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C.S.

Nuovo Iscritto
Conduttore
Buongiorno

Vorrei sottoporre questa situazione.

Dato che io sono uno dei tre legittimati eredi di cui io per la quota parte sono diventato appunto erede della villa dove io fin dalla età di 13 anni ho sempre vissuto (e ho anche contribuito alla spese pagando la mia quota parte che mi veniva richiesta dai miei genitori) e poi per varie alterne vicende famigliari che qui non sto a dettagliare, i miei mi hanno portato a “dover” cambiare (qualche anno fa) la mia residenza in un altro indirizzo e appartamento, mia madre che era sposata con il mio defunto padre in regime di separazione di beni e che dovrebbe vantare come moglie per questa sopracitata villa il “diritto di abitazione”, qualche mese fà di sua spontanea volontà inspiegabilmente e senza alcun preavviso ha deciso di cambiare tutte le serrature di tale Villa, inibendo in tale modo le possibilità di accesso alla Villa di cui io come gli altri legittimati eredi siamo per la quota parte sono anche proprietari. Vi sembra una cosa ammissibile / possibile e che mia madre può fare? Io ora come gli altri non posso più entrare / accedere in tale casa (questa villa) di cui io sono appunto anche divenuto in parte proprietario e di cui appunto per gli obblighi che mi competono devo anche pagare tasse, IMU, etc…?

C’è qualcuno che per favore mi sà dire come mi devo comportare?

Mia Madre ha diritto di fare ciò e io posso ho diritto a farmi dare le “nuove” chiavi?
Grazie

P.S.: Ci sono degli articoli di legge dove fare riferimento?
 

Franci63

Membro Senior
Proprietario Casa
Mia Madre ha diritto di fare ciò e io posso ho diritto a farmi dare le “nuove” chiavi?
Se tua madre ha il diritto di abitazione, è libera di cambiare le chiavi e di non fare entrare nessuno, se non chi vuole lei.
L’IMU non dovrai pagarla, perché sei “solo” nudo proprietario pro-quota.

Mi spiace , ma è così, almeno in Italia.
A Gnu iork , non saprei...
 

Gianco

Membro Storico
Professionista
mia madre che era sposata con il mio defunto padre in regime di separazione di beni e che dovrebbe vantare come moglie per questa sopracitata villa il “diritto di abitazione”
Se tua madre era sposata con tuo padre ed erano in regime di separazione dei beni, ha diritto ad 1/3 dell'eredità del marito ed il resto ai loro figli. Inoltre se avesse acquistato anche lei una quota dell'abitazione, le spetterebbe quella e 1/3 derivante dalla successione legittima.
Per il resto concordo con @Franci63.
 

C.S.

Nuovo Iscritto
Conduttore
Se tua madre ha il diritto di abitazione, è libera di cambiare le chiavi e di non fare entrare nessuno, se non chi vuole lei.
L’IMU non dovrai pagarla, perché sei “solo” nudo proprietario pro-quota.

Mi spiace , ma è così, almeno in Italia.
A Gnu iork , non saprei...
Salve grazie ma una domanda, ma....

nella fattispecie io non sono mica un compropietario?

E quindi in quanto tale:

"Il comproprietario ha diritto ad avere le chiavi dell’immobile per poterne avere la sua disponibilità. In ipotesi di spoglio, che si verifica con il cambio della serratura e mancata consegna delle chiavi di accesso dell’abitazione, il comproprietario può rivolgersi all’Autorità Giudiziaria per ottenerne coattivamente la consegna."


e...
Per la tutela per chi è stato spossessato:
Chi ha subito lo spoglio del possesso dell’immobile (l’inquilino, il comodatario, il marito o la moglie), da parte del titolare che abbia cambiato le chiavi della serratura può agire con la cosiddetta azione di reintegrazione, volta ad ottenere la restituzione delle chiavi oppure la copia delle nuove chiavi. Si può esercitare solo se lo spoglio sia stato attuato con violenza o clandestinità (non è necessaria una violenza fisica).

MOLTO IMPORTANTE:

Recita a riguardo il codice civile che [3] “chi è stato violentemente od occultamente spogliato del possesso, può, entro l’anno dal sofferto spoglio, chiedere contro l’autore di esso la reintegrazione del possesso medesimo”.


Se non sussistono gli estremi dell’azione di reintegrazione si può agire con l’azione di manutenzione [4] (è il caso del convivente). In tal caso si esercita l’azione quando lo spoglio sia avvenuto in modo non violento o clandestino: è il caso in cui il proprietario abbia esplicitamente comunicato al possessore dell’immobile la sua intenzione di cambiare le chiavi. Qui, a differenza dello spoglio, si agisce non perché vi sia stata una totale privazione del godimento del bene, ma una semplice turbativa dell’esercizio del possesso.

e....in qualche modo...

