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  1. basilico

    basilico Membro Attivo

    Ciao a tutti,
    in assemblea passata si è deciso di fare 70% di consumo volontario e 30% di consumo involontario.
    Ora la domanda è come avviene il calcolo se io ho consumato 6370 calorie?

    Spero di aver posto la domanda nel modo corretto se non è cosi mi scuso

    altro quesito: qualcuno dice che le valvole alla posizione 3 danno 18 gradi mentre altri dicono che alla stessa posizione danno 20 gradi , ma quindi da valvola a valvola ci sono delle diversita??
    non dovrebbero essere tutte uguali ?
     
  2. Dimaraz

    Dimaraz Membro Storico

    Proprietario di Casa
    È una questione di "proporzioni"... il 70% non è correlabile alla rilevazione sul tuo contatore ma serve tutta una serie di operazioni matematiche per ottenere la quota (variabile) di tua competenza (cui va aggiunta quella "fissa" relativa al 30% rapportata ai millesimi).
     
  3. basty

    basty Membro Storico

    Proprietario di Casa
    Avrei qualche dubbio sul fatto che tu conosca quante calorie hai consumato.

    Presumo che il nr che hai indicato sia la somma dei valori espressi dai ripartitori posti sui radiatori. In genere non si esprimono in calorie: sono un indice adimensionale che messo in relazione con la potenza (=le dimensioni) del radiatore, porta a calcolare quanto calore è stato erogato dal radiatore stesso.

    Poichè tutti i radiatori hanno il medesimo ripartitore, si ottiene complessivamente un totale di quantità di calore: la spesa globale, nel vostro caso il 70%, viene divisa per questo totale condominiale, e ad ogni singolo appartamento attribuito il valore ottenuto dai suoi radiatori.
    Per questo quegli apparecchi sui radiatori si chiamano "ripartitori": non sono un reale misuratore diretto di calorie: servono a ripartire proporzionalmente il calore consumato.

    Quanto alla corrispondenza tra la numerazione delle valvole e la temperatura, non farei troppo affidamento: considera che la valvola ha una escursione di apertura e chiusura che indicativamente viene divisa su 5 tacche: 5 apertura massima, 1 minima.

    Ti renderai conto empiricamente a quale valore otterrai la temperatura per te confortevole e desiderata. Non è detto che al variare delle marche si abbia il medesimo comportamento: e la risposta della stessa dipende dalla posizione più o meno libera in cui si viene a trovare.
     
    A uva piace questo elemento.
  4. uva

    uva Membro Senior

    Proprietario di Casa
    Forse dipende dal tipo di termovalvola.
    Le nostre, ad esempio, hanno 7 tacche: zero (valvola completamente chiusa), "fiocco di neve", e poi da 1 a 5.
    Anch'io mi sono chiesta se c'è una relazione tra la numerazione e la temperatura. Pensavo di sì, e in montagna tengo le valvole sulla posizione fiocco di neve per evitare che l'acqua geli. Finora ha funzionato.
     
  5. basty

    basty Membro Storico

    Proprietario di Casa
    Si, certamente c'è: legata al valore oltre il quale la valvola si chiude automaticamente: ma non è scontato che la temperatura "locale" nella quale si trova la termovalvola, corrisponda ari pari alla temperatura media dell'ambiente.
    Difatti se c'è un copritermosifone, normalmente installano una valvola col sensore remotizzato.
     
