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  1. Daniele 78

    Daniele 78 Membro Storico

    Professionista
    Volevo postarvi questa sentenza interessante del Tar Campania riguardante alla presentazione di pratiche edilizie in Comune senza il parere dell'Assemblea condominiale, eccovi il link della fonte (Edilportale), buona visione:http://m.edilportale.com/news/2015/...condominio-non-può-porre-limiti_47329_15.html

    Quando ne troverò altre riguardanti il condominio, le inserirò qui.
     
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  2. Ollj

    Ollj Membro Assiduo

    Professionista
    Grazie. È quanto da tempo vado sostenendo. Del resto il Cc è chiaro in tal senso e la riforma del 2012 lo ha rafforzato: nessun titolo abilitativo locale potrà mai derogare alla legge.
    Mi meraviglio anzi che, a tuttoggi, non vi siano mai stati numerosi ricorsi contro i Comuni.
     
  3. Daniele 78

    Daniele 78 Membro Storico

    Professionista
    Non capisco questa frase, stride con quello che ho linkato io, però magari non ho compreso io cosa intendi.
    Ogni permesso edilizio è sempre "salvo diritto di terzi" indi per cui sulle distanze minime non ci sono deroghe e vanno rispettate (ad esempio del codice civile), però il link spiega che è l'assemblea che non può vietare interventi come nel nostro caso (trasformare una finestra in balcone con realtiva portafinestra) a meno che non si violi apertamente il codice civile in materia di uso delle parti comuni dell'edificio, e sicuramente anche distanze.

    L'unico dubbio che mi sorge in questi casi è: "Come la mettiamo però con la modifica dell'estetica dell'edificio?"

    Perchè aggiungere un balcone là dove vi era una superficie continua (nel caso di una finestra) comporta senza ombra di dubbio una modifica dell'estetica dell'edificio.

    Io spero che ne abbiano tenuto conto e che non si aprano dei casi ulteriori, dove si vanno a modificare edifici con facciate di pregio, perchè il rischio esiste.
     
  4. Ollj

    Ollj Membro Assiduo

    Professionista
    Intendo dire: mi meraviglio come pochi siano i ricorsi contro le disposizioni locali che, in contrasto con il Cc., per il rilascio del titolo abilitativo pretendono quasi sempre il preventivo assenso della compagine condominiale.

    Estetica: anche questo è un falso problema. I comuni non hanno competenza in mareria di alterazione estetica privata. Solo un giudice civile può deliberare in merito. I comuni possono imporre canoni estetici in via preliminare, cui ci si debba attenere in fase di costruzione.
    A domani dal pc. Lo Smartphone mi uccide. Stop.
     
  5. Daniele 78

    Daniele 78 Membro Storico

    Professionista
    Ok, credo che se tutti dovessero far ricorso al Comune per la richiesta di un preventivo assenso dell'assemblea prima di un Permesso non se ne uscirebbe più anche perché non c'è nessuna legge che dice al Comune che ciò va contro alla legge, anzi è una cautela dei Comuni proprio perché non possono garantire i "diritti di terzi".

    Poi non è un falso problema l'estetica se lo vediamo dalla parte di chi vuol fare il balcone al posto della finestra.
    Diamo a chi vuole realizzare la certezza di cosa può fare e cosa deve astenersi PRIMA di arrivare ad un nuovo contenzioso che porti ad un ribaltamento di sentenza. L'Italia è piena di ribaltamenti di sentenze.

    Aiuteremmo sia la proposta edilizia, il mercato ma anche la credibilità delle nostro ordinamento giuridico.
     
  6. Ollj

    Ollj Membro Assiduo

    Professionista
    Eccome se c'è: chiamasi Codice Civile ed esso stabilisce che molte opere su beni comuni, a certe condizioni, non necessitano di autorizzazione assembleare preventiva.

