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  1. Elisabetta48

    Elisabetta48 Membro Senior

    Scusate se sposto un momento la discussione, ma tutto questo ragionar di numeri e di buone prassi ormai mi scatena dei raptus pericolosi. Ho da poco affittato un appartamento costruito nel 1980, con serramenti ottimi e vetri doppi. Il riscaldamento è centralizzato e ogni appartamento ha il suo contatore sul pianerottolo. Nell'appartamento ci sono quindi solo i fornelli a gas (con tutti i dispositivi di sicurezza del caso...) in cucina e in un locale adiacente alla cucina c'è il contatore. Beh: per riuscire ad avere l'allaccio abbiamo dovuto fare due fori, uno in cucina e uno nello stanzino. Con le temperature esterne già sottozero di questi giorni, entra un'aria fredda da fare venire i crampi alle gambe anche a un robot. Ha senso fare i cappotti e mettere serramenti perfetti quando ci obbligano poi a ridurre le pareti a colabrodo?
     
  2. Luigi Criscuolo

    Luigi Criscuolo Membro Storico

    Proprietario di Casa
    dovevi postare questo intervento nell'altra discussione dove si parlava di arieggiamento delle cucine con fornelli a gas. Comunque mi auguro che i fori che hai fatto siano protetti da delle grate e che le lame che costituiscono la grata siano state posizionate in modo da fa uscire aria dai locali, cioè con le lame orientate dal basso verso l'alto.
     
  3. Dimaraz

    Dimaraz Membro Senior

    Proprietario di Casa
    Mi permetto di "bacchettare" le 2 considerazioni fuori luogo:
    -nessun "furto" di calore attribuibile a chi stà sopra neppure nel senso "volgare" del termine.
    Nemmeno la nuova norma sulla termoregolazione cita il "furto" e sarebbe impensabile che si imponga di coibentare il proprio pavimento. Se c'è qualcuno che vuole evitare di "cedere" calore ai confinanti si arrangi provvedendo a coibentare il proprio lato.
     
  4. Dimaraz

    Dimaraz Membro Senior

    Proprietario di Casa
    Magari un link agevola...intendevi questo?

    Scaldacqua gpl dentro veranda in balcone condominiale
     
  5. Luigi Criscuolo

    Luigi Criscuolo Membro Storico

    Proprietario di Casa
    ritornando all'argomento; ho capito che non è corretto dividere per i millesimi dei condòmini rimasti allacciati il costo dell'importo speso per il riscaldamento e che bisogna vedere i mc registrati durante la gestione.
    E' emerso che mc consumati sono in funzione del volume rimasto da riscaldare, del potere calorifico del metano immesso nella rete ma anche in funzione delle temperature esterne e sopratutto dei giorni di funzionamento del riscaldamento. Quindi bisognerebbe trovare dei coefficienti, purtroppo empirici, per rendere omogenei tra loro i mc consumati nelle varie gestioni. Poi questi mc vanno moltiplicati per il costo a mc pagato nei vari anni presi per la comparazione, costo a mc attualizzato Istat rispetto all' anno più recente considerato. Dopo di che i costi risultanti potranno essere paragonati tra loro e si potrà appurare se il distacco ha comportato il, ormai famigerato, "aggravio di spesa".
    Comenque c'è ancora una sentenza sulle liti del distacco
    http://www.altalex.com/documents/ne...sazione-precisa-le-condizioni-per-il-distacco
    riporto solo questo pezzo:
    Assume particolare rilievo il fatto che la Suprema Corte l’aggettivo qualificativo “notevoli” debba essere riferito solo agli “squilibri” nel funzionamento dell’impianto, per cui il condominio sarà tenuto a sopportare quegli squilibri che non siano “notevoli”, mentre “gli aggravi di spesa” prescindono dalla loro consistenza.
     
  6. Dimaraz

    Dimaraz Membro Senior

    Proprietario di Casa
    Di sentenze ce ne sono a iosa (anche se meno note di quelle si Cassazione).

    Più che il passaggio sottolineato (fin troppo ovvio visto che ripete il testo di legge) sono importanti alcune disquisizioni successive.

    Più tardi le evidenzio.
     
  7. Elisabetta48

    Elisabetta48 Membro Senior

    Scusate, non mi ci ero imbattuta
     
  8. basty

    basty Membro Senior

    Proprietario di Casa
    Certo che se per capire una legge dobbiamo affidarci alla analisi logica del periodo fatta dalla Cassazione, ci costerebbe meno lasciarla fare da un umile professore della prima media.

    Poi limitandoci alla logica e non alla analisi del testo, insisterei nel ripetere che il significato di aggravio di spesa non possa riferirsi alla spesa effettiva, ma al consumo effettivo. L'aggravio è tale solo se il consumo cresce, non se il prezzo del combustibile cresce
     
  9. Luigi Criscuolo

    Luigi Criscuolo Membro Storico

    Proprietario di Casa
    Sembra che siamo approdati che l'aggravio di spesa c'è se non diminuisce il consumo di carburante.
    Certo che se prima del distacco si consumavano 300 mc e poi dopo il distacco se ne consumano 299 il condomino è a posto. Tuttavia a me pare una presa per il "fundus o-C-U-L-are" sopratutto se il distaccante aveva una quota millesimale di 154,16 mm che sono il 15,4 % del contributo.
     
  10. Dimaraz

    Dimaraz Membro Senior

    Proprietario di Casa
    Non è vero.
    È altrettanto ovvio che l'aggravio non lo misuri sul totale complessivo ma sulla quota ripartita.
    Altrimenti hai voglia che si verifichi un aumento.
    Mal che vada si avrebbe lo stesso consumo ma ripartendo fra meno allacciati il costo aumenta.

    Il tuo "caso" resta particolare per i motivi spiegati.
     
  11. Luigi Criscuolo

    Luigi Criscuolo Membro Storico

    Proprietario di Casa
    mi sono arenato come una balenottera spiaggiata.
    Visto che la ripartizione viene fatta sulla base della tabella millesimale del riscaldamento, vuoi dire, usando il caso ipotizzato:
    a) gestione ante distacco 300 mc : 1000/1000 = 0,300 mc a millesimo x 57,25 (millesimi del condomino Tizio) = 17,175 mc
    b) gestione post distacco 299 mc: 844,54 (m/m post distacco) = 0,354 a millesimo x 57,25 (millesimi del condomino Tizio) = 20,27 mc quindi sarebbe verificato l'aggravio di spesa.
    In sostanza se prima si consumavano 300 mc, dopo bisogna consumarne non più di (0,300 x 844,54) = 254 (ma diciamo anche 260) mc altrimenti c'è "aggravio di spesa".
    Questo è valido se i giorni di erogazione del servizio sono gli stessi: già se uno degli anni è bisestile bisogna tenere conto del giorno in più o in meno; se poi come nel caso in questione il riscaldamento è partito con 18 giorni di ritardo ci sono 18 giorni in cui si è consumato zero o comunque il servizio si è erogato per 148 giorni su 166.
    Quindi bisognerebbe introdurre il consumo per giorno di erogazione del riscaldamento.
    certo che il legislatore anziché cavarsela con un generico "aggravio di spesa", che può dar adito a diverse interpretazioni, poteva usare "aggravio di consumi ripartiti sulla quota millesimale ( o sulla quota dei mc da riscaldare) dei rimasti allacciati".
     
    A basty piace questo elemento.

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