    A uva piace questo elemento.
  6. Luigi Criscuolo

    Luigi Criscuolo Membro Storico

    Proprietario di Casa
    secondo me installando le termovalvole su impianti datati si riscontrano sovente problemi di confort. E' inutile nasconderlo i vecchi impianti di riscaldamento sono stati progettati per funzionare con una temperatura dell'acqua circolante attorno agli 80°. I progettisti di quegli impianti si basavano sul rendimento del singolo elemento di termosifone per dimensionare il termosifone medesimo in funzione del volume dell'ambiente da riscaldare e di altri parametri quali la distanza dalla caldaia, il piano e l'esposizione dell'appartamento. Il rendimento dell'elemento del termosifone è in funzione della differenza di temperatura tra l'acqua in entrata e l'acqua in uscita: perchè questa differenza rappresenta la temperatura ceduta all'ambiente. Sapendo che per mantenere ai classici 21° la temperatura di un volume ambiente ci vogliono dai 32 ai 37 W per mc il dimensionamento del termosifone era una semplice proporzione. Altra considerazione da fare è quella che la maggior parte dei caloriferi datati venivano fatti funzionare con la manopola che regolava il flusso di dell'acqua circolante sempre aperta perché il costo del riscaldamento era fissa ed il confort si raggiungeva aprendo le finestre con l'impianto acceso e non chiudendo la valvola di regolazione del flusso dell'acqua. Questo perché anche nei caloriferi datati la quantità di calore ceduto all'ambiente è funzione della quantità di acqua calda che transita nel calorifero stesso. Questa situazione di una volta è assimilabile ad una termovalvola nella posizione di massima apertura, quindi se si diminuisce la quantità di acqua calda che circola nel calorifero datato il suo rendimento sarà inferiore e l'ambiente sarà meno riscaldato. Se a questo gli si aggiunge il cambiamento del tipo di caldaia con una caldaia moderna del tipo a condensazione, la temperatura dell'acqua circolante sarà al massimo di 60°. Questo perché le caldaie condensazione recuperano il calore generato dalla condensazione dei fumi prodotti dalla combustione del metano e la condensazione avviene al di sotto dei 56°. Il calore recuperato serve per riscaldare l'acqua circolante così si riducono i consumi per farla funzionare. Il problema è che in moltissimi casi si hanno situazioni tipo queste: costo medio del riscaldamento ante termovalvole 750 € a gestione con temperature ambiente di 22,3° e termosifone tutto aperto; costo del primo anno di riscaldamento con le termovalvole piazzate sul 4 di circa 920 € ed una temperatura ambiente di 20,8° , costo del secondo anno di riscaldamento con le termovalvole regolate sul 3 ed una temperatura di 19,3° di 800 €: insomma con i contabilizzatori di calore montati su vecchi impianti rammodernati si corre anche il rischio di pagare di più e di stare al freddo.
     
  7. Dimaraz

    Dimaraz Membro Storico

    Proprietario di Casa
    Perdona ma la considerazione finale fa a pugni con tutto il discorso precedente...ed é fuori da ogni logica perché sovverte le leggi della Fisica.
     
  8. Luigi Criscuolo

    Luigi Criscuolo Membro Storico

    Proprietario di Casa
    beh a mia sorella che abita a Milano sta succedendo questo: sostituzione della vecchia caldaia ad alto rendimento con 3 caldaie a condensazione che possono lavorare assieme oppure separate. Condominio con 90 appartamenti divisi in 3 palazzi.
     
  9. basty

    basty Membro Storico

    Proprietario di Casa
    Direi di mettere d'accordo la fisica e il portafoglio.

    Non dubiterei sui parametri monetari indicati da Luigi: direi invece errata la analisi.

    I 750€ si riferiscono al costo del riscaldamento dell'appartamento, senza contabilizzazione: riparto fatto per millesimi o mc di volume riscaldato.

    Gli altri valori sono invece il risultato di una diversa ripartizione: quella conseguente alla contabilizzazione dei singoli consumi/fabbisogni: verosimilmente il suo appartamento, evidentemente soggetto a dispersioni, ha finito per pagare di più ; e altre u.i. dei piani intermedi o interni avranno credo consuntivato un costo inferiore.

    Il confronto reale va fatto sul consumo complessivo condominiale, possibilmente tenendo conto delle differenze stagionali (leggi gradi/giorno reali).
     
  10. Dimaraz

    Dimaraz Membro Storico

    Proprietario di Casa
    ...quel che ti ha spiegato l'ingegnere.

    Non devi guardare il singolo ma l'intero stabile.

    Se non hanno fatto interventi all'involucro il fabbisogno energetico e rimasto inalterato.
    Avranno un "complessivo" risparmio per l'eventuale differenza di rendimento fra caldaia vecchia e caldaie nuove (nella realtà poca cosa salvo fosse caldaia vecchissima) e per il funzionamento "modulare" nei periodi di "richiesta" parziale.
     