    Questa certezza non la si avrà mai. Le norme necessitano sempre d'interpretazione giudiziale.
    Al contrario, proprio la discrezionalità della P.A. contribuisce a generare maggior incertezza (come nel caso in cui, a fronte di un chiaro e difforme dettato civilistico, si pretenda un autorizzazione assembleare).
    La sentenza da lei citata riassume tutto ciò: non copete, né è nel potere della P.A, stabilire limiti e criteri ulteriori rispetto a quelli sanciti dalla legge (chiamasi violazione di legge) e per tal motivo ha respinto il ricorso; infatti:
    "Deve tuttavia rilevarsi che il sindacato di questo giudice non può spingersi fino alla verifica circa l’effettiva necessità dell’assenso condominiale alla luce delle caratteristiche dell’intervento realizzato. Sotto tal profilo, invero, è in gioco la violazione delle norme dettate dal Codice Civile circa l'uso delle parti comuni e pertanto si tratta di censure che investono la violazione di diritti soggettivi e pertanto interessano profili - tutela delle parti comuni - che riguardano il diritto di proprietà del Condominio e dei singoli proprietari sulle aree comuni. Il sindacato di questo Giudice non può non arrestarsi cioè innanzi a questioni che riflettono conflitti interprivati, che, in quanto tali, non possono che essere affidati alla cognizione del giudice ordinario"
    Ciò con buona pace delle Amministrazioni Comunali tutte che, in sede abilitativa, si ostinano ad agire illegittimamente, ovvero pretendendo non necessarie autorizzazioni assembleari.
    Non un caso se il Tar così sottolinea:

    “deve assolutamente censurarsi quella prassi amministrativa che subordina il rilascio di titoli edilizi abilitativi al consenso dei titolari di diritti reali confinanti ovvero di diritti reali di comunione — tra cui il condominio — e finanche di diritti personali di godimento; invero, i rapporti tra l'istante e i vicini, siano essi titolari di diritti reali individuali ovvero in comunione, hanno natura e rilevanza privatistica e non devono interessare l'amministrazione locale anche perché vi è comunque la clausola di salvaguardia generale che fa salvi i diritti dei terzi prevista dall'art. 11 comma 3, d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380; è pertanto illegittimo il provvedimento con cui si rifiuta l'adozione di un atto amministrativo abilitativo — sia esso costituito da una concessione edilizia ovvero da una Dia — in assenza di un atto di consenso di natura privatistica ed attinente ai rapporti di diritto privato tra le parti, non previsto e non richiesto dalla legge”
     
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  7. griz

    griz Membro Senior

    Professionista
    sono d'accordo sull'ingerenza della P.A. nei rapporti tra i privati, secondo me si fa solo per evitare che poi qualche condomino vada a protestare all'UT comunale ed il dover spiegare che loro non c'entrano, non sono d'accordo sulla possibilità di un condomino di realizzare a suo piacimento interventi che modifichino l'aspetto delel facciate dell'immobile, interventi fatti a caso da chiunque infatti potrebbero veramente alterare ed abbrruttire e sappiamo bene che il buongusto spesso viene messo abbondantemente da parte; di contro è anche vero che l'assemblea condominiale è spesso un organo nel quale si celebrano vendette e rancori quindi anche un intervento ben inserito e coerente che potrebbe anche abbellire viene negato solo per principio
     
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  8. Daniele 78

    Daniele 78 Membro Storico

    Professionista
    Infatti io inserirei tutto insieme nella sentenza e non tralascerei nessun aspetto, giusto per non creare precedenti pericolosi.
     
  9. Ollj

    Ollj Membro Assiduo

    Professionista
    Basterà acquistare l'immobile in un edificio le cui disp. contrattuali vietino qualsiasi intervento sulla facciata condominiale.
    Quanto alla P.A. già è difficile districarsi tra la giurisprudenza: non si attribuisca ai tecnici comunali analogo potere, non sia mai!
     
  10. Daniele 78

    Daniele 78 Membro Storico

    Professionista
    Concordo con @griz per il semplice motivo che quando sei a realizzare un qualcosa purtroppo devi far fronte a innumerevoli interessi contrapposti.
    Ormai non basta più avere i permessi in ordine che qualcuno comunque cerca di farti grane perchè a suo giudizio è illegittimo ciò che ti ha rilasciato il Comune.

    Ho visto con i miei occhi, problemi legati ai confini tra terreni (uno edificabile) in presenza di atti legittimi, quindi pagare avvocati e perdere tempo, per un qualcosa perfettamente a norma, (solo che disturbava il vicino), ad esempio qualora la distanza tra 2 immobili sia a 0 mt (ossia sul confine) da noi richiedono l'assenso scritto del vicino per evitare in tempi successivi corsi e ricorsi continui (ad esempio un edificio o un muro di confine in aderenza).
    Sulla pratica edilizia ne vedo tutti i giorni di questi problemi.

    Credo che i Comuni oltre a rilasciare le autorizzazioni cerchino di tutelarsi (esattamente) come facciamo noi Professionisti per lavorare.

