Questa disquisizione è cosi fondamentale, che non posso esimermi dal dire anche la mia: se no resta una grave lacuna ;)

1)
Solo la Giurisprudenza contiene tale definizione ... in via esemplificativa
Nel senso che non avendo trovato una definizione di condominio minimo, ne ha prodotta una basandosi sul significato sintattico del superlativo assoluto

Altri enti hanno usato il medesimo lemma per situazioni più allargate: mi pare che fin qua tutti siamo riusciti ad intenderci, annche se non siamo in presenza di una definizione rigorosa e di valenza legale.

Ha ragione però Dimaraz (domani non far piovere) a sostenere che l'intento della giurisprudenza non si è limitato a concludere che da 2 ad 8 condomini la situazione resta identica. Perchè non è vero.
Solo nel caso di 2 si può creare costituzionalmente una situazione di stallo, e solo per questo caso ha sancito che nell'impossibilità di raggiungere l'unanimità, è giocoforza adire al giudice.
Per gli altri casi (da 3 a 8) ritiene che il criterio della doppia maggioranza possa risolvere queste situazioni apparentemente di equilibrio
 
anche in guide scritte da professionisti, "minimo" viene usato in senso più ampio, nel senso cioè di "esiguo", per indicare la categoria dei condomini più piccoli e in particolare quelli con regole semplificate (no obbligo di amministratore).
L'obbligo di amministratore (quando piú di 8...fini al 2012 era se più di 4) è solo se almeno 1 dei proprietari va dal Giudice a pretenderlo.
Quindi un obbligo..."semicastrato"...(quelli della Crusca mo mi mandano al confino...su Plutone)... diciamo più un diritto opzionale.
Potrei portarti esempi sia di vecchi Condomini con 5 ed oltre proprietari sia di recenti con oltre 8.
Ne esistono persino di "piccoli" con l'amministratore votato...per quelli "minimi" presumo che le rare casualtá siano dove l' ha imposto un Giudice per risolvere l'ingestibilitá dei 2 "rabbiosi".

Le guide di giornali/associazioni e persino Agenzia delle Entrate non sono hanno alcuna valenza se non per le interazioni con la stessa
 
Ma neanche la definizione di un giudice utilizzata in una sentenza diventa un testo sacro.

Mi fermerei agli aspetti sostanziali, non mi pare il caso di farne un affare di alta specializzazione giuridica.
 

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