto che ne ha già fatti altri simili dove tutto è filato liscio. Dove non fila liscio è perché non hanno ricevuto direttive comuni, così dicono, quindi in mancanza di queste non procedono. Ma la legge è chiara a riguardo.
Ripeto, siamo già oltre questo tipo di confronto. L'atto è stato fatto, è regolare e consentito dalla legge. Chi sbaglia sono coloro che rifiutano di procedere con la modifica dei registri. Spero che almeno al catasto del comune in questione ci sia gente più sveglia.
 

marcanto

Membro Assiduo
Professionista
Ma per quale motivo la rinuncia non l'hai fatta prima della successione ........sarebbe stato tutto più semplice
 

stemav

Membro Attivo
Da questo si evince che allo stato attuale, e per quel immobile, tu sei presente in catasto con la tua relativa quota.
Questo significa anche che la Successione è stata espletata ed in essa attribuita a te la tua quota, mentre l'atto di rinuncia è successivo alla dichiarazione di successione.
Sì, è tutto esatto. Sulla visura catastale sono ancora presente perché mancala voltura o la sola cancellazione del mio nominativo, ancora non so come procederanno; dovrei essere stato rimosso dai registri immobiliari, ma la mia quota, lì, non è stata ripartita verso quelli che sono rimasti perché il conservatore si è rifiutato di fare ciò senza un documento scritto da parte di chi rimane che accetti. Ma questo non è previsto dalla legge, quindi il conservatore sta andando contro la legge.
 

stemav

Membro Attivo
Ma per quale motivo la rinuncia non l'hai fatta prima della successione ........sarebbe stato tutto più semplice
A posteriori sembra tutto più semplice, ma per questioni personali non ho proprio potuto farla prima. Ormai è inutile ragionare per se e per ma.
Piuttosto devo capire se ne esco bene da questa faccenda e in che modo.
Se dal Catasto, tramite richiesta di geometra o altro, rimuovono il mio nome ma non accrescono le quote degli altri che succede?
Alla Conservatoria pare che ora ci sia già questa situazione.
 

marcanto

Membro Assiduo
Professionista
La situazione attuale
> hai fatto atto notarile di "rinuncia" all'eredità (successiva alla dichiarazione di successione).
ma tale "rinuncia" è stata trascritta ?
da quello che indichi sembrerebbe di no, infatti la conservatoria non accresce le quote degli altri eredi.
Ma non le accresce per una questione semplice, a mio avviso, ......chi paga ???
Ecco perché viene chiesto una "accettazione" delle altre parti, in modo tale da imputargli gli eventuali costi/imposte.

Presumo che tu dal notai hai SOLO pagato i costi che ti competono, ma alla conservatoria i costi/imposte che competono per l'accrescimento chi li paga ???
 

stemav

Membro Attivo
La situazione attuale
> hai fatto atto notarile di "rinuncia" all'eredità (successiva alla dichiarazione di successione).
ma tale "rinuncia" è stata trascritta ?
da quello che indichi sembrerebbe di no, infatti la conservatoria non accresce le quote degli altri eredi.
Ma non le accresce per una questione semplice, a mio avviso, ......chi paga ???
Ecco perché viene chiesto una "accettazione" delle altre parti, in modo tale da imputargli gli eventuali costi/imposte.

Presumo che tu dal notai hai SOLO pagato i costi che ti competono, ma alla conservatoria i costi/imposte che competono per l'accrescimento chi li paga ???
Attenzione che stai sbagliando come molti sbagliano in tema di rinuncia.

Non ho fatto la rinuncia all'eredità, ma alla proprietà, sono due cose diverse.
La rinuncia alla proprietà ha come effetto l'accrescimento delle quote di proprietà di chi rimane. Purtroppo c'è ancora molta ignoranza (in senso buono) sull'argomento, ecco perché siamo incappati in un responsabile della Conservatoria che di fatto è irresponsabile visto che non si attiene alla legge. Ma io ho l'atto in mano che mi tutela.
Mi preme, almeno, modificare i dati catastali.
 

marcanto

Membro Assiduo
Professionista
La rinuncia alla proprietà ha come effetto l'accrescimento delle quote di proprietà di chi rimane.
ma questo accrescimento, che nella sostanza sarebbe una trascrizione a vantaggio di altri, chi lo paga ?
Rileggiti il mio #15, la tua risposta all'ultima domanda quale sarebbe .....
ove tra l'altro avevo indicato "rinuncia" tra virgolette
 

