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  1. luca86

    luca86 Nuovo Iscritto

    Salve a tutti innanzitutto, vi spiego il mio problema:

    Abbiamo Tizio e Beatrice sposati in comunione dei beni, Tizio non ha figli ma Beatrice ne ha già 1, Caio.

    Nel corso degli anni Tizio compra vari immobili di diversa natura, compra anche un immobile per Caio, lo compra girando degli assegni incassati dal suo lavoro direttamente al venditore della casa (se dichiarati o meno purtroppo non ci è dato saperlo), nel contratto di compravendita però non risulta il suo nome.

    Qualche anno dopo Beatrice viene a mancare, si apre la successione e nasce un diverbio tra Tizio e Caio, essendo stati Tizio e Beatrice in comunione dei beni difatti a Caio aspetta una percentuale, Tizio anche se ben conscio di questo, afferma per controbattere che la casa regalata la farà risultare come donazione indiretta, Caio chiede al suo avvocato se effettivamente è passabile come donazione ma l'avvocato lo tranquillizza, afferma che per risultare una donazione indiretta che lede l'asse ereditario gli immobili devono esser stati donati da Beatrice e NON da Tizio, oltre ovviamente a dimostrare il collegamento tra i soldi e l'acquisto dell'immobile, nel nostro caso gli assegni (di Tizio).

    La causa và avanti fino al punto in cui il giudice decide di far valutare tutti gli immobili dell'asse ereditario dai CTU del tribunale e di parte, sorprendentemente includendo come collazione la casa di Caio ! Chiedendo lumi all'avvocato, quest'ultimo afferma di non preoccuparsi in quanto il giudice starà facendo valutare la casa solo per "completezza", opinione diversa quella del CTU di parte di Caio che afferma che invece il giudice la sta riconoscendo in tutto e per tutto come collazione.

    Chi ha ragione ? Perchè la casa di Caio viene messa in collazione se i soldi dell'acquisto sono stati regalati (o donati) da Tizio e non da Beatrice ? Premetto inoltre che Beatrice è stata senza reddito per tutta la vita essendo stata casalinga, ragione ulteriore per escludere qualsivoglia donazione.

    Grazie !
     
  2. arianna26

    arianna26 Membro Senior

    Proprietario di Casa
    secondo me la casa non andrebbe inclusa in quanto dono di Tizio ma forse tizio potrebbe revocare la donazione per ingratitudine. caio ha ricevuto dal marito di sua madre che verso di lui, non avendolo adottato, non ha alcun obbligo una casa ma non sembra averla apprezzata a sufficienza e nonostante sua madre non abbia mai lavorato chiede la metà di quanto a lei spettante solo per la comunione. magari accettando di sottrarre la casa da questa metà avrebbe ottenuto altro adesso e magari anche altro in futuro.
     
  3. luca86

    luca86 Nuovo Iscritto

    Grazie per la risposta Arianna ! Non ho incluso (pensando fossero inutili) alcuni punti di questa vicenda, Tizio tradiva Beatrice già prima che venisse a mancare e ovviamente questo a Caio non andava bene, la riconoscenza è "sparita" da quel momento in poi. Per la revoca della donazione se anche ci può stare non riesco proprio a vederla inserita nella causa di successione, se non sbaglio la collazione avviene nel momento in cui si lede in qualche modo il patrimonio, ma non essendo stata Beatrice a regalare questa casa non si capisce la decisione del giudice di includerla, l'avvocato tranquillizza Caio alterandosi e prendendo le domande come segno di non fiducia nei suoi confronti, intanto però la direzione presa dalla causa fà pensare che la collazione sia già stata accettata.
     
  4. arianna26

    arianna26 Membro Senior

    Proprietario di Casa
    mah! forse la donazione, vista la comunione di beni, può esser ricondubile anche a Beatrice.
     
  5. bolognaprogramme

    bolognaprogramme Membro Assiduo

    Professionista
    Conclusione amara: in caso di secondo matrimonio e figli di primo letto, mai fare la comunione dei beni...
     
  6. luca86

    luca86 Nuovo Iscritto

    Ci avevo pensato, ma in questo caso però nella collazione non rientrerebbe l'intero valore dell'immobile, ma solo il 50%, anzi il 25% visto che Caio è sposato anche lui in comunione e detiene solo il 50% dello stesso, sbaglio ?

    A questo punto non ci voleva arrivare nessuno, ma l'atteggiamento di Tizio dopo la morte della moglie è stato inqualificabile, al tempo del matrimonio Caio aveva 5 anni, sentirsi dire subito dopo la morte della madre "tu per me non rappresenti nulla" da quello che finora si era considerato un padre e vedere che tutti i ricordi della propria madre son stati regalati all'"amante" (addirittura se ora si chiama il cellulare di Beatrice risponde l'amante, non scherzo) non è molto bello, Tizio ha dimostrato di non avere un minimo di dignità. Non vorrei però ora spostare il discorso sul lato sentimentale, quella fase è già passata.
     
  7. arianna26

    arianna26 Membro Senior

    Proprietario di Casa
    Dal punto di vista sentimentale è ovvio che sentirsi dire che non si è nulla per chi si è considerato un padre è uno shock, tuttavia è vero (e peraltro capita anche di sentirlo dire e/o dimostrare da chi è padre anche biologicamente) preso atto di ciò tocca andare avanti e considerare che mentre per un figlio la maggior parte delle volte un genitore è insostituibile per un coniuge tale percentuale è ben più bassa e seconde e terze nozze sono sempre state all'ordine del giorno. quanto all'aspetto economico il tipo ha pur sempre effettuato una donazione, ora la metà del patrimonio della mamma presumo sia superiore all'intero valore della casa ricevuta in donazione quindi conviene se non si può evitare accettare la collazione e prendere metà delpatrimonio materno, specie considerando che, trattandosi di eredità i diritti che si acquisiranno su tali beni saranno intangibili mentre la donazione potrà essere revocata per sopravvenienza di figli, indegnità o lesione di legittima.
     
  8. romrub

    romrub Membro Ordinario

    Proprietario di Casa
    I beni posseduti prima del matrimonio, quelli ricevuti in donazione ed in eredità, non rientrano nella comunione dei beni, ma rimangono beni personali esclusivi.
     
  9. luca86

    luca86 Nuovo Iscritto

    Ho capito, pare che quindi ci siano i presupposti per una donazione indiretta, credevo che la lesione della legittima si attuasse però sul de cuius e non sul consorte, nel senso la revoca della donazione avrebbe dovuto essere una causa a parte completamente scollegata da quella della successione in quanto, di fatto, Beatrice non ha donato nulla, e se ha donato nel senso che sussisteva la comunione dei beni la quota spettante al consorte dovrebbe essere del 50%, non del 100%. L'avvocato però a quanto pare la pensa diversamente, affermando che la decisione se accettare o meno la collazione il giudice la prenderà soltanto alla fine e che secondo lui non ci sono i presupposti.
     

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