  11. Luigi Criscuolo

    Luigi Criscuolo Membro Storico

    Proprietario di Casa
    scusate ma il fabbisogno energetico di un edificio è una cosa, le temperature che poi si ottengono nella realtà nei vari appartamenti è un'altra cosa. Premetto che l'edificio agli inizi degli anni '60 applicò nel sottotetto dei materassi di lana di roccia , sostituiti alla fine degli anni '80 da materassi di lana di vetro, Negli edifici esistono solo due tipologie di metrature di appartamenti: quelli centrali 20/30 e quelli laterali 10/30 che avendo una stanza in più sono ovviamente più grandi. Gli edifici sono orientati nord-sud; gli appartamenti centrali sono tutti bi esposti est/ovest mentre quelli laterali hanno anche una esposizione nord oppure sud. Mia sorella abita al quarto ed ultimo piano in un appartamento centrale. Guardando il prospetto generale della suddivisione degli importi e delle letture dei contabilizzatori si nota che gli appartamenti centrali degli ultimi piani, con metratura identica a quella di mia sorella, prelevano meno calore e quindi pagano meno di lei. Anche gli appartamenti laterali, con l'eccezione di un appartamento stranamente esposto a sud, pur essendo più grandi prelevano di meno. Chiaramente non è che è stata fatta una indagine sulla temperatura dei vari appartamenti, e se chiedi ai condomini che temperatura hanno in casa alcuni rispondono "in effetti fa freddino" mentre altri dicono che per loro va bene e non hanno freddo. Risposte che sono personali perché c'è gente che a 19 gradi sente freddo mentre altra gente non sente alcun disagio. Alle rimostranze esposte in assemblea da alcuni condomini che per ridurre o mantenere gli stessi costi ante contabilizzazione i consultori hanno risposto che è la legge che impone la riduzione delle temperature negli appartamenti.
     
  12. basty

    basty Membro Storico

    Proprietario di Casa
    Nessuno lo mette in dubbio: ma il fabbisogno energetico è calcolato rispetto ad una temperatura esterna ed interna standard. Ed è una caratteristica dell'appartamento.
    In realtà la temperatura interna dipende da quanto calore si vuole o si è in grado di assorbile (leggi temperatura di mandata e posizionamento valvole)

    Questo invece è
    Questo invece è anomalo (sempre che tutti abbiano tenuto il medesimo confort):
    ipotesi di cause:
    1) controllerei la coibentazione della soletta sovrastante l'ultimo piano: tua sorella potrebbe trovarsi sotto una area non coibentata (pianerottolo accesso al locale ascensore, corridoio, ecc)
    2) Gli alloggi centrali e/o adiacenti erano abitati 24/24 o le persone rimanevano fuori casa tutto il giorno?
    3) le valvole del condominio sono controllate da un termostato orario di appartamento?

    Certamente l'ultimo piano di una casa anni 60 è il più svantaggiato: senza un adeguato intervento di coibentazione è venuto a pagare più di prima.
     
  13. Dimaraz

    Dimaraz Membro Storico

    Proprietario di Casa
    Sono 2 facce della stessa medaglia.
    Le temperature ottenibili sono in funzione del fabbisogno e della potenzialità dell'imianto nel suo complesso.

    Hai detto che tua sorella paga di più ...ma non hai spiegato se l'intero condominio spende meno di prima a parità di temperatura media interna/esterna.
     
  14. Luigi Criscuolo

    Luigi Criscuolo Membro Storico

    Proprietario di Casa
    di pure inizio anni '50.
     
  15. basty

    basty Membro Storico

    Proprietario di Casa
    Idem: case dove non era previsto alcun provvedimento anti dispersione, sia verso l'esterno che mutuo fra appartamenti confinanti. Se il vicino oggi resta disabitato con valvole chiuse, tua sorella si troverà a fornire riscaldamento anche alle stanze adiacenti e vedrà schizzare il suo consumo addebitato.

    E' una delle tante anomalie dell'attuale dettato di legge: non contempla alcun provvedimento preventivo, di modo che lo sfortunato di turno si troverà sempre in minoranza
     

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