tumultuoso

Membro Attivo
Proprietario Casa
Quindi se apri le finestre di un ambiente non fai che far entrare aria carica di umidità che aumenta il problema della muffa.
Assolutamente errato! O meglio dipende dalle condizioni.
Da uno scorcio del diagramma psicrometrico si evince che, facendo un esempio, alla temperatura di 25°C e con un umidità relativa del 50% (un ambiente interno molto confortevole), la quantità di vapore acqueo presente nell'aria è pari a 10 grammi ogni kg di aria (poco meno di un metro cubo), mentre a 5°C e al 100% di umidità relativa (una giornata di nebbia in autunno), la quantità di vapore acqueo è pari a 5,5 grammi ogni kg di aria, poco più della metà.
Morale, se apri la finestra in una giornata di nebbia autunnale e sostituisci tutta l'aria interna con quella esterna (scusate l'estremizzazione), dopo che questa si è riscaldata, all'interno del locale ti trovi con un umidità reliativa pari a meno del 30%, ossia un ambiente molto più secco.
Aprire le finestre d'inverno, o avere gli spifferi su queste, che fuori ci sia nebbia o no abbassa sempre e comunque l'umidità relativa interna, quando il locale è ovviamente riscaldato, e risolve spesso (ma non sempre) i problemi di muffa.
 

basty

Membro Storico
Proprietario Casa
Ieri ho avuto modo di constatare un fenomeno veramente abnorme: il vicino di casa ha un lato dell'alloggio esposto a nord. Da un triennio l'alloggio sottostante è non abitato, e poichè è stata introdotta la contabilizzazione, il proprietario sottostante tiene chiuso il riscaldamento.

In precedenza non ha mai avuto problemi di umidità: da quando il sottostante appartamento rimane freddo, le pareti esposte a nord presentano letteralmente la rugiada in corrispondenza degli angoli. Mi assicura che arieggia regolarmente e sicuramente riscalda (spende..) molto il proprio appartamento: e sta litigando col proprietario dell'appartamento sottostante. (Gli ha trovato anche un potenziale inquilino, o acquirente, niente da fare).
Insomma: la verità sta sempre nel mezzo
 

Gagarin

Membro Assiduo
Professionista
Non “passa la muffa”; arieggiando non si forma proprio.
Corretto: è anche la mia esperienza
Di solito i problemi di muffa si presentano solo negli appartamenti affittati....
Anche questo è vero: ho abitato tre anni in un appartamento in riva al lago e non ho mai avuto problemi di muffa; poi ho traslocato e affittato e, dopo un anno l'inquilino se n'è andato restituendomi un appartamento nero di muffa, soprattutto in bagno, in cucina e in una camera da letto.
 

tumultuoso

Membro Attivo
Proprietario Casa
Ieri ho avuto modo di constatare un fenomeno veramente abnorme:
Non è così strano invece. Sempre basandosi sull'esempio che ho fatto in precedenza, anche arieggiando a volontà e riuscendo a portare le condizioni climatiche dell'appartamento a 25°C con 30% di umidità relativa (un po' estreme effettivamente), rimane da ricavare la temperatura di rugiada, che, sempre secondo il diagramma, è pari a 6,5°C.
E' un po' bassina in quanto l'aria è molto secca, ma comunque, se in quei punti che tu menzioni, la temperatura sulla superficie delle pareti è minore o uguale a tale valore, allora è certo che si formerà condensa.
Se ci portiamo ad un caso abbastanza reale, ossia 22°C e 60% di umidità relativa, la temperatura di rugiada è pari a 14°C, che sono un valore possibile per pareti per niente o poco isolate, quando fuori si raggiungono temperature intorno allo 0.
Aggiungo che basta alzare l'umidità relativa di un 10-15% (una doccia o una pentola che bolle) per alzare la temperatura di rugiada di 3°C, ossia soltanto 17°C!
 

