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Gagarin

Membro Attivo
Professionista
#1
Nella seconda casa dei genitori va ad abitare il figlio, che si sposa. Naturalmente non viene scritto né registrato alcun contratto di locazione o di comodato o quant'altro, né si vuole chiedere una riduzione di IMU o di altri balzelli o qualsivoglia agevolazione.

Il problema sorge nel momento in cui il figlio chiede la residenza nell'immobile e l'allaccio delle utenze, perché gli viene chiesto di
dimostrare, carte alla mano, a quale titolo occupi l'immobile (problema che, ovviamente, come è noto, si pone solo alle persone oneste e corrette e non ai tanti che occupano abusivamente gli immobili…): non è sufficiente un'autodichiarazione sua e/o del genitore.

Mi chiedo se ciò sia corretto legalmente e per quale motivo si sia costretti ad un ricatto di questo genere, che comporta una spesa ritenuta, a giusta ragione, totalmente inutile per bolli e registro, oltre ad una perdita di tempo, oppure se qualcuno possa suggerire una o più possibilità (
perché, per esempio, non accettare l'autodichiarazione, eventualmente verificando?) per non subire l'ennesimo sopruso istituzionale.
 

Franci63

Membro Assiduo
Proprietario Casa
#3
Il problema sorge nel momento in cui il figlio chiede la residenza nell'immobile e l'allaccio delle utenze, perché gli viene chiesto di dimostrare, carte alla mano, a quale titolo occupi l'immobile
A titolo di comodato gratuito, che può anche essere verbale ( e quindi non registrato).
Non è una autodichiarazione, ma una enunciazione della situazione esistente .

Non vedo alternativa; se non accettano ( ma mi parrebbe strano),meglio fare un contratto di comodato per iscritto ,e registrarlo.
Non è una spesa troppo alta, anche se capisco perfettamente la sensazione quasi intollerabile di subire un sopruso.
 

Gagarin

Membro Attivo
Professionista
#5
Sei sicuro? Hanno già detto, a voce, che l'autodichiarazione non viene accettata. Che si fa? Come si fa a farla accettare per forza? La si incolla sulla scrivania o hai qualche idea in proposito su come far valere un diritto? Chiami i Carabinieri? Che io sappia, o si va in causa o si accetta il sopruso.
per un contratto di comodato???
Ebbene sì, ha un costo, che, per quanto piccolo, scoccia affrontare.
sensazione quasi intollerabile di subire un sopruso
...non si tratta di "sensazione": è un sopruso vero e proprio (te la ricordi la scena di Troisi e Benigni col gabelliere in "Non ci resta che piangere"? E' esattamente la stessa cosa. Devi pagare e basta)
 

Dimaraz

Membro Storico
Proprietario Casa
#6
Ebbene sì, ha un costo, che, per quanto piccolo, scoccia affrontare.
Forse non hai capito la "retorica" della mia frase "declamata" all'interrogativo.

Come ti hanno replicato non serve un "atto" ...e se anche serve non è spesa rilevante.

Ovviamente prima di oartire per Avvocati o Notai senti altri "erogatori".
 

Nemesis

Membro Storico
Proprietario Casa
#7
Sei sicuro? Hanno già detto, a voce, che l'autodichiarazione non viene accettata.
Devono accettare la dichiarazione! L'assenso all'occupazione dell'immobile, reso dal proprietario a favore del figlio (ma anche a favore di persona non legata allo stesso da vincoli di parentela, affinità o vincoli affettivi) costituisce titolo sufficiente a dimostrare che non esiste occupazione abusiva, all'insaputa o contro la volontà del proprietario.
L'assenso del proprietario dell'immobile è un titolo che legittima la richiesta di
iscrizione anagrafica da parte dell'occupante, non potendo ravvisarsi la fattispecie di "occupazione abusiva" ai sensi dell'art. 5 del D.L. n. 47/2014, in presenza del consenso del proprietario dell'immobile occupato. Ai fini dell'iscrizione anagrafica non è necessaria la registrazione dell'accordo verbale di comodato e, quindi l'ufficiale di anagrafe dovrà trasmettere al proprietario la comunicazione di avvio del procedimento di iscrizione/variazione anagrafica ai sensi degli articoli 7 e 8 della legge n. 241/1990. L'intervenuto assenso del proprietario o la stipula del contratto di comodato, ancorché non registrato, dovrà essere indicato al punto 6) del modulo di richiesta dell'iscrizione anagrafica, come previsto dalla circolare del Ministero dell'interno n. 14 in data 8/8/2014, in cui dovrà essere appunto specificato il titolo di occupazione dell'immobile di cui trattasi.
Il comodato, poiché non è compreso, a pena di nullità, fra i contratti per i quali è richiesta la forma scritta ai sensi dell'articolo 1350 c.c., può essere stipulato anche verbalmente. Inoltre, l'articolo 3, comma l, del D.P.R. n. 131/1986, nell'elencare i contratti verbali da sottoporre a registrazione, non richiama il contratto di comodato e, pertanto, detti contratti stipulati in forma verbale, sia che abbiano oggetto beni immobili sia beni mobili, non sono soggetti all'obbligo della registrazione, tranne nell'ipotesi di enunciazione in altri atti.
 

basty

Membro Storico
Proprietario Casa
#9
In ogni caso la registrazione di un contratto di comodato scritto, è soggetta a quota fissa: 200€
Poco o tanto, è tema molto soggettivo.
 

Antonio Abiuso

Membro Attivo
Proprietario Casa
#12
Più che esatto il rilievo di @Nemesis. Per conferma aggiungo un'esperienza personale.
Tre anni or sono decedeva (purtroppo) mia moglie avente residenza nella casa già abitata da 'fantina', mentre io l'avevo mantenuta in quella da 'scapolo' adibita anche come studio professionale; ciò per maggiori comodità (corrispondenza di lavoro, notifiche, ecc.).
Alla morte della consorte decido di trasferirmi nella sua casa essendo ormai prossimo alla pensione. Vado in Comune a dichiarare il cambio di residenza e mi sento richiedere 'a che titolo'. All'uopo esibisco la dichiarazione di successione attestante il mio assoluto diritto d'abitazione ex lege nella casa del coniuge defunto. L'impiegata mi ride metaforicamente in faccia. Vedo che dalla discussione non se n'esce sicché me ne vado per non giocarmi la pressione. Ci torno la stessa mattinata con un'autocertificazione, debitamente compilata, della mia nuova residenza in via XY n°Z. Altra impiegata, ma il responso è il medesimo: il documento non è idoneo. Le ricambio la metaforica risata e, senza stavolta rischiarmi le arterie le dico: attenta che la sua mancata accettazione di questa mia autodichiarazione al riguardo costituisce violazione dei doveri d'ufficio ai sensi art.74 del DPR n°445/2000 e mi riservo di farne denuncia in sede competente. Miracolo! Dopo breve assenza per qualche conciliabolo dietro le quinte ritorna per dirmi: va bene, dopo le verifiche positive di quanto dichiarato potrà richiedere tra circa 20 giorni il suo certificato di residenza. Detto e fatto. "Bell'Italia, amate sponde...."
 

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