Gianco

Membro Storico
Professionista
No. Basta operare con una voltura cartacea ove, nel quadro A, si indica solo il rinunciante con la specificazione "intestazione da eliminare per rinuncia", lasciando intatte le quote degli altri comproprietari.
Non ho fatto la rinuncia all'eredità, ma alla proprietà, sono due cose diverse.
La rinuncia alla proprietà ha come effetto l'accrescimento delle quote di proprietà di chi rimane. Purtroppo c'è ancora molta ignoranza (in senso buono) sull'argomento, ecco perché siamo incappati in un responsabile della Conservatoria che di fatto è irresponsabile visto che non si attiene alla legge. Ma io ho l'atto in mano che mi tutela.
Mi preme, almeno, modificare i dati catastali.
Evidentemente la rinuncia non può essere a vantaggio o contro, a seconda dei punti di vista, degli altri proprietari. E' molto probabile che uno si liberi della sua quota di proprietà, accollandosi l'onere dell'atto pubblico, che altri non vogliono, neanche regalata, perché essa comporta degli oneri. Potrebbe essere un fabbricato pericolante, il cui intervento edilizio dovrebbe essere antieconomico.
Ritengo che, con un atto simile, la sua quota debba essere trasferita allo Stato.
 

possessore

Membro Storico
Proprietario Casa
E tra l'altro la rinuncia della proprietà in favore dello Stato Italiano è soggetta a controlli e non è affatto semplice come intuitivamente si potrebbe pensare.

CITO LA FONTE e poi copio: Si può cedere la proprietà di un immobile allo Stato?

(... omissis ...) Il Ministero della Giustizia ha invece richiamato un recente parere dell’Avvocatura generale dello Stato con cui sono state esaminate le principali criticità di questo istituto. Secondo la nota, è ammissibile che, con un atto unilaterale, il proprietario rinunci al diritto di proprietà di un bene immobile (cosiddetta rinuncia abdicativa), con l’effetto che il diritto di proprietà viene acquisito dallo Stato. Questo «effetto giuridico acquisitivo, in capo all’Erario, dell’immobile … si produce automaticamente per effetto della manifestazione di volontà esternata dal privato nell’atto di rinuncia». È, però, inammissibile rinunciare al diritto di proprietà «al solo fine, egoistico, di trasferire in capo all’Erario … – e dunque in capo alla collettività intera – i costi necessari per le opere di consolidamento, di manutenzione o di demolizione dell’immobile»: in tal caso, l’atto di rinuncia è nullo.


L’avvocatura, riconoscendo dunque che appartiene alle facoltà del proprietario di rinunciare a qualsiasi diritto, e quindi anche al diritto di proprietà, con l’effetto di rendere lo Stato proprietario del bene rinunciato, afferma la nullità dell’atto di rinuncia quando con esso il proprietario, ad esempio, persegua l’intento di liberarsi di:

  • terreni con evidenti problemi di dissesto idrogeologico (al fine di evitare i costi per «opere di consolidamento, demolizione e manutenzione»);
  • edifici inutilizzabili e diruti (al fine di evitare i «costi di demolizione»);
  • terreni inquinati (per gravare sullo Stato le spese di bonifica).
Secondo l’Avvocatura è possibile addirittura parlare di cause di nullità della cosiddetta rinuncia abdicativa alla proprietà immobiliare, con conseguente responsabilità del rinunciante per i «danni a cui questi abbia dato causa con il fatto proprio omissivo». La nota ministeriale, infatti, invita da un lato il rinunciante a comunicare il relativo atto al Demanio e, dall’altro – per il tramite dei Consigli notarili – fa “pressing” sui notai che ricevono atti di rinuncia a fare altrettanto in modo che il competente ufficio del Demanio possa «adottare tutte le iniziative opportune anche a tutela della pubblica incolumità» in attesa che lo Stato impugni l’atto di cessione del privato per nullità. Insomma, un vero e proprio scontro tra ministero e codice civile.

L’atto di rinuncia sarebbe inoltre qualificabile in «frode alla legge» perché volto «al conseguimento di un risultato in contrasto» con il dettato costituzionale; e da ritenersi stipulato in spregio al divieto di abuso del diritto, «laddove la rinuncia venga posta in essere al solo fine (utilitaristico ed egoistico) di trasferire in capo alla collettività gli oneri connessi alla titolarità del bene e la relativa responsabilità per gli eventuali futuri danni. «La rinuncia immobiliare potrebbe ritenersi ammissibile quando abbia ad oggetto un terreno semplicemente non produttivo e quindi manchi, in concreto, quell’intento elusivo ed egoistico che caratterizza le ipotesi sopra esaminate». È chiaro che se l’atto di rinuncia fosse tacciato di nullità, una qualificazione in tal senso potrebbe derivare solo da un accertamento giudiziale in esito a un giudizio nel quale l’onere della prova della illiceità del negozio di rinuncia – come l’avvocatura riconosce – «grava integralmente … sul Demanio attore».
 

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