Luigi Criscuolo

Membro Storico
Proprietario Casa
Morale, se apri la finestra in una giornata di nebbia autunnale e sostituisci tutta l'aria interna con quella esterna (scusate l'estremizzazione), dopo che questa si è riscaldata, all'interno del locale ti trovi con un umidità reliativa pari a meno del 30%, ossia un ambiente molto più secco.
non ci vuole una laurea in fisica per essere d'accordo sul fatto che in un ambiente confinato alla temperatura di 5° ti trovi 5,5 gr di vapore acqueo cioè il 100% di umidità relativa, se scaldi l'ambiente a 25° ti ritrovi, essendo la quantità di vapore acqueo la medesima,una umidità relativa del 30% cioè un'aria secca. Questo perché la capacità di immagazzinamento di vapore acqueo è in funzione della sua temperatura.
Tuttavia consentimi che questo centra relativamente con la formazione di muffa sui muri. Perché nel contatto aria/muro quello che comanda è la temperatura del muro: se il muro fa raggiungere la temperatura di rugiada alla massa d'aria giunta a contatto con lui, tu puoi aver arieggiato quanto vuoi ma hai fatto entrare aria a 5° in una stanza che di gradi ne aveva 20/25, hai abbassato la temperatura dell'aria contenuta nella stanza, hai ostacolato il processo di lento riscaldamento dell'intonaco del muro.
Se fai entrare aria calda e secca forse è meglio; ma se fuori c'è aria calda è secca in casa non ci sarebbe la muffa.
Proprio per il ponte dell'Immacolata sono stato nel Veneto da dei parenti che mi hanno ospitato per alcuni giorni: villetta bifamiliare, riscaldamento autonomo, temperatura interna di 20°, ho messo pantaloni e camicie nell'armadio quando sono andato a ritirarle per rifare la valigia erano fredde e umide, cosa dovevo dire "ragazzi arieggiate l'armadio".
 

Luigi Criscuolo

Membro Storico
Proprietario Casa
ho abitato tre anni in un appartamento in riva al lago e non ho mai avuto problemi di muffa; poi ho traslocato e affittato e, dopo un anno l'inquilino se n'è andato restituendomi un appartamento nero di muffa, soprattutto in bagno, in cucina e in una camera da letto.
eri tu quello che ho citato in un intervento precedente. Per quanto tempo tenevi le finestre aperte? Di la verità che vado a riprendere il tuo intervento.
 

uva

Membro Storico
Proprietario Casa
Di la verità che vado a riprendere il tuo intervento.
Effettivamente @Gagarin teneva le finestre aperte per molte ore!

Due ore al mattino NON SONO SUFFICIENTI con l'umidità che c'è attualmente nell'aria e pure in una zona di mare: io, che stavo su un lago, ho risolto il problema lasciando aperte finestre e porte dalle 8 del mattino alle 16-17 di pomeriggio.

Me lo ricordo perché mi sembrava una soluzione anti-muffa un po' scomoda!

La discussione è questa:
(post n. #22)
 

queenalexa

Membro Attivo
Proprietario Casa
Concordo con chi afferma che la muffa è una problema derivante da abitudine degli inquilini (ma talvolta anche di proprietari).
Roma, villino anni '20, esposizione su 4 lati, primo piano.
L'inquilino cominciò ad affermare che la casa era "insalubre".
Andai a vedere e sin dalla porta mi resi conto che c'era qualcosa che non andava. E' vero che la casa era in ordine e senza polvere ma... riscaldamento autonomo a palla, inquilini e figli in manichette estive, acqua grondante dai vetri delle finestre, puzza di chiuso sin dall'ingresso.
Cominciai a prendere foto delle finestre, dell'acqua in bagno e dei pavimenti umidi. L'inquilino mi sbeffeggiò quando gli dissi che avrei contattato la ASL per risolvere il problema. Poi evidentemente qualcuno li illustrò come sarebbero andate le cose e quindi fece le valigie e se ne andò.
A me rimase la muffa ma... due settimane con finestre aperte, poi una bella passata di varecchina, altre due settimane di finestre aperte e poi pittura.
Tutte le pitture si dicono antimuffa, antibatteriche, anti qua e anti la ma sono le buone abitudini che rendono sana una casa
 

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