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  1. TeresaB

    TeresaB Nuovo Iscritto

    Buongiorno, vi sottopongo subito il mio quesito, ma devo fare una premessa un po' lunga...
    Mia madre settantacinquenne possiede la quota di un terzo di un fondo agricolo che è di proprietà della famiglia da oltre novant'anni. La proprietà comprende tre ettari di terreno coltivato e due edifici accatastati come rurali e vincolati dal piano regolatore del comune (cerchiati). Uno è la casa colonica padronale e l'altro la cascina, entrambi quasi pericolanti. I proprietari fino ad ottobre dello scorso anno (2010) erano tre, lei e due fratelli. Ad ottobre è morto uno dei fratelli (scapolo e senza figli che era il conduttore del terreno) e mia madre (vedova da oltre trent'anni che lo accudiva) ha ereditato la sua quota. Ora possiede due terzi della proprietà e dovrebbe fare la successione e poi una spartizione. Il problema è l'accastamento dei due edifici. Il notaio a cui abbiamo affidato la pratica dice che non serve fare l'accatastamento all'urbano prima della successione, perchè la successione deve fotografare il momento esatto dello stato delle cose al momento della morte dello zio. Il tecnico che abbiamo incaricato per fare la spartizione dei beni dice invece che è obbligatoria prima della successione per non incorrere in multe e pagare parcelle eccessive al notaio ...:disappunto:
    Chi ha ragione? Cosa giustifica questa confusione? Quanto costa e con che criterio si accatastano gli edifici all'urbano? Grazie mille per l'attenzione...
     
  2. Luigi Barbero

    Luigi Barbero Membro Senior

    Proprietario di Casa
    Secondo me ha ragione il notaio. La successione si apre al momento della morte della persona ed i suoi beni vengono elencati nello stato di fatto in cui si trovavano. Nel modello dell'Agenzia delle Entrate verranno poi indicate le rispettive quote a cui ogni erede ha diritto in base a legittima o disposizioni testamentarie. Dopo, il tecnico procederà con le divisioni catastali ecc. ecc.
     

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