Art. 1102 (Uso della cosa comune).
Ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto. A tal fine può apportare a proprie spese le modificazioni necessarie per il miglior godimento della cosa. Il partecipante non può estendere il suo diritto sulla cosa comune in danno degli altri partecipanti, se non compie atti idonei a mutare il titolo del suo possesso.
 

Luigi Criscuolo

Membro Storico
Proprietario Casa
mia madre che era sposata con il mio defunto padre in regime di separazione di beni e che dovrebbe vantare come moglie per questa sopracitata villa il “diritto di abitazione”
il coniuge superstite, sia maschio che femmina, ha il diritto di abitazione della casa coniugale e di uso del mobilio in essa contenuto, oltre che alla parte di proprietà garantitagli dal codice civile conformemente al tipo di successione (testamentaria o legittima).
Ora se la casa coniugale è una villa di 3 piani con 23 stanze e 20 bagni, non è che il diritto d'uso si applica a tutta la villa perché questa ha delle dimensioni che probabilmente può essere frazionata rispettando le quote ereditarie l'asciando al coniuge superstite una porzione di villa tale da rispondere ai fabbisogni del coniuge superstite commisurati alla stile di vita avuti in costanza di matrimonio.
 

Pierluigi49

Membro Attivo
Proprietario Casa
Buongiorno

Vorrei sottoporre questa situazione.

Dato che io sono uno dei tre legittimati eredi di cui io per la quota parte sono diventato appunto erede della villa dove io fin dalla età di 13 anni ho sempre vissuto (e ho anche contribuito alla spese pagando la mia quota parte che mi veniva richiesta dai miei genitori) e poi per varie alterne vicende famigliari che qui non sto a dettagliare, i miei mi hanno portato a “dover” cambiare (qualche anno fa) la mia residenza in un altro indirizzo e appartamento, mia madre che era sposata con il mio defunto padre in regime di separazione di beni e che dovrebbe vantare come moglie per questa sopracitata villa il “diritto di abitazione”, qualche mese fà di sua spontanea volontà inspiegabilmente e senza alcun preavviso ha deciso di cambiare tutte le serrature di tale Villa, inibendo in tale modo le possibilità di accesso alla Villa di cui io come gli altri legittimati eredi siamo per la quota parte sono anche proprietari. Vi sembra una cosa ammissibile / possibile e che mia madre può fare? Io ora come gli altri non posso più entrare / accedere in tale casa (questa villa) di cui io sono appunto anche divenuto in parte proprietario e di cui appunto per gli obblighi che mi competono devo anche pagare tasse, IMU, etc…?

C’è qualcuno che per favore mi sà dire come mi devo comportare?

Mia Madre ha diritto di fare ciò e io posso ho diritto a farmi dare le “nuove” chiavi?
Grazie

P.S.: Ci sono degli articoli di legge dove fare riferimento?
Per quanto riguarda le serrature delle porte può fare quello che vuole e far entrare solo chi vuole lei. Questo diritto è anche di inquilini affittuari. Il padrone chi casa può entrare solo dietro consenso. Ogni altra azione è sanzionabile penalmente. Per il resto non sò.
 

griz

Membro Storico
Professionista
Ora se la casa coniugale è una villa di 3 piani con 23 stanze e 20 bagni, non è che il diritto d'uso si applica a tutta la villa perché questa ha delle dimensioni che probabilmente può essere frazionata rispettando le quote ereditarie l'asciando al coniuge superstite una porzione di villa tale da rispondere ai fabbisogni del coniuge superstite commisurati alla stile di vita avuti in costanza di matrimonio.
può essere una buona interpretazione ma sulla quale si può discutere: non mi risulta che giuridicamente si può decidere che l'abitazione occupata fino alla morte del coniuge, sulla quale si esprime il diritto di abitazione, si possa limitare nell'entità da un certo punto in poi, credo che se il coniuge superstite non vorrà, non se ne potrà fare nulla se non avviando un procedimento giudiziario
 

Fift@

Membro Attivo
Professionista
Buongiorno

Vorrei sottoporre questa situazione.

Dato che io sono uno dei tre legittimati eredi di cui io per la quota parte sono diventato appunto erede della villa dove io fin dalla età di 13 anni ho sempre vissuto (e ho anche contribuito alla spese pagando la mia quota parte che mi veniva richiesta dai miei genitori) e poi per varie alterne vicende famigliari che qui non sto a dettagliare, i miei mi hanno portato a “dover” cambiare (qualche anno fa) la mia residenza in un altro indirizzo e appartamento, mia madre che era sposata con il mio defunto padre in regime di separazione di beni e che dovrebbe vantare come moglie per questa sopracitata villa il “diritto di abitazione”, qualche mese fà di sua spontanea volontà inspiegabilmente e senza alcun preavviso ha deciso di cambiare tutte le serrature di tale Villa, inibendo in tale modo le possibilità di accesso alla Villa di cui io come gli altri legittimati eredi siamo per la quota parte sono anche proprietari. Vi sembra una cosa ammissibile / possibile e che mia madre può fare? Io ora come gli altri non posso più entrare / accedere in tale casa (questa villa) di cui io sono appunto anche divenuto in parte proprietario e di cui appunto per gli obblighi che mi competono devo anche pagare tasse, IMU, etc…?