    Ormai l'estorsione sembra molto di moda, quindi meglio tutelarsi!.
     
  11. Ollj

    Ollj Membro Assiduo

    Professionista
    A tutto può esser posto rimedio, l'importante é non barattare un erroneo Stato di Diritto con un incerto Stato di Polizia: allora, a fronte dei sopprusi del despota di turno, si rimpiangeranno amaramente le carenze de Diritto!
     
  12. Daniele 78

    Daniele 78 Membro Storico

    Professionista
    A tutto puoi porre rimedio tranne che all'ignoranza di chi agisce COMUNQUE non sapendo cosa sta facendo:
    1) Per negligenza: e succede
    2) Per malafede: succede anch'essa
    3) Per entrambe: la più diffusa

    Tutti i corsi e ricorsi nascono da una non conoscenza di COSA puoi e COSA non puoi fare, a livello giuridico.
    Poi si cerca il pelo nell'uovo per ESTORCERE DENARO, ( te lo evidenzio perchè sono sicuro di ciò che scrivo e non voglio che cada nel dimenticatoio).
     
  13. pippopeppe

    pippopeppe Membro Attivo

    Impresa
    in ogni caso considerato che la modifica in questi termini della faccaiata, credo che, apporti comunque una variante anche sulla struttura portante dell'edificio con le dovute conseguenze tecniche che ciò comporta.
     
  14. Daniele 78

    Daniele 78 Membro Storico

    Professionista
    No un balcone non comporta modifiche nella struttura (tipo mettere pilastri o travi ribassate) però sicuramente comporta l'intervento di un tecnico (potrebbe farlo anche un Geometra dato che opera di modesta entità) ma comunque spazio pure alla competenza di un ingegnere per il calcolo della struttura.
     
  15. griz

    griz Membro Senior

    Professionista
    appendere un balcone ad una struttura esistente non è la cosa più semplice del mondo dal punto di vista del calcolo statico, si può sicuramente ipotizzare che delle chiamate di ferro ad aderenza migliorata adeguatamente dimensionate e in numero adeguato, infisse nella trave o nella correa tramite incollaggio con resina epossidica siano in grado di sostenere il balcone (già fatto ed empiricamente collaudato) ma da qui a calcolarlo presentando una relazione da archiviare nel progetto delle strutture del fabbricato direi che passa una certa diffrerenza
     
  16. Daniele 78

    Daniele 78 Membro Storico

    Professionista
  17. Ollj

    Ollj Membro Assiduo

    Professionista
    Rispetto all'oggetto di discussione, tal normativa non muta nulla; tutto dipende sempre dalle condizioni imposte a livello locale; se, quanto alla Scia su parti comuni, è imposto il preventivo assenso del Condominio e questo manca, il silenzio assenso non si produrrà mai!
     
  18. Ollj

    Ollj Membro Assiduo

    Professionista
    Preciso meglio: il silenzio - assenso pur essendosi tecnicamente prodotto, a nulla varrà, stante potere della P.A. di autotutela illimitata verso gli atti mendaci ( = essere in possesso di preventivo assenso condominiale)
     
  19. Daniele 78

    Daniele 78 Membro Storico

    Professionista
    Qui si parla di limite di autotutela della PA di 18 mesi, che mi sembra un termine più che congruo per verificare che gli atti non siano mendaci, basterebbe molto meno ma rispetto alla dicitura "tempo ragionevole" (che dice tutto e niente in quanto la ragionevolezza è molto aleatoria e soggettiva) e dipende dal funzionario. Un termine temporale perentorio che blocca corsi e ricorsi della PA ci voleva. Io l'avrei ulteriormente ridotto ma va bene così.
     
  20. Ollj

    Ollj Membro Assiduo

    Professionista
    Non è proprio come dice Lei.

    In caso di mendacio il potere di autotutela è illimitato
    (diversamente non avrebbe potuto essere stante il reato commesso) e l'atto sarà annullato anche se decorsi 18 mesi.

    Ergo: Scia mendace quanto al Condominio? Atto sempre annullabile.

    "I provvedimenti amministrativi conseguiti sulla base di false rappresentazioni dei fatti o di dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell'atto di notorieta' false o mendaci per effetto di condotte costituenti reato, accertate con sentenza passata in giudicato, possono essere annullati dall'amministrazione anche dopo la scadenza del termine di diciotto mesi di cui al comma 1, fatta salva l'applicazione delle sanzioni penali..."
     
    Ultima modifica: 29 Agosto 2015

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