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casabella2017

Nuovo Iscritto
Proprietario Casa
Buongiorno a tutti.
Sono davanti ad un dilemma e non so come procedere.
Ho acquistato un appartamento da pochi mesi e ha la taverna dove è installata una stufa a pellet.
Il vecchio proprietario mi ha detto che tutto era a norma, anche in forma scritta.
L'altro giorno ho chiamato il tecnico/spazzacamino affinchè la pulisca e la prepari per l'inverno e mi ha detto che l'installazione non è a norma e che non poteva quindi fare nulla.
In particolare:
- manca presa d'aria esterna
- il camino deve arrivare al tetto, cosa che ora non avviene in quanto arriva solo al livello del piano terra
- gli angoli del camino sono a 90 gradi e ora la legge prevede 45 gradi massimo.
- manca certificato conformità dell'impianto.

Ho contattato il vecchio proprietario che mi ha detto che lui l'aveva già trovata così montata da quello precedente ancora...installata nel 2008; inoltre ha detto che tutti gli altri inquilini che hanno la taverna hanno fatto montare la caldaia allo stesso modo.

Ora io vorrei che sia tutto in regola, ma chi deve pagare? il proprietario originale o la ditta installatrice?
io non voglio spendere per delle irregolarità pregresse di altri.
Non voglio neppure inimicarmi gli altri condomini perchè io metto in regola e loro credo non abbiamo voglia di spendere e questo ovviamente porta al fatto che non posso chiedere che si faccia un lavoro a livello condominiale...

ho già sentito via mail l'amministratore chiedendo se devo avere l'autorizzazione del condomino per mettere il camino ma non ho ancora avuto risposta...

Grazie
 

Franci63

Membro Assiduo
Proprietario Casa
Temo che dovrai sostenere tu i costi di messa a norma,se sarà possibile.
La ditta installatrice non c’entra più nulla ,se l’ultimo intervento risale al 2008.
Per il venditore,bisognerebbe leggere cosa di preciso ti ha garantito,ma se non vuole pagare l’unica è fargli causa,e spenderesti di più.

Tu chiami taverna un locale che non ha il riscaldamento (pare evidente,essendoci necessità di stufa );ma “taverna” è una definizione colloquiale,non tecnica.
Sei certo che la taverna sia abitabile,e che non sia una cantina riconvertita?
Il fatto che tutti la usino come taverna non è indicativo.
 

moralista

Membro Senior
Professionista
Oppure non sia un locale caldaia già predisposto dal costruttore, ci sono le certificazioni energitiche allegate al compromesso e/o all'atto di acquisto?
 

Dimaraz

Membro Storico
Proprietario Casa
Per il venditore,bisognerebbe leggere cosa di preciso ti ha garantito,ma se non vuole pagare l’unica è fargli causa,e spenderesti di più.
E su quali basi si potrebbe iniziare una battaglia legale?
Fosse un venditore "professionista" (costruttore) potresti avanzare pretese di costruzione a norme attuali...ma se acquisti un "prodotto" di quasi 10 anni fà non si può "pretendere" che sia conforme alle norme più recenti.
Il proprietario si è preso un rischio ma non ha certmente "certificato" la rispondenza agli ultimi "dettami" di Legge.

L'altro giorno ho chiamato il tecnico/spazzacamino affinchè la pulisca e la prepari per l'inverno e mi ha detto che l'installazione non è a norma
Uno "spaqzzacamino" non è persona "adatta" a dirti se il tuo impianto sia o meno a norma...specie se "ragiona" con la normativa attuale.
 

Franci63

Membro Assiduo
Proprietario Casa
e su quali basi si potrebbe iniziare una battaglia legale?
Mai suggerito quella via,anzi,ho esordito dicendo che secondo me @casabella2017 deve pagarsi da solo la messa a norma ,ammesso che sia possibile mettere a norma,e che comunque una causa sarebbe antieconomica,anche ove avesse qualche fondamento.

Chiarisco, visto che, se non sono stata capita, forse non mi sono spiegata sufficientemente bene.
Stando a quanto riportato, il venditore ha messo per iscritto che la stufa era a norma.
Solo dopo aver letto con attenzione in che termini si è espresso , si può capire se il venditore ha qualche responsabilità in merito.
Se ha responsabilità (e attribuire qualche qualità inesistente a un bene oggetto di compravendita per me configura una certa responsabilità,poiché induce in errore sul prezzo ), si può tentare di chiedergli conto della spesa.
L’ovvia conclusione è:
verificato se il venditore ha promesso qualità inesistenti,si tente di recuperare qualcosa, con le buone o al massimo con due righe di sollecito.
Se non ci si riesce non vale comunque la pena fare causa ,per l’antieconomicità della scelta.
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Domanda:
Il proprietario si è preso un rischio ma non ha certmente "certificato" la rispondenza agli ultimi "dettami" di Legge.
Convieni che, senza leggere cosa è stato scritto, siamo nel campo delle ipotesi?
Che se dovesse aver “certificato” l’incertificabile ha preso una cantonata che qualche seccatura gli può provocare? E che è meglio scrivere solo dopo avere pensato bene cosa si scrive, anche per questioni quasi innocue ?
 

Dimaraz

Membro Storico
Proprietario Casa
Convengo che la lettura di quanto scritto potrebbe (condizionale) aggiungere elementi ...ma sul solo descritto non vedo appigli da contestare (la lettera di un legale sarebbe comunque denaro al vento) visto che sulle testuali parole "tutto era a norma" si taglia la testa al toro.

Comunque ora comprendo il "taglio leggero" del tentativo che proponevi.