C’è qualcuno che per favore mi sà dire come mi devo comportare?

Mia Madre ha diritto di fare ciò e io posso ho diritto a farmi dare le “nuove” chiavi?
Grazie

P.S.: Ci sono degli articoli di legge dove fare riferimento?
Questo è un bel cetriolo
 

Luigi Criscuolo

Membro Storico
Proprietario Casa
che l'abitazione occupata fino alla morte del coniuge, sulla quale si esprime il diritto di abitazione, si possa limitare nell'entità da un certo punto in poi,
vedi quello che ho scritto non è una mia interpretazione ma è una sentenza che al momento non sono riuscito a ritrovare. In pratica si trattava di una lite di una coniuge superstite di seconde nozze e le pretese dei figli di primo letto. Essendo l'edificio unico bene caduto in successione, i figli hanno ottenuto la divisione ereditaria dell'immobile mediante frazionamento dello stesso ed alla vedova è andata tutta di una porzione della super villa (1/3).
 

griz

Membro Storico
Professionista
vedi quello che ho scritto non è una mia interpretazione ma è una sentenza che al momento non sono riuscito a ritrovare. In pratica si trattava di una lite di una coniuge superstite di seconde nozze e le pretese dei figli di primo letto. Essendo l'edificio unico bene caduto in successione, i figli hanno ottenuto la divisione ereditaria dell'immobile mediante frazionamento dello stesso ed alla vedova è andata tutta di una porzione della super villa (1/3).
vale comunque quanto ho scritto: la questione può essere solo oggetto di una sentenza
 

Franci63

Membro Senior
Proprietario Casa
vedi quello che ho scritto non è una mia interpretazione ma è una sentenza che al momento non sono riuscito a ritrovare. In pratica si trattava di una lite di una coniuge superstite di seconde nozze e le pretese dei figli di primo letto. Essendo l'edificio unico bene caduto in successione, i figli hanno ottenuto la divisione ereditaria dell'immobile mediante frazionamento dello stesso ed alla vedova è andata tutta di una porzione della super villa (1/3).
La sentenza l'ho letta anch'io, ma riguardava un immobile che era già diviso in due ( forse addirittura tre) unità immobiliari, quindi, giustamente il diritto di abitazione era già in partenza limitato al solo immobile dove effettivamente la famiglia viveva, e la vedova non è stata in grado di dimostrare che veniva usata tutta intera dalla famiglia.

Viceversa, se anche fosse una villa di 500 mq accatastata come unica unità, il diritto di abitazione è su tutta la villa.
 

griz

Membro Storico
Professionista
La sentenza l'ho letta anch'io, ma riguardava un immobile che era già diviso in due ( forse addirittura tre) unità immobiliari, quindi, giustamente il diritto di abitazione era già in partenza limitato al solo immobile dove effettivamente la famiglia viveva, e la vedova non è stata in grado di dimostrare che veniva usata tutta intera dalla famiglia.
questo evidenzia ancora di più le difficoltà, non è escluso però che il tribunale possa scendere nel merito di un'occupazione completa di un edificio, oggettivamente grande, da parte di una sola persona a discapito degli altri proprietari. Sarebbe una strada un po' in salita ma percorribile, sopratutto da valutare se arriverebbe prima la sentenza o l'ulteriore successione
 

Gianco

Membro Storico
Professionista
La legge parla solo di diritto di abitazione sulla casa coniugale e non pone limiti di superficie o numero di vani. Evidentemente deve essere una unità immobiliare, perché solo una può essere l'abitazione dove si risiede. La disponibilità di altre non vuol dire che siano abitazioni della coppia, al limite potrebbero essere a loro disposizione.
 

griz

Membro Storico
Professionista
da quanto ho capito si tratta di una casa molto grande censita come una sola unità
 

Luigi Criscuolo

Membro Storico
Proprietario Casa
il diritto di abitazione dell casa coniugale non impedisce lo scioglimento della comunione della proprietà della casa medesima. Lo so che nella stragrande maggioranza dei casi è una porkata nei confronti del coniuge superstite, ma se è possibile venderla con il peso del diritto di abitazione a maggior ragione, se la casa è smisuratamente grande, può essere frazionata.
 

Gianco

Membro Storico
Professionista
il diritto di abitazione dell casa coniugale non impedisce lo scioglimento della comunione della proprietà della casa medesima. Lo so che nella stragrande maggioranza dei casi è una porkata nei confronti del coniuge superstite, ma se è possibile venderla con il peso del diritto di abitazione a maggior ragione, se la casa è smisuratamente grande, può essere frazionata.
Si può solo se chi ha il diritto di abitazione per legge si dichiara disponibile a rinunciare ad un suo diritto pervenutole per legge.
 

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