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  1. pilly

    pilly Nuovo Iscritto

    Buonasera. Ho un quesito da porre. mi trovo nella possibilità di disporre di una cifra economica tale da poter acquistare un immobile ...di modesta entità. Abito nel centro di Roma.Nel mio quartiere stanno trasformando tanti negozi in appartamenti.Pensavo di intraprendere anch'io una strada di questo genere. Una volta verificata la rispondenza alle normative igieniche-abitative dell'immobile quale sarebbe l'iter burocratico da affrontare per disporre il tutto a norma di legge?
    Come verificare se la zona dove abito è sottoposta al rilascio del certificato di abitabilità visto che sto parlando di edifici risalenti alla fine '800?
    Spero di essermi spiegata, visto e considerato che non ho affatto le idee chiare.
    Grazie!!!
     
  2. Ennio Alessandro Rossi

    Ennio Alessandro Rossi Membro dello Staff

    Professionista
    Probabilmente in loco ci sono dei cartelli con gli estremi della ditta che sta facendo i lavori e l'inicazione della concessione edilizia. Riporta quei dati su un pezzo di carta e Vai all' Ufficio Tecnico Comunale e rivolgi al geometra preposto le stesse domande. cordialità
     
  3. Stefano Mariano

    Stefano Mariano Membro dello Staff

    Cambio destinazione d'uso

    Pur essendo anch'io di Roma, non conosco nello specifico, quale sia il tuo Municipio e dove quindi stiano avvenendo queste trasformazioni, comunque ti posso dire che per il cambio di destinazione d'uso, qualora sia necessario effettuare opere edilizie, è necessaria una Concessione Edilizia (detta anche permesso di costruire) e non una semplice D.I.A. o super D.I.A.. (Recentemente ribadito 16/08/2006 - Con la sentenza n. 3586 del 19 giugno 2006, del Consiglio di Stato).
    Ricordo che tutte le unità immobiliari destinate alla presenza seppur temporanea di persone sono soggette alla certificazione di agibilità (ex abitabilità) che ne certifichi appunto l'idoneità per la specifica destinazione d'uso (abitativa, commerciale, produttiva...) e che tale certificazione può essere revocata qualora cessi la presenza di alcuni dei requisiti necessari.
     
  4. pilly

    pilly Nuovo Iscritto

    Grazie per le risposte.Abito nel I Municipio e il fenomeno del cambio destinazione d'uso sta assumendo particolare rilievo soprattutto in alcune vie all'Eesquilino.
    sono a conoscenza dell'obbligatorietà della certificazione di agibilità delle unità immobiliari. Mi domando solo se per immobili precedenti ad una certa data (mi sembra che sia il 1946) non esisteva l'obbligatorietà alla suddetta certificazione. Ad esempio nello stabile dove abito che risale almeno alla metà 800 c'e un appartamento al piano terra completamente privo di finestrature(solo una piccola apertura nel bagno) eppure è regolarmente affittato e accatastato come abitazione.
    Per quello che riguarda la trasformazione di negozi in abitazioni, vorrei tanto capire se questa dinamica ha una rispondenza a qualche norma specifica o sono solamente forme di abuso passate inosservate.Perchè se così fosse ne rimmarrei alquanto sorpresa visto che le saracinesche sono state sostituite da portoncini in legno con relative inferriate in ferro battuto e "pittoresche" buche delle lettere .
    I lavori di ristrutturazione di queste unità sono avvenute negli ultimi quattro anni e all'esterno non era affisso nessun cartello con gli estremi delle ditte.
    Al di la della mia idea (che forse può essere alquanto bislacca) di acquistare un negozio e poi riuscire a trasformarlo in abitazione, sono incuriosita dal fenomeno di per sè, visto che fino ad ora non sono riuscita a carpire nessuna informazione chiarificatrice.
    Chissà se qualcuno sa darmi qualche ulteriore spiegazione.
    Grazie
     
  5. Stefano Mariano

    Stefano Mariano Membro dello Staff

    Trasformazioni u.i.

    Ribadisco che l'agibilità è un documento necessario ottenere non appena concluso qualsiasi tipo di opere siano state eseguite, oppure (teoricamente) per locare l'immobile. (Nel senso che un qualsiasi controllo da parte di Polizia, Polizia Municipale o ASL può richiedere tale certificato e se questo anche ci dovesse essere, ma le condizioni dell'immobile dovessero presentare carenze igienico sanitarie o urbanistiche, detta certificazione può essere revocata da parte del sindaco cui compete il rilascio di tale documento.
    Per ciò, indipendentemente dalla data di realizzazione dell'immobile, l'agibilità diviene necessaria successivamente e in funzione dell'uso e/o delle opere realizzate.

    Per quanto riguarda la trasformazione in atto nel quartiere esquilino, non so darti spiegazioni specifiche, tenderei a considerare "distrazione di massa":D
    Saluti
     
  6. Marco Giovannelli

    Marco Giovannelli Membro dello Staff

    Professionista
    bisogna controllare tanti parametri, poichè essendo il primo municipio la parte più antica di roma non vorrei che ci fossero delle norme per impedire questo tipo di mutamenti di destinazione, però bisogna avere più dati alla mano, controllare in che zona di piano regolatore ti trovi e altre cose, seguito tutto l'iter burocratico si richiede l'agibilità delle opere, dalla quale non puoi esimerti. La data che citavi tu che è il 1942 è la data di entrata in vigore della legge fondamentale dell'urbanistica. da quella data in poi, in teoria, tutti gli immobili nuovi dovevano avere il certificato dell'agibilità.