Ps.
Ribadisco perplessità a che un "semplice" spazzacamino abbia a sindacare sulla regolarità di un impianto.
Non gli compete e nemmeno mi risulta che possa svolgere la sua mansione solo su "scarichi in regola".
Approfondirò.
 
Ultima modifica:

magia2002

Membro Attivo
Proprietario Casa
@casabella2017 innanzitutto verifica se la taverna ha destinazione d'uso abitabile .Se non dovesse essere abitabile sistema le cose senza creare problemi al condominio eccetera perche' stai commettendo un abuso e teoricamente una cantina-garage ecc. non necessitano di riscaldamento .
 

casabella2017

Nuovo Iscritto
Proprietario Casa
Temo che dovrai sostenere tu i costi di messa a norma,se sarà possibile.
La ditta installatrice non c’entra più nulla ,se l’ultimo intervento risale al 2008.
Per il venditore,bisognerebbe leggere cosa di preciso ti ha garantito,ma se non vuole pagare l’unica è fargli causa,e spenderesti di più.

Tu chiami taverna un locale che non ha il riscaldamento (pare evidente,essendoci necessità di stufa );ma “taverna” è una definizione colloquiale,non tecnica.
Sei certo che la taverna sia abitabile,e che non sia una cantina riconvertita?
Il fatto che tutti la usino come taverna non è indicativo.
Buongiorno e grazie.
L'appartamento ha al piano interrato la centrale termica con lavanderia e uno spazio che catastalmente è una cantina ma in realtà anche il notaio, ma per sicurezza verificherò, la identifica nel contratto come taverna. La cantina vera e propria non è collegata all'appartamento e si accede utilizzando le scale condominiali
 

casabella2017

Nuovo Iscritto
Proprietario Casa
...ma se acquisti un "prodotto" di quasi 10 anni fà non si può "pretendere" che sia conforme alle norme più recenti.
Il proprietario si è preso un rischio ma non ha certmente "certificato" la rispondenza agli ultimi "dettami" di Legge.
il problema è che non era conforme neppure alle leggi di 3 anni prima della costruzione e installazione: presa d'aria esterna e camino che deve andare fino al tetto...

Uno "spaqzzacamino" non è persona "adatta" a dirti se il tuo impianto sia o meno a norma...specie se "ragiona" con la normativa attuale.
ok, sentirò un'altro tecnico
Grazie
 

casabella2017

Nuovo Iscritto
Proprietario Casa
Stando a quanto riportato, il venditore ha messo per iscritto che la stufa era a norma.
Solo dopo aver letto con attenzione in che termini si è espresso , si può capire se il venditore ha qualche responsabilità in merito.
Se ha responsabilità (e attribuire qualche qualità inesistente a un bene oggetto di compravendita per me configura una certa responsabilità,poiché induce in errore sul prezzo ), si può tentare di chiedergli conto della spesa.
L’ovvia conclusione è:
verificato se il venditore ha promesso qualità inesistenti,si tente di recuperare qualcosa, con le buone o al massimo con due righe di sollecito.
Se non ci si riesce non vale comunque la pena fare causa ,per l’antieconomicità della scelta.
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Il venditore ha scritto che tutti gli impianti sono a norma e conformi alle leggi, senza specificare ogni singolo impianto.

in ogni caso gli ho telefonato e ha detto che era già li la stufa, montata dal precedente proprietario, due anni prima che acquistasse lui e che dava per scontato che fosse a norma...
 

Franci63

Membro Assiduo
Proprietario Casa
Buongiorno e grazie.
L'appartamento ha al piano interrato la centrale termica con lavanderia e uno spazio che catastalmente è una cantina ma in realtà anche il notaio, ma per sicurezza verificherò, la identifica nel contratto come taverna. La cantina vera e propria non è collegata all'appartamento e si accede utilizzando le scale condominiali
Tendo ad escludere che il notaio chiami taverna una cantina,poiché taverna è un termine che catastalmente non esiste.
Sarà una cantina,usata “impropriamente” come locale abitabile.
Approfondisco, ma per dimensioni e altezza non la definirei cantina ;)
Quello che conta non sono le dimensioni,ma la definizione catastale .
 

magia2002

Membro Attivo
Proprietario Casa
@Franci63 non e' la definizione catastale che ti permette di utilizzare un ambiente correttamente . Il catasto accetta quasi tutto .E' il certificato di agibilita' che' rilascia l'ufficio tecnico del comune che definisce la destinazione d'uso .
Se non e' abitabile non insisterei perche' e' un attimo che arriva una segnalazione ai vigili urbani che vengono a verificare se lo scantinato e' adibito a cantina - sgombero- garage oppure a soggiorno rustico . Se non riesci a riscaldarti l'ambiente con la stufa a pellett ti conviene installare una pompa di calore . Stesso discorso per la cucina - non utilizzare fornelli a gas ma bensi' una piastra ad induzione . Sotto terra ci sono un sacco di restrizioni dovuti ad areazione- pericolo di accumulo gas e rischio d'esplosione ecc ecc.
 

Franci63

Membro Assiduo
Proprietario Casa
@Franci63 non e' la definizione catastale che ti permette di utilizzare un ambiente correttamente . Il catasto accetta quasi tutto .E' il certificato di agibilita' che' rilascia l'ufficio tecnico del comune che definisce la destinazione d'uso .
Hai ragione, era una considerazione legata al post di @casabella2017 ,secondo il quale il locale “per dimensioni e altezza” non è una cantina.
Certo “taverna” non è una destinazione d’uso “ufficiale”,intendevo quello.
Peraltro uno poi usa i suoi locali come crede (giusto o sbagliato che sia) anche se il certificato di agibilità indica una cosa diversa.
 

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