Salve avrei bisogno gentilmente di un parere (o anche un consiglio se qualcuno ha vissuto una situazione analoga) su una questione che da tempo sta creando tensione nella mia famiglia.
Mio padre( con l'aiuto di mia madre e di mia sorella) si è occupato completamente del fratello ( non sposato e senza figli) diventato disabile a seguito di un ictus che ne ha limitato quasi totalmente la deambulazione per circa 10 anni( da agosto 2015 fino al decesso avvenuto ad ottobre 2024).Per agevolare tale assistenza mio padre ha accolto suo fratello nella sua abitazione allestendo un'apposita stanza dotandola di ogni confort cosi da favorire la mobilità e la vivibilità quotidiana.
Preciso che mio padre non era amministratore di sostegno in quanto mio zio, come è stato specificato dai medici aveva mantenuto buone facoltà mentali, per cui mio padre aveva semplicemente il ruolo di caregiver.
La situazione economica di mio zio era caratterizzata da una pensione di 1500 euro alla quale si aggiungeva un assegno di accompagnamento di circa 500 euro. Inoltre sul conto erano presenti alla data dell'inizio della malattia circa 48000 euro.
In questi anni una parte di questi soldi sono stati utilizzati per estinguere delle situazioni debitorie pregresse contratte da mio zio(circa 14000 euro) mentre una cifra pari a circa 8000 euro è stata accantonata direttamente da mio zio versandola su una poste pay evolution(intestata a mio padre) per il sostenimento delle spese funebri. Il resto dei soldi è stato utilizzato per la gestione dell'assistenza di mio zio. Ovviamente possediamo per la maggior parte delle spese sostenute relative quietanze di pagamento.
Punto cruciale di tutta questa storia è l'esistenza anche di un'altra sorella che fin da subito ha prospettato per l'assistenza del fratello il trasferimento immediato in una struttura rendendosi fin da subito non disponibile a partecipare all'assistenza. La sua presenza in tutti questi anni si è limitata a qualche visita o telefonata sporadica.
Poco dopo il decesso mio padre ha contattato sua sorella per aprire la successione. L'asse ereditario è costituito da una casa di circa 50 metri quadri, una cantina di 10 metri quadri ,piccoli appezzamenti di terreno. Tutto ovviamente per una quota del 33% che è quella relativa al de cuius. Le altre quote erano già in possesso di mio padre e di sua sorella. A questo si aggiungono circa 2000 euro sul conto.
Qualche tempo dopo mio padre si vede recapitare una lettera da uno studio legale da parte della della sorella nella quale si contestava apertamente la gestione economica di mio zio affermando che per la gestione dovevano essere utilizzati solo pensione ed assegno di accompagnamento senza intaccare per nessun motivo le disponibilità liquide presenti sul conto all'inizio della malattia. Sulla base di questo si chiedeva buona parte dei soldi che erano sul conto intendendola come "parte spettante".
Mio padre ha risposto tramite il suo legale fornendo un rendiconto dettagliato di quanto sostenuto in questi lunghi anni ma la cosa non si è conclusa bonariamente ed ora è stata fissata la data per la mediazione obbligatoria. La domanda che pongo è la seguente: come potrebbe svilupparsi una causa legale nel caso la mediazione fallisse? Avendo in mano buona parte delle ricevute relative alle spese(soprattutto quelle di una certa entità) sostenute sia da mio zio che da mio padre (per le sue esigenze di mio zio) si può incorrere lo stesso in una causa che sarebbe lunga e onerosa. Su quali basi si possono chiedere soldi visto che la legittima tra fratelli non è prevista? Mi piacerebbe conoscere qualche esperienza simile.
Grazie a chi vorrà rispondere
Mio padre( con l'aiuto di mia madre e di mia sorella) si è occupato completamente del fratello ( non sposato e senza figli) diventato disabile a seguito di un ictus che ne ha limitato quasi totalmente la deambulazione per circa 10 anni( da agosto 2015 fino al decesso avvenuto ad ottobre 2024).Per agevolare tale assistenza mio padre ha accolto suo fratello nella sua abitazione allestendo un'apposita stanza dotandola di ogni confort cosi da favorire la mobilità e la vivibilità quotidiana.
Preciso che mio padre non era amministratore di sostegno in quanto mio zio, come è stato specificato dai medici aveva mantenuto buone facoltà mentali, per cui mio padre aveva semplicemente il ruolo di caregiver.
La situazione economica di mio zio era caratterizzata da una pensione di 1500 euro alla quale si aggiungeva un assegno di accompagnamento di circa 500 euro. Inoltre sul conto erano presenti alla data dell'inizio della malattia circa 48000 euro.
In questi anni una parte di questi soldi sono stati utilizzati per estinguere delle situazioni debitorie pregresse contratte da mio zio(circa 14000 euro) mentre una cifra pari a circa 8000 euro è stata accantonata direttamente da mio zio versandola su una poste pay evolution(intestata a mio padre) per il sostenimento delle spese funebri. Il resto dei soldi è stato utilizzato per la gestione dell'assistenza di mio zio. Ovviamente possediamo per la maggior parte delle spese sostenute relative quietanze di pagamento.
Punto cruciale di tutta questa storia è l'esistenza anche di un'altra sorella che fin da subito ha prospettato per l'assistenza del fratello il trasferimento immediato in una struttura rendendosi fin da subito non disponibile a partecipare all'assistenza. La sua presenza in tutti questi anni si è limitata a qualche visita o telefonata sporadica.
Poco dopo il decesso mio padre ha contattato sua sorella per aprire la successione. L'asse ereditario è costituito da una casa di circa 50 metri quadri, una cantina di 10 metri quadri ,piccoli appezzamenti di terreno. Tutto ovviamente per una quota del 33% che è quella relativa al de cuius. Le altre quote erano già in possesso di mio padre e di sua sorella. A questo si aggiungono circa 2000 euro sul conto.
Qualche tempo dopo mio padre si vede recapitare una lettera da uno studio legale da parte della della sorella nella quale si contestava apertamente la gestione economica di mio zio affermando che per la gestione dovevano essere utilizzati solo pensione ed assegno di accompagnamento senza intaccare per nessun motivo le disponibilità liquide presenti sul conto all'inizio della malattia. Sulla base di questo si chiedeva buona parte dei soldi che erano sul conto intendendola come "parte spettante".
Mio padre ha risposto tramite il suo legale fornendo un rendiconto dettagliato di quanto sostenuto in questi lunghi anni ma la cosa non si è conclusa bonariamente ed ora è stata fissata la data per la mediazione obbligatoria. La domanda che pongo è la seguente: come potrebbe svilupparsi una causa legale nel caso la mediazione fallisse? Avendo in mano buona parte delle ricevute relative alle spese(soprattutto quelle di una certa entità) sostenute sia da mio zio che da mio padre (per le sue esigenze di mio zio) si può incorrere lo stesso in una causa che sarebbe lunga e onerosa. Su quali basi si possono chiedere soldi visto che la legittima tra fratelli non è prevista? Mi piacerebbe conoscere qualche esperienza simile.
Grazie a chi vorrà rispondere