    se ti servissero ulteriori informazioni non esitare a chiedere.

    saluti
     
  7. pilly

    pilly Nuovo Iscritto

    Grazie per le risposte. Sono sempre più persuasa che il tutto effettivamente sia frutto della distrazione.continuo ad indagare e se scopro qualcosa vi terrò informati.
    saluti:)
     
  8. britallico2

    britallico2 Ospite

    Secondo me, compera e non fare assolutamente niente, a meno che tu non sei costretta.
    Tempo cinque anni e puoi rivenderlo trando il tuo bel guadagno a qualcuno con le tue stesse idee, e che se li facciano loro i cambi di destinazione :)
     
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  9. Much More

    Much More Membro Ordinario

    Pilly, sull'appartamento dotato di una sola piccola finestra l'unica spiegazione che vedo è che sia diventato tale con uno dei condoni passati, con i quali è passato di tutto, anche case con popo piu' di due metri di altezza.

    Per quanto riguarda i negozi adibiti ad abitazione: probabilmente non hai visto cartelli perchè per opere come ritinteggiatura, rifacimento bagno, infissi, pavimenti, e impianti non servono autorizzazioni, quindi chi ha comprato questi negozi gli ha dato una sistemata ma non ha compiuto opere murarie soggette ad autorizzazione, probabilmente sono rimasti come erano ma arredati come appartamenti...in fondo tra un locale commerciale ripulito a nuovo ed un appartamento la differenza sta solo negli arredi, neanche nelle rifiniture, visto che ci sono negozi e locali dotati di rifiniture piu' belle di tanti appartamenti.
     
  10. Much More

    Much More Membro Ordinario

    Comunque a Milano ci anticipano sempre per quanto riguarda i nuovi trend


    Le case costano troppo
    «E io vivo in un ex negozio»
    Oltre duecento le abitazioni «ricavate» dietro le saracinesche: costano il 30 per cento in meno

    MILANO - Francesca, 9 anni, non la cambierebbe con il castello delle principesse. Nessuna delle sue amiche ha una casa così: «Che ci entri dalla strada con la bici, che sei subito fuori, senza scale, ascensore, portone». Via Balbo angolo Vignola, zona Bocconi: era una carrozzeria l’appartamento in cui Francesca vive con sua madre, nel 2004 la ristrutturazione. A Milano sono ormai duecento le case-bottega, abitazioni realizzate in ex negozi, laboratori e officine. La saracinesca si abbassa per la crisi e si rialza per accogliere una città affamata di spazi da abitare. «In pochi anni sono scomparsi migliaia di negozi di vicinato e il piano terra della città ha cambiato repentinamente natura — osserva l’architetto Giovanni La Varra, docente di Composizione e progettazione urbana al Politecnico —. I vecchi negozi sono una risorsa per studenti e giovani coppie, senza consumare nuovo suolo».

    Per trasformarli in appartamenti può bastare una tenda, fanno così gli immigrati di via Padova: i vetri oscurati nascondono locali (pochi) che ospitano intere famiglie, sono le vetrine buie di giorno e accese di notte. Ma nei quartieri più centrali i negozi da abitare li cercano anche professionisti e famiglie. Era successo con i loft negli anni Novanta, adesso gli spazi da conquistare sono questi. Perché sono gli unici disponibili, in molte zone. E anche perché costano almeno il 30 per cento in meno.

    In via Scaldasole, dietro corso di Porta Ticinese, nelle due vetrine su strada all’angolo con via Arena vive una coppia di romeni con due bimbi, lei contabile, lui muratore. Dietro una tenda giallo ocra il bilocale di questa famiglia, che abita qui da cinque anni. Lei dice che «il problema è la serranda da alzare ogni mattina. Troppo pesante per me, deve farlo mio marito. E poi non c’è intimità. Però è silenzioso, qui non c’è passaggio di auto».

    I milanesi, in dialetto, la chiamavano clèr, la saracinesca. È il particolare che fa la differenza fra le case bottega. Chi non può spendere la tiene com’è. Chi può la sostituisce con vetro antisfondamento e grate. Basta una Dia in Comune per cambiare la destinazione d’uso di questi spazi dismessi. Ma in alcune zone non si può fare, perché non c’è «residenza residua ». E allora? «Si ristruttura lo stesso, resta un negozio sulla carta, ma diventa una casa. Il Comune cosa dice? C’è tolleranza», suggerisce un agente immobiliare.

    In centro ci sono ristrutturazioni «firmate», ricercate quasi quanto gli attici. C’è via Trebbia 22, zona Porta Romana. Era lo show room dell’azienda di famiglia (le pelletterie Fontana), da sette anni in questi duecento metri soppalcati Paolo Massa ci vive con la sua compagna e quattro figli, «più cane, quattro gatti e undici carpe. C’è spazio, la sera mettiamo dentro anche moto e bici. E mi piace questo stile di vita. Avrei voluto vivere in campagna, questa è lo soluzione in città che più ci assomiglia: gli amici arrivano senza chiamare, se la saracinesca è su, ci siamo. L’altra sera per Bayern-Inter qui è stata una festa, fra casa e marciapiede ».

    Nuovi spazi, nuovi modi di vivere. Cambierà così il piano terra della città? «Milano è porosa. Centinaia di negozi vuoti e migliaia di metri quadrati non più utilizzati possono anche ospitare un nuovo programma di residenza a basso costo, agevolata, in affitto, per dare casa alla generazione mille euro—è la proposta dell’architetto La Varra —. Ed è anche una soluzione per rendere la città sicura e abitabile perché presidiata».

    Federica Cavadini
    28 maggio 